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Trattato UE- Cina, negoziato alle battute finali

Ultimi ritocchi al testo secretato, è il 35esimo round in sette anni. Pechino vuole la chiusura entro la fine di dicembre.

di Rita Fatiguso

(Adobe Stock)

3' di lettura

Un duro negoziato è alle battute finali dall'altro capo del mondo. Occhi puntati, dunque, non solo sulla cena di Bruxelles tra il premier britannico Boris Johnson e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen per l’accordo post Brexit.

A Pechino è in dirittura il 35esimo round iniziato lunedì per chiudere – dopo sette lunghi anni - i negoziati sul trattato bilaterale sugli investimenti (BIT) tra Cina e Paesi dell'Unione europea (Londra esclusa, ovviamente). “Bocche cucite”, conferma il presidente della Camera di commercio europea in Cina, Joerg Wuttke.

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Le delegazioni sono al lavoro su un testo che rimane secretato, ogni comma viene continuamente limato e aggiornato. La vera domanda è se il BIT sarà chiuso o no entro la fine del 2020. E la risposta sarà prevalentemente legata alla politica.

Cina-Ue, 45 anni di buone relazioni

Cina e Ue, nell'anno che celebra i 45 dalla sigla delle relazioni diplomatiche bilaterali, sono rimaste al di fuori dal caos che ha regnato nel commercio mondiale durante la presidenza americana di Donald Trump.

Con l'arrivo di Joe Biden e della sua politica improntata nuovamente al multilateralismo in campo economico l'Europa potrebbe preferire un rallentamento di passo, in attesa di vedere gli sviluppi delle relazioni Usa-Cina.

La firma che il presidente Xi Jinping ha grandemente caldeggiato entro l'anno - quindi tra sole tre settimane - rappresenterebbe un importante passo avanti nell'abbattimento delle barriere commerciali.

Round dopo round i colloqui hanno segnalato nuove garanzie sostanziali per la parità di condizioni tra gli investitori cinesi e stranieri. Restano sul campo, essenzialmente, i capitoli sull'accesso al mercato e sullo sviluppo sostenibile.

Due pietre miliari difficili da rimuovere in così poco tempo.

Primo partner europeo

La Cina è ora il principale partner commerciale della Ue, ha sostituito gli Stati Uniti grazie a un aumento delle importazioni (+ 4,5%, in ottobre) mentre le esportazioni verso la Cina sono rimaste invariate. Il commercio con gli Usa sempre in ottobre secondo Eurostat è diminuito in modo significativo, sia per le importazioni (-11,4%) sia per le esportazioni (-10%) . L'Organizzazione mondiale del commercio ha evidenziato in ottobre che la Cina, da sola, era responsabile del 44% delle esportazioni di dispositivi di protezione individuale durante i primi sei mesi del 2020, in piena pandemìa.

In totale, il deficit della bilancia commerciale della Ue con la Cina era pari a 135,9 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2020, contro i 123,9 miliardi dello stesso periodo del 2019.

Gli sforzi di Pechino

La Cina ha cercato di “aggiornare” l'ambiente imprenditoriale introducendo una legislazione che protegge la proprietà intellettuale e al tempo stesso promuove un'economia di mercato basata sul Rule of Law.

Nel 2020 è salita di 15 posizioni al 31 ° posto nella classifica della Banca mondiale dei Paesi con i quali è più facile fare business.

Sta tagliando la “negative list” degli investimenti esteri, continua a utilizzare la China International Import Expo (CIIE) di Shanghai come vetrina del meglio della produzione straniera al fine di incentivare l'import cinese di prodotti di qualità. Basterà?

Il BIT Cina-Ue vuol aprire nuovi spazi alle relazioni economiche tra aziende cinesi ed europee. Non solo. I cinesi hanno una notevole capacità di spesa che può essere utile alla ripresa europea, a parte la collaborazione nello sviluppo di vaccini, la Cina parla di sostegno al libero scambio come principale fattore per compensare l'impatto economico della pandemia.

I livelli di consumo cinese e il fatto che le linee di produzione in Cina siano rimaste aperte ha favorito i produttori europei. Xi Jinping pensa a un Free trade agreement , un Fta vero e proprio con l'Europa. La Ue, integrandosi con la Cina, inizierebbe a correre velocemente per ridurre le perdite rese ancora più pesanti a causa della guerra dei dazi scatenata da Donald Trump a tutto campo. Ma tutto questo potrebbe rimanere confinato nell’albo dei sogni.

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