Piano resilienza

Trasporti, investimenti e riforme devono camminare insieme

Centrale sarà un rafforzamento della regolazione e un potenziamento dell'Autorità nazionale di regolazione dei trasporti

di Alfredo De Girolamo

(tongpatong - stock.adobe.com)

3' di lettura

Al tema della mobilità sostenibile il Piano nazionale di ripresa e Resilienza (Pnrr) dedica spazio e risorse. L'obiettivo: cambiare finalmente il modo di muovere le persone e le merci, riducendo emissioni e congestionamento, impatto sanitario ed economico di un modello basato ancora prevalentemente sulla gomma.

Che l'Italia abbia un ritardo nella dotazione infrastrutturale è evidente a tutti. Al grande balzo in avanti derivato dalla diffusione dell'alta velocità ferroviaria nel centro nord, non ha corrisposto né uno sviluppo delle ferrovie regionali e locali, né delle metropolitane e tramvie, né uno spostamento del trasporto merci su treno, né la modernizzazione del trasporto pubblico locale (tpl) con un'età media dei bus dodici anni contro una media europea di sette.

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In particolare il tpl (urbano ed extraurbano) è stato a lungo sottofinanziato, in una logica di servizio “povero” e non di una infrastruttura moderna e strategica per le città e le aree urbane. In fondo le policy nazionali hanno di fatto spinto l'auto, producendo un paese con uno dei tassi di motorizzazione più alti al mondo.

L'occasione delle risorse di Next Generation EU non va sprecata. Ma occorre usarle bene, con intelligenza, in un settore in cui sia la domanda che la tecnologia cambiano rapidamente, rischiando quindi di impostare una strategia di investimenti che rischia di essere obsoleta quando tra qualche anno darà i suoi frutti.

La crisi Covid-19, la paura del contagio e il diffondersi delle forme di studio e lavoro da remoto sono tutti fenomeni destinati a cambiare la domanda di mobilità. È probabile che l'idea di un servizio massivo capace di reggere le punte di traffico nei soliti orari tenda gradualmente a cambiare, a vantaggio di una domanda di servizio più flessibile, personalizzata, soprattutto più integrata con tutti i vari mezzi di trasporto.

Questa rivoluzione della domanda ha un potente alleato nelle tecnologie di digitalizzazione che pure il Pnrr finanzia con generosità. È ragionevole pensare che dovremo rafforzare le reti di collegamento fondamentali su ferro (ferrovie regionali, tramvie, metropolitane), ridisegnando un servizio di tpl più articolato e capace di adeguarsi ad una domanda mutevole, finanziando il Pnrr entrambe queste linee di investimento.

Ma anche la tecnologia corre veloce. Trazione elettrica, idrogeno, batterie, mobilità condivisa, biocarburanti: qui occorre un'indicazione strategica chiara a livello nazionale. Su quali tecnologie investire? Con quali politiche industriali e quali obiettivi ambientali?

Pare evidente che nei prossimi anni assisteremo ad un lento declino del gasolio e della benzina, a vantaggio di altre tecnologie di trazione. Ma ancora non è chiara la scelta strategica. IL Pnrr finanzia ricerca ed innovazione, oltre al tradizionale rinnovo del parco bus e treni. Sfide importanti che devono vedere protagoniste sempre di più le imprese di trasporto pubblico locale, un settore che negli ultimi anni ha fatto un balzo di modernizzazione importante, con aziende sempre più normali e sempre meno speciali.

Ma tra le riforme che possono consentire il rafforzamento di questo sistema di imprese – pubbliche e private – centrale, sarà un rafforzamento della regolazione e un potenziamento dell'Autorità Nazionale di Regolazione dei Trasporti: criteri chiari per i corrispettivi e la bigliettazione, regolazione della qualità tecnica, stimolo agli investimenti, criteri stabili per le gare, trasparenza, stabilità degli oneri di servizio pubblico. Anche nei trasporti, come nelle altre voci del Pnrr, investimenti e riforme devono camminare insieme.

(@degirolamoa)

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