ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl piano di Palazzo Marino

Trasporti, illuminazione, smart working Da oggi a Milano le misure contro il caro energia

I riscaldamenti sono stati posticipati ancora di una settimana, potranno essere accesi dal 3 novembre

di Sara Monaci

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Partono oggi le misure della “mini austerity” milanese. Contro il caro energia sono state varate alcune misure che dovrebbero permettere di risparmiare 1,5 milioni almeno. Poco evidentemente rispetto a quei 60 milioni in più di bollette che Palazzo Marino dovrà pagare, tuttavia il piano è vissuto come una sorta di manifesto della sostenibilità in tempi di crisi. Da oggi ci sarà un’ora in meno di illuminazione dei lampioni al mattino; l’abbassamento della temperatura sui bus elettrici, tram e convogli della linea 2 della metropolitana.

Per i dipendenti pubblici scatta lo smart working il venerdì, così da beneficiare di un periodo più lungo di chiusura di luce e riscaldamenti. Dal venerdì 4 novembre ci sarà la chiusura progressiva di alcune sedi degli uffici.

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Per quanto riguarda i riscaldamenti delle case il Comune ha posticipato ancora di una settimana l’avvio: si potranno accendere il 3 novembre. Complice, evidentemente, il caldo insolito di questo autunno.

Il bilancio comunale comunque dovrà fare i conti quest’anno con una spesa anomala di 130 milioni complessivi per l’energia, cosa non facile per una parte corrente già in difficoltà. Per questo il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha chiesto già di poter parlare con la premier Giorgia Meloni: sul piatto c’è il caro energia ma non solo. Si parla di un dossier in cui verranno evidenziate le nuove opere da realizzare e la loro gestione (in particolare nel trasporto pubblico); la necessità di una maggiore flessibilità nella definizione dell’esercizio di bilancio; le Olimpiadi invernali da prendere rapidamente in mano.

Intanto il Comune è riuscito a recuperare 80 milioni dalla rinegoziazione dei mutui con Cdp, sulla base di un piano che vedrà un inasprimento delle rate tra il 2025 e il 2035 per poi tornare successivamente più gestibile. Una misura emergenziale per avere qualche riserva in più in un anno particolarmente difficile.

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