La sentenza

Trattenimento in servizio del personale scolastico: non vale il “silenzio-assenso”

Per i magistrati della Cassazione in assenza di autorizzazione «espressa» la richiesta di restare al lavoro s'intende per rigettata.

di Pietro Alessio Palumbo

2' di lettura

Nel 2006 il legislatore ha disposto l'abrogazione dell'istituto che consentiva a tutti i pubblici dipendenti di chiedere il trattenimento in servizio sino al compimento dei settant'anni. A seguito di tale modifica legislativa volta a favorire il ricambio generazionale del personale, al raggiungimento dell'età limite ordinamentale, l'amministrazione deve “obbligatoriamente” collocare a riposo d'ufficio il dipendente. Ma la normativa prevedeva anche un regime transitorio: chi alla data della nuova disciplina era già stato autorizzato conservava il suddetto diritto a restare in servizio fino a settant'anni.

La Cassazione

La vicenda affrontata dalla Corte di Cassazione con la sentenza 24698/2021 riguarda il caso di un direttore dei servizi scolastici che rivendicava il diritto in parola per aver prodotto domanda prima dell'entrata in vigore della citata riforma. Ma per la Corte di piazza Cavour il direttore amministrativo non aveva alcun diritto a restare in servizio conservando il mero interesse ad essere a ciò autorizzato da parte dell'amministrazione scolastica. E neppure può rinvenirsi nella vicenda una ipotesi di “silenzio-assenso” poiché tale istituto è applicabile agli atti amministrativi propriamente detti e non agli atti (ormai di natura privatistica) di gestione del rapporto di lavoro contrattualizzato alle dipendenze della pubblica amministrazione. A ben vedere la normativa generale sul procedimento amministrativo riguarda i procedimenti strumentali all'emanazione da parte della Pa di atti autoritativi, destinati ad incidere sulle situazioni giuridiche soggettive dei relativi destinatari; e caratterizzati dalla “preminenza” dell'organo che li adotta.

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L’applicazione

Dette norme quindi non sono applicabili agli atti concernenti il rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, i quali sono adottati nell'esercizio dei poteri propri del datore di lavoro privato; connotati dalla supremazia gerarchica ma in ogni caso privi dell'efficacia autoritativa propria del provvedimento amministrativo. In altre parole, in assenza di autorizzazione “espressa” la richiesta di restare in servizio s'intende per rigettata.

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