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Sciopero trasporti locali, 77 da inizio anno (12 all’Atm di Milano): chi protesta e perché

A muoversi sono quasi sempre le sigle più piccole: adesioni medie al 20% ma l’effetto è sempre il disagio alla viabilità. Oggi lo sciopero aziendale a Milano

di Sara Monaci

2' di lettura

È l’anno nero degli scioperi del trasporto pubblico locale e nazionale. Ad oggi si contano in tutta Italia 77 scioperi, in tutto il Paese o solo in alcune città, tutti proclamati dalle sigle sindacali più piccole. Le motivazioni sono tante e non sempre collegate ai diritti dei lavoratori nel settore del trasporto.

Le sigle che scioperano

La particolarità è che si tratta proprio di iniziative prese da sigle meno rappresentative, perlopiù Cobas, Al Cobas, Usb, Coinfail-Faisa, Cub, che mediamente hanno un’adesione (riscontrabile nei dati ufficiali) tra il 15 e il 20%, tuttavia in grado di creare tensione nelle aziende del Tpl e molti problemi alla viabilità, anche solo per il fatto che, in previsione di non avere mezzi a disposizione, i cittadini utilizzano di più i mezzi propri.

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Le motivazioni

Guardando le motivazioni dichiarate negli ultimi scioperi, si parte con rivendicazioni di contesto per arrivare a considerazioni di politica nazionale e internazionale. Prendiamo un esempio, quello del 21 aprile: si parte con il rinnovo dei contratti, la richiesta di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, o dell’introduzione del salario minimo di 12 euro l’ora, fino al blocco delle spese militari, la riforma dellal scuola, una nuova politica energetica senza rigassificatori, la cancellazione della legge Fornero, per citare le questioni principali. La maggior parte degli scioperi degli autonomi assumono la forma di “programma” politico generale.

Alcune volte tuttavia chi incrocia le mani riesce a “trascinare” anche gli altri lavoratori non aderenti alle sigle sindacali autonome: è il caso degli scioperi aziendali, dove cioè le ragioni più ampie di principio si intrecciano con problematiche sollevate dentro la singola società.

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Lo sciopero a Milano

È il caso dello sciopero a Milano di oggi, 10 novembre, in cui gli Al Cobas si astengono dal lavoro perché «contro alla liberalizzazione, privatizzazione e gare d’appalto dei servizi attualmente gestiti dal gruppo Atm e per la reinternalizzazione dei servizi Tpl in appalto e/o subappalto; contro il progetto Milano Next per la trasformazione di Atm in spa...». L’oggetto, oggi, non è di sistema, ma specifico: il servizio pubblico a Milano verrà gestito attraverso una gara d’appalto (lo è anche oggi, seppure in condizione di proroga) e indicativamente nel 2024 bisognerà aprire un altro bando, a cui Atm parteciperà all’interno di un raggruppamento di imprese eterogenee, chiamato appunto “Milano Next”.

Per Atm la liberalizzazione - spinta dall’Ue, che tuttavia contempla anche in alcuni casi il modello di affidamento diretto - è strumento necessario per poter fare anche le gare all’estero,e quindi non viene messo in discussione. Atm ha ormai molte gestioni fuori dai confini italiani, dalla Danimarca alla Grecia passando per una gara in corso a Parigi.

A Milano 12 scioperi da inizio anno

Proprio a Milano gli scioperi da inizio anno sono stati 12, di cui 4 aziendali (il 27 gennaio, il 31 marzo, il 16 giugno e, appunto, oggi 10 novembre). Questi ultimi, come detto, con maggiore adesione rispetto al solito 20% medio, e quindi più problematici. Questa mattina è stata fermata da subito la linea 5 della metropolitana, per assenza di personale di controllo alla cabina di regia.

Quest’anno a Milano era stato convocato anche uno sciopero dai sindacati maggiori Cgil Cisl e Uil, ma poi è stato ritirato dopo aver risolto la questione di merito (sulle ferie pregresse).

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