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Trattori ad alta tecnologia, vendite in crescita del 36%

Il settore fattura 14 miliardi e ha avuto una forte spinta all’innovazione anche grazie agli incentivi statali. Malvolti (Federunacoma): «I costruttori sono pieni di ordini fino alla fine dell’anno»

di Giorgio dell'Orefice

Trattori hi-tech

5' di lettura

L’agricoltura ha accettato la sfida del rinnovamento tecnologico. Una trasformazione dettata dalla transizione ecologica ma anche dell’adeguamento produttivo in vista della crescita della popolazione mondiale. È quanto bisogna concludere nel registrare il vero e proprio boom di investimenti in macchine agricole che si è verificato in Italia nel 2021. Le immatricolazioni di trattori (la tipologia di macchine di gran lunga più vendute) hanno raggiunto quota 24.400 unità con una crescita rispetto al 2020 di oltre il 36%. A queste vanno aggiunte le quasi 400 mietritrebbie immatricolate. Una cifra importante considerato che si tratta di macchine che hanno un costo compreso tra i 300 e i 400mila euro. «Numeri – hanno commentato a Federunacoma, la federazione delle industrie costruttrici di macchine agricole – che non si vedevano da molto tempo. Almeno dagli anni ’90».

Un settore che sulla scorta di queste performance prevede di chiudere l’anno con un fatturato di circa 14 miliardi di euro (+21% rispetto al 2020), 9 dei quali (il 65%) legati all’export. I dati sulle vendite di macchine agricole made in Italy rientrano inoltre in un trend globale. Questi investimenti nel 2021 sono aumentati infatti del 12% negli Usa, del 25% in India, del 7% in Germania, del 20% in Gran Bretagna, del 13% in Spagna, del 49% in Turchia, del 24% in Russia e del 35% in Giappone.

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«Dopo il rallentamento del 2020 condizionato dalla pandemia ci aspettavamo un rimbalzo – spiega il presidente di Federunacoma, Alessandro Malavolti – ma qui siamo molto oltre. Siamo di fronte a una forte ripresa degli investimenti in agricoltura sempre più considerata alle diverse latitudini, un comparto chiave in futuro. Un’onda lunga, inoltre, che non si sta per esaurire. I costruttori sono pieni di ordini anche per il 2022».

In questo quadro almeno in Italia un ruolo di primo piano lo hanno avuto gli incentivi e in particolare quelli di Agricoltura 4.0 che stanno incoraggiando l’acquisto di macchine di potenza medio alta ma ad alto contenuto di tecnologia e sempre più interconnesse. Centrali però restano gli incentivi, sia quelli ancorati all’innovazione tecnologica che quelli legati ai Piani di sviluppo rurale gestiti dalle regioni o ancora alla vecchia legge Sabatini. «Misure – aggiunge Malavolti – alle quali vanno aggiunti i fondi stanziati dal Pnrr. Un budget che però condividiamo con molti altri comparti come, ad esempio, il rinnovamento dei frantoi oleari e che non possono in alcun modo sostituire le precedenti linee di investimento. Il punto è che la produzione agricola è un settore dalla bassa marginalità e quindi difficilmente gli agricoltori hanno le risorse necessarie per affrontare questi investimenti. Resta fondamentale il sostegno pubblico, e questo non solo in Italia. Gli Usa e le altre economie avanzate sostengono le proprie agricolture in misura anche maggiore dell’Europa».

Le macchine agricole, in particolare nelle nuove sfide green, si candidano a rafforzare ancora di più il proprio ruolo di leva di competitività per le imprese. «Noi spesso siamo associati al settore automotive per le emissioni – continua il presidente di Federunacoma – anche se in realtà in agricoltura l’effetto inquinante non è dato dai trattori ma è legato agli allevamenti (e in Italia meno che in altre parti del mondo) e alle lavorazioni del terreno. In agricoltura pesa l’utilizzo di inquinanti quali fertilizzanti, mezzi agrotecnici e pesticidi. Con le tecnologie di agricoltura 4.0 riusciamo a ridurre queste sostanze con un utilizzo efficiente che rende l’agricoltura più green. Con le nuove macchine, ad esempio, i liquami zootecnici non vengono più sparsi sui campi ma interrati, diventando così da sostanza inquinante a fattore nutritivo. Senza dimenticare l’utilizzo delle macchine nella manutenzione forestale che consente di utilizzare i residui legnosi o le biomasse legnose per produrre bioenergia e ridurre in maniera sensibile il rischio incendi».

