ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa distribuzione delle merci

Trasporti e logistica nella morsa della burocrazia e delle tasse

Allarme di Conftrasporto-Confcommercio: il potenziale c’è, le risorse anche, ma la burocrazia e l’elevata tassazione frenano lo sviluppo

di Marco Morino

3' di lettura

L'80% delle merci in Italia viaggia su gomma, mentre attraverso il trasporto marittimo transita il 60% delle nostre importazioni e il 50% delle esportazioni (per quantità). Sui valori della merce trasportata dominano i valichi alpini, con una quota di oltre il 50% delle importazioni e del 60% delle esportazioni (ma le limitazioni dell’Austria al Brennero procurano un danno all’Italia di 370 milioni di euro all’anno per ogni ora di ritardo nell'attraversamento). Nel 2021 il trasporto merci ferroviario ha superato i livelli del 2019, con una movimentazione di 52 milioni di treni per chilometro e un traffico complessivo di 24 miliardi di tonnellate a chilometro, con i traffici nazionali a +17,6% sul 2019 e quelli in esportazione a +23,7%.

Il potenziale c’è, le risorse anche (almeno quelle essenziali), ma la burocrazia e l’alta tassazione presente e futura frenano lo sviluppo e la competitività del settore.

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Lo denuncia Conftrasporto-Confcommercio al convegno “Le sfide per la crescita: il futuro dei trasporti e della logistica tra la svolta sostenibile e nuove tasse all'orizzonte” organizzato a Roma.

Il freno della burocrazia

In base ai calcoli di Conftrasporto, sono 285 i milioni di euro stanziati per mitigare l’aumento dei costi nell’autotrasporto, in primis il caro carburante e congelati da un sistema burocratico che ne rende tortuoso l'accesso; 330 i milioni di euro non assegnati al settore marittimo, su un totale di 500 milioni stanziati nel bando complementare al Pnrr per adeguare le flotte agli obiettivi green: troppo stretti i vincoli per usufruirne, ed è per questo che lo shipping chiede un nuovo bando con criteri più aperti.

Inoltre, la legge di Bilancio non ha rifinanziato il marebonus, che negli ultimi 20 anni ha contribuito allo sviluppo intermodale. Anche il trasporto ferroviario chiede la conferma del ferrobonus e sostegni per le imprese: le variabili economiche, con l’energia da trazione alle stelle (+517% nei primi 3 mesi del 2022 sul 2020), hanno già decretato il fallimento di importanti realtà del settore.

La guerra in Ucraina ha visto aumentare fino al 200% i costi delle imprese terminalistiche per l’approvvigionamento energetico, senza possibilità di ristoro, e sugli operatori pesa anche il contributo obbligatorio per il funzionamento dell'Autorità di regolazione dei trasporti (Art).

La morsa delle tasse

A questo si aggiunge il carico fiscale che grava sulle imprese. L’autotrasporto, che dal 1991 al 2017 ha ridotto le emissioni del 30% (contro il -20% dell'intera economia), è assoggettato a una carbon tax 5 volte superiore a quella dei settori agricolo e industriale (250 euro per tonnellata di CO2 prodotta). Secondo le prime stime di Conftrasporto, l’estensione al trasporto stradale dell'ETS (meccanismo di contrattazione delle emissioni), con l'aumento dei prezzi dei carburanti, vedrà impennarsi i costi per le imprese: +1.500 euro all'anno per un furgone diesel, +6mila euro per un Tir a Gnl (gas naturale liquefatto), +10mila per un Tir a gasolio di ultima generazione.

Per quanto riguarda porti e dogane, il 2023 si apre con un previsto incremento dei canoni concessori (+25%), che si aggiunge al peso del caro carburante e agli effetti della pandemia. Nonostante la recente emanazione del Regolamento atteso da 28 anni, spiega Conftrasporto, l’onerosità delle concessioni nei nostri porti è molto variegata, e i previsti incrementi lineari uniformi amplieranno gli illogici vantaggi e svantaggi tra gli operatori.

Le proposte

Sono diverse le proposte che Conftrasporto rivolge al Governo (e attraverso questo all'Unione europea), perché molti sono i nodi da sciogliere. Eccone alcune.

Autotrasporto: porre fine alle limitazioni unilaterali dell’Austria al Brennero e accelerare sul nuovo tunnel ferroviario, anche sul versante tedesco, per attivare l'intermodalità; ridurre il cuneo fiscale per contrastare la carenza di autisti; rivedere i divieti di circolazione.

Dogane-porti: collegare i terminal ferroviari alla rete nazionale; risolvere le criticità del nuovo Regolamento sulle concessioni portuali; cancellare l'obbligo di contributo all'Art delle imprese terminaliste.

Trasporto marittimo: assegnare al settore le risorse non conferite tra quelle stanziate dal fondo complementare al Pnrr; rifinanziare il marebonus; snellire la burocrazia per evitare che le nostre compagnie lascino la bandiera italiana a vantaggio di Paesi europei; sostenere la cybersicurezza; potenziare il supporto per gli armatori che si rivolgono per commesse ai cantieri navali nazionali.

Trasporto ferroviario: rendere strutturale il ferrobonus; incentivare l’intermodalità e completare i corridoi europei; favorire il reshoring della costruzione dei carri per il rientro di competenze ora emigrate nelle aziende extra-Ue.

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