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Tre aziende genovesi vincono la gara per realizzare la mano bionica del futuro

Fos capofila del consorzio che, col supporto dell’Iit, metterà a punto la protesi con la tecnologia usata per la trasmissione nei veicoli spaziali

di Raoul de Forcade

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2' di lettura

La genovese Fos (quotata al segmento Aim di piazza Affari) con il partenariato formato con le società Stam e Emac, di cui la controllata Uab gruppo Fos Lithuania è capofila, è tra i vincitori della gara europea Technology transfer experiment open call 2020 per la realizzazione di un prototipo di mano bionica, realizzato con tecnologie sviluppate su veicoli lanciati nello spazio, per protesi di seconda generazione. Il progetto si chiama infatti Reconnect - ultra precise bionic hand prosthesis based on space transmission.

Ad annunciare alle aziende la vittoria è stato Dih-hero (Digital innovation hubs in healthcare robotics), network pan-europeo per l’innovazione digitale in robotica per la salute. Il network è supportato dalla Comunità europea per quattro anni, partiti a gennaio 2019, con 16 milioni di euro, 8 milioni dei quali saranno investiti nei bandi per le Pmi di Dih-hero. Quest’ultimo, da gennaio 2023, diverrà una rete sanitaria autonoma.

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Fos, attiva nella progettazione e nello sviluppo di servizi e prodotti digitali per grandi gruppi industriali e per la pubblica amministrazione, comunica che il contratto prevede la concessione al partenariato di un voucher a fondo perduto a copertura del 100% dell’investimento pari a circa 200mila euro. L’investimento di Fos Lithuania, finanziato al 100% è pari a 91mila euro per un periodo di 15 mesi. mentre le altre due aziende, anche questi genovesi, si aggiudicano il resto (Stam circa 50 mulioni ed Emac circa 40).

Il progetto prevede la collaborazione dell’Istituto Don Gnocchi per l’utilizzo del prototipo del dispositivo, mentre l’Istituto italiano di tecnologia, core partner del Digital innovation hub, potrà sostenere il progetto con i servizi messi a disposizione dei partecipanti, ad esempio prestando i suoi laboratori.

La mano bionica è un dispositivo protesico, ovvero una mano robotica, che automatizza l’azione di movimento di una persona che ha perso la mano, il braccio o parte di questo per amputazione, agevolandone la mobilità e, quindi, consentendogli un proseguimento regolare della sua vita quotidiana.

L’obiettivo dell’esperimento è trasferire al settore biomedicale dei robot medici (healthcare robotics) una tecnologia di meccanica di precisione, usata, ad esempio, per la trasmissione nei veicoli spaziali (sul Beagle 2 lander della missione Mars Express) e sviluppata dal partner Stam nell’ambito di un contratto con Esa (l’agenzia spaziale europea).

Grazie all’impiego di questa trasmissione meccanica, confidano i tecnici di Fos, si otterrà un progresso notevole in termini di caratteristiche meccaniche della protesi, quali precisione (assenza di gioco), leggerezza, densità di coppia, affidabilità e robustezza, in modo da agevolare ulteriormente i pazienti amputati e a migliorare la qualità della protesi prodotta

Nell’ambito del progetto Recconect, aggiungono i tecnici, «l’elevato costo della trasmissione di origine spaziale verrà affrontato studiando nuovi processi di produzione industriale e migliorando il design dei componenti, al fine di ottimizzare ed efficientare la produzione stessa».

Inoltre, «il prototipo proposto darà al paziente la possibilità di controllare la forza applicata durante l’esecuzione di un compito, ripristinando la sensazione di pressione della mano e applicandola a diverse opzioni di rilevamento».

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