Trasferirsi all’estero: per i conti con il Fisco è decisiva la residenza

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Trasferirsi all’estero: per i conti con il Fisco è decisiva la residenza

di Antonio Longo, Flavio Paccagnella e Fabio Venanzi

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(© Zoonar/Welling)

Ci vuole poco (più o meno) a trasferirsi all'estero, ma non per il Fisco, anche perché le regole per individuare la residenza fiscale sono chiare e delineano un perimetro preciso. Sono considerate fiscalmente residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d'imposta sono iscritte nel registro dell'anagrafe della popolazione residente o hanno in Italia la sede principale dei propri affari e interessi (domicilio) o la dimora abituale (residenza).

Chi si trasferisce all'estero dovrà subito richiedere la cancellazione dall'anagrafe della popolazione residente, con contestuale iscrizione all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire). Proprio dall'individuazione della residenza fiscale derivano conseguenze sostanziali: chi risiede in Italia è tassato in Italia su tutti i redditi ovunque prodotti.

Mentre i non residenti sono soggetti ad imposizione italiana limitatamente ai redditi prodotti nel nostro Paese. E' il caso di essere attenti anche alla procedura per iscriversi all'Aire, il meccanismo di redditi e imposizioni, i casi di successioni e donazioni e gli incentivi per chi decide di rientrare in Italia. Infine, va considerato l'aspetto previdenziale: la contribuzione è valida in Italia per chi lavora in Europa. Sul calcolo dell'assegno incidono gli anni lavorati nella Penisola, rispetto a quelli complessivamente versati e utili.

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