storie di successo

Tre aziende in una: così Amazon è diventata il colosso del Web

di Marco Valsania

default onloading pic
(Ansa)


3' di lettura

New York - Se qualcuno, messa da parte la storia, volesse trovare per Amazon origini mitologiche potrebbe vederla nascere dall'unione di tre disparate divinità dell'Olimpo della Corporate America: Wal-Mart, Ups e Google. Come padri putativi si potrebbe sicuramente andar peggio rispetto al leader del retail, al colosso di spedizioni e logistica e al protagonista di Internet. Ma la battuta, la scelta dei tre “padri”, spetta all’analista di Piper Jeffray Michael Olson ed è importante per un motivo più serio che faceto: separa Amazon dalle altre società hi-tech di successo alle quali spesso viene paragonata. E spiega il suo appeal tutto particolare a cavallo tra economia digitale e tradizionale, quale pioniere della loro integrazione con tutte le potenzialità e le contraddizioni del caso. Amazon è insomma (almeno) tre aziende in una.

Un cerbero infernale, per i detrattori, che domandano più regole per tenerlo a bada. Oppure, per i sostenitori, una sorta di General Electric, prima della crisi nota come azienda Pil per la sua diversificazione, del 21esimo secolo destinata a successo dopo successo. Più delle spesso sbandierate - e nell’ultimo trimestre strabilianti - cifre della performance di bilancio, a illustrare il complesso intreccio creato dal colosso fondato e guidato da Jeff Bezos è il finora meno guardato quadro dei “cedolini”, ovvero dei salari. Lo stipendio mediano, quello che vede metà dei suoi 563.000 dipendenti percepire di più e metà di meno, è di 28.446 dollari l'anno, 13,68 dollari l’ora.

Loading...

Un numero in linea con le fabbriche di cioccolato di Hershey e leggermente sopra la paga mediana del re del fai da te Home Depot. Ben lontano invece dai 240.430 dollari di Facebook. Quelli sì, salari interamente da alta tecnologia. Insomma a sviluppatori, ingegneri e scienziati dai bianchissimi colletti si affiancano molto più numerosi manovali e tute blu nei ranghi della manodopera di Amazon. Un altro elemento, questa volta borsistico, evidenzia la natura ibrida di Amazon: nelle categorie dello Standard Poor's 500 è sempre stata e resta tuttora classificata tra i titoli del commercio al dettaglio.

Allo stesso tempo, però, dagli investitori viene trattata alla stregua della più preziosa delle società Web: il suo multiplo, il rapporto tra prezzo azionario e utile per azione, è di ben 184 volte le previsioni di profitto previste per l'anno in corso. Sono valori assai più alti anche di marchi “puri” quali Facebook e Alphabet, casa madre di Google. Un rapido excursus sull’attività in espansione di Amazon rende a sua volta giustizia a questa complessità. Nata come libreria, ha inserito sin dall’inizio nel suo Dna le nuove tecnologie, irrompendo e rivoluzionando il settore con le vendite online a consumatori ai quattro angoli del paese prima ancora che del mondo.

Oggi oltre al commercio elettronico è sbarcata nei servizi cloud per le aziende, dove domina in assoluto, come anche nell'intelligenza artificiale dove vanta l'assistente digitale Alexa e gli smart speaker Echo, nello streaming mediatico. Per non parlare dei supermercati, con Whole Foods, e nella logistica e nelle consegne. I compensi sono tuttavia una nuovissima e rivelatrice finestra sulle sue variegate operazioni, aperta quest’anno dall’entrata in vigore di norme di trasparenza, parte della riforma finanziaria Dodd-Frank. Possono essere esaminati in ancora maggior dettaglio per dar conto di tutte le componenti che si muovono sotto l’ombrello Amazon: vedono i suoi enormi magazzini - 175 in tutto il mondo, 140 nei soli Stati Uniti dai quali viene spedito ogni genere di prodotti - battere la paga mediana nel retail di Wal-Mart come anche di Macy’s e Gap. La società è però indietro nelle paghe ai dipendenti impegnati nel trasporto, alle spalle delle prime dieci società del settore, e nella logistica, dove i 45.000 dollari dati ai suoi specialisti non bastano a entrare nel 10% delle imprese più generose.

Amazon vanta anche dipendenti ben meglio pagati: sono quelli impegnati nello sviluppo di software e tech nel suo quartier generale di Seattle, oggi affollato di 45.000 dipendenti con stipendi medi di 107.000 dollