Green economy

Trasformarsi in una digital company sostenibile: l'apripista Poggipolini spa

È uno dei primi dieci player al mondo nel segmento della forgiatura a caldo di viteria hi-tech, alle spalle di colossi americani e francesi del settore con fatturati oltre i 2 miliardi di euro

di Anna Marino

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È uno dei primi dieci player al mondo nel segmento della forgiatura a caldo di viteria hi-tech, alle spalle di colossi americani e francesi del settore con fatturati oltre i 2 miliardi di euro


3' di lettura

Sono le storie delle persone e delle imprese apripista che rendono possibile la sostenibilità. E che mettono in pratica l'economia circolare che porta allo sviluppo sostenibile. L'attenzione si sposta sul riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti, grazie alla collaborazione tra persone e territori, e abbiamo capito quanto questo sia importante in ogni emergenza economica ambientale o sanitaria perché siamo strettamente interconnessi.

In tutti i settori, dal food alla meccatronica, alla formazione al turismo, alle costruzioni nascono idee sostenibili che trasformano le PMI in digital company e il loro business in Digital grazie a un nuovo prodotto o servizio, o un'estensione di un prodotto o servizio esistente, reso possibile grazie alle tecnologie digitali: Mobile, Cloud, IoT, Social.

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E questo è il percorso dell'apripista bolognese Poggipolini Spa, nata nel 1950 a San Lazzaro di Savena con il nonno Calisto, e, dopo il passaggio di testimone al figlio Stefano, arrivata al nipote Michele, presidente dell'azienda di famiglia.

Il vecchio reparto produzione

Il nuovo stabilimento

Dalle piste di Formula 1 ai cieli, con viti e componenti su misura in titanio e leghe speciali d'acciaio per elicotteri e supercar che hanno trasformato una piccola officina meccanica bolognese in una PMI che conta oggi 85 dipendenti tra ingegneri, meccanici, amministrativi ed operatori altamente qualificati, ed è uno dei primi dieci player al mondo nel segmento della forgiatura a caldo di viteria hi-tech, alle spalle di colossi americani e francesi del settore con fatturati oltre i 2 miliardi di euro.

Per mettersi in marcia sulla strada della sostenibilità, secondo Michele Poggipolini, bisogna però prendere la rincorsa da lontano: “Abbiamo lavorato negli ultimi quattro anni su nuovi processi di produzione, legati al nostro prodotto core, ovvero viti speciali in titanio che forniamo sia all'industria aeronautica sia all'industria dell'automotive. Processi brevettati e interni con cui abbiamo spinto moltissimo la digitalizzazione con obiettivi di sostenibilità. Per fare un confronto, all'interno del nostro nuovo stabilimento l'abbattimento della C02 emessa per ogni prodotto, per ogni vite che andiamo a produrre è di circa il 30% inferiore al plant storico”.

Tutto gira intorno quindi alla “vite sostenibile” grazie alle nuove tecnologie, ma la svolta è nata come spesso accade da una crisi che si è trasformata in un rilancio del business e degli investimenti come spiega Michele Poggipolini: “Nel 2010 la nostra azienda è stata colpita gravemente da una crisi del settore, fino ad allora lavoravamo per il 90% per la Formula 1. Abbiamo da sempre sviluppato progettato e prodotto sistemi di fissaggio, come viti e parti meccaniche di precisione, per questo settore ma sono cambiati i regolamenti e abbiamo perso oltre il 50% del fatturato in pochi mesi. Da qui siamo ripartiti trasferendo la nostra tecnologia, il nostro know how e l'applicazione delle nostre viti al settore aeronautico e a quello automotive e hypercar. Negli ultimi dieci anni Poggipolini ha investito circa 20 milioni di euro a 360 gradi”.

Da subito il focus è stato su sistemi di ingegneria, con investimenti mirati sui cosiddetti CAD/CAM che prevedono l'l'impiego congiunto e integrato di sistemi software per la progettazione assistita da computer (Computer-Aided Design, CAD ndr) e fabbricazione assistita dal computer (Computer-Aided Manufacturing, CAM ndr). Così facendo nel 2019 sono cresciuti rispetto al 2018 oltre il 35%, raddoppiando il fatturato in 3 anni e il modello di business ora è diventato digitale e sostenibile.

Ma Poggipolini non si ferma qui: “La sfida per il 2020 è di avviare un progetto strutturale per un digital twin (un gemello digitale, replica virtuale informatica di una risorsa fisica ndr), digitalizzare tutti i processi creati negli ultimi anni per guidare lo sviluppo futuro”.

La crescita sostenibile si basa però sul territorio per fare rete, come sottolinea Michele Poggipolini: “Il network è fondamentale per essere più veloci, l'Università in primis, abbiamo collaborazione storiche con quella di Bologna ma anche le collaborazioni con le start up. Birex (Big Data Innovation & Research EXcellence) è un Competence Centre per l'Industria 4.0 che è nato l'anno scorso, è un consorzio che mette insieme pubblico e privato a guida industriale ed è molto importante per noi oggi: in rete riusciamo a collaborare e a fare progetti di sostenibilità, insieme ad aziende molto diverse da noi, dal settore packaging al settore industriale, e l'integrazione trasversale tra filiere diverse è davvero un valore aggiunto”.

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