La positiva congiuntura nelle vendite di trattori non è priva comunque di controindicazioni. Le industrie del settore stanno infatti assistendo all’erosione dei propri margini a causa dal forte rincaro delle materie prime. Dagli acciai speciali (i cui costi sono triplicati) alle plastiche, dall’ottone fino ai microprocessori per i componenti elettronici.

Nel ventaglio di incentivi che hanno accompagnato il boom 2021 degli acquisti di trattori anche il sostegno Inail legato al miglioramento degli standard di sicurezza sul lavoro: «Un aspetto molto importante – dice Malavolti – dato che l’agricoltura è il secondo settore in Italia per infortuni sul lavoro preceduto solo dall’edilizia. Da una media di 200 morti l’anno siamo scesi a 150. È importante aver invertito la tendenza ma si tratta ancora di troppi incidenti e bisogna fare di più. Molto dipende dal fatto che gli agricoltori acquistano i trattori nuovi ma non rottamano quelli vecchi. In Italia ci risulta un parco circolante di 2 milioni di trattrici. Macchine che molto spesso non hanno cinture di sicurezza e roll bar, i primi indispensabili strumenti per evitare danni in caso di ribaltamento. Bisogna fare di più magari con nuove campagne di rottamazione. Guardare al futuro significa accettare nuove sfide ma anche superare i limiti del passato».

Nuove propulsioni a basso impatto, ma anche i sistemi di guida autonoma e satellitare fino a un massiccio ricorso alla sensoristica, sia ottica che a ultrasuoni, per gestire le operazioni in campo. È molto ampio il ventaglio di innovazioni messe a punto nella meccanica agricola e che sono alla base del grande boom di investimenti del 2021.

«Sul fronte delle motorizzazioni bisogna distinguere – spiegano a Federunacoma –. Potranno utilizzare motori elettrici o ibridi le trattrici più piccole che lavorano nei pressi dell’azienda agricola e che non devono coprire grandi distanze. Potranno utilizzarli i telehandler, ovvero le macchine polivalenti con sollevatori telescopici adatte a molteplici impieghi in azienda e nelle lavorazioni, ma non le macchine più grandi. Con i motori elettrici si riesce ad avere un’autonomia massimo di due o tre ore di lavorazione rispetto a una media della giornata agraria che è di otto. Il punto è che sui trattori di maggiori dimensoni i motori elettrici richiedono batterie talmente pesanti da non riuscire a muoversi nei terreni. Per le trattrici più grandi riteniamo che il motore diesel potrà essere sostituito da quello a idrogeno. Ma occorre più tempo».

L'ambito nel quale invece le tecnologie stanno facendo passi da gigante è quello della guida autonoma e intelligente. «Questi sistemi sono già realtà – spiegano a Federunacoma -. Sistemi che automaticamente si disinnescano appena il trattore arriva in strada. Sono molto sviluppate le tecnologie elettroniche Isobus che consentono di controllare i movimenti delle attrezzature trainate dalle trattrici o rendere funzionale ed economico il lavoro dei campi. Anzi spesso è l'attrezzo che fornisce indicazioni al trattore su come muoversi. La seminatrice indica direzione, velocità e giri del motore mentre sensori ottici interagendo con i sistemi satellitari evitano di seminare due volte nella stessa porzione di terreno».

La sensoristica sofisticata guida anche l’utilizzo dei mezzi tecnici come antiparassitari ed erbicidi. «Stiamo lavorando – concludono- a Federunacoma – su sensori che leggono il terreno. Individuano la malerba e spargono l’erbicida solo dove serve e non sull'intera porzione di campo. L’ultima generazione di sensori, quelli ad ultrasuoni, individuano l’intensità fogliare delle piante e dosano gli antiparassitari laddove ci sono più foglie evitando che i prodotti chimici finiscano sui frutti. La possibilità di rendere molto più efficienti che in passato le operazioni di semina come quelle relative all’utilizzo dei mezzi tecnici offre una importante leva di competitività alle imprese. Un aspetto fondamentale in una congiuntura come l’attuale che vede un forte rincaro dei costi».

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