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Il trattato Ue-Cina riprende quota, i 27 favorevoli all’appoggio politico

Pechino mette sul piatto ulteriori liberalizzazioni agli investimenti, la presidenza della Commissione, informato il Coreper, apre all’accordo

di Rita Fatiguso

Il Covid accelera il sorpasso della Cina sugli Usa

3' di lettura

Chiuso il deal post Brexit, si profila un altro accordo ben più importante nei rapporti tra Europa e Cina. L’attenzione mondiale si sposta sull’altro trattato in cantiere, quello Ue-Cina sugli investimenti reciproci, noto come BIT (Bilateral investment treaty), aperto ormai da sette anni per creare un unico interlocutore commerciale tra i Paesi Ue e la Cina. Il negoziato che sembrava entrato in una fase di stallo ha ripreso quota dopo che la Commissione ha informato i 27 ambasciatori del Coreper sugli sviluppi favorevoli del negoziato. Alla fine dell’incontro nessuna delegazione ha espresso parere negativo e quindi la presidenza di turno ha concluso che ora è aperta la strada per un appoggio politico.

Il sorpasso cinese

Riprende quota la possibilità di una firma entro fine anno, dunque, che sembrava sfumata alla luce delle dichiarazioni cinesi a ridosso del weekedn.

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Si riprende a “La Cina condurrà i colloqui sul patto di investimento della Ue “al proprio ritmo””. L’affermazione del ministro degli Esteri Wang Yi aveva solleva dubbi sulla possibilità di concludere un accordo entro la fine dell'anno, come più volte auspicato dal presidente Xi Jinping. “Al fine di preservare i suoi interessi di sicurezza e sviluppo – ha detto testualmente -, la Cina condurrà i negoziati al proprio ritmo e si sforzerà di raggiungere un accordo di investimento globale, equilibrato e ambizioso con la Ue”.

La frase del ministro Wang Yi aveva trovato un riscontro nell'astensione del ministero del Commercio cinese sul rispetto della scadenza di fine anno e che sembra preparato per un aggiornamento del negoziato. La Cina, che è candidata a sorpassare gli Usa entro il 2028, 5 anni prima del previsto, incassa di continuo indicatori positivi e ha già superato gli Usa come primo interlocutore economico della Ue.

L’accordo di investimento mira a creare parità di condizioni per le imprese europee in Cina che da tempo si lamentano delle condizioni preferenziali di cui godono le imprese nazionali. Il trattato rafforzerà anche la protezione della proprietà intellettuale per le aziende europee e vieterà il traffico tecnologico forzato.

Pechino ha rimesso mano a ulteriori tagli degli investimenti tagliando la lista degli investimenti off limits per gli stranieri. Un ulteriore incentivo ai negoziatori europei per chiudere entro il 31 dicembre.

La posizione della Camera europea

Già la scorsa settimana sembrava che un accordo fosse vicino grazie alla spinta della Germania, che ha la presidenza europea fino alla fine dell'anno ed è il più grande esportatore europeo in Cina. “Le imprese europee in Cina sperano in un accordo di investimento Ue-Cina entro la fine dell'anno – ha detto, ha detto Joerg Wuttke, presidente della Camera di commercio europea in Cina. - I prossimi giorni saranno interessanti. La mia sensazione è che ci sia una seria spinta per superare il traguardo. Non è un accordo perfetto, tutt'altro, ma è un grande passo avanti”.

L'accordo dovrebbe spianare la strada alle imprese europee per investire in servizi finanziari, telecomunicazioni, veicoli elettrici e altri settori che vengono gradualmente aperti agli investimenti stranieri in Cina.“Non c’è niente nell'accordo che andrebbe a svantaggio degli Stati Uniti”, ha concluso Wuttke.

Le eccezioni americane

Ma il BIT ha dovuto affrontare l’opposizione di alcuni membri del Parlamento europeo e della futura amministrazione statunitense del presidente eletto Joe Biden, secondo cui l’accordo non risolve le preoccupazioni sull’uso del lavoro forzato da parte dei produttori cinesi, specialmente nella Regione dello Xinjiang.

Il ministro del Commercio francese Franck Riester aveva detto che Pechino deve affrontare la questione del lavoro forzato che è una condizione per la firma da parte di Parigi.

In realtà gli Usa sono preoccupati dal fatto che Bruxelles si avvicini a Pechino. Jake Sullivan, indicato come prossimo consigliere per la sicurezza nazionale, ha twittato sul fatto che “ l’amministrazione Biden-Harris si augura che i partner europei si confrontino sulle nostre preoccupazioni comuni sulle pratiche economiche della Cina”.

Ma, stando agli ultimi sviluppi, la Cina sembra aver prevalso sugli Stati Uniti.

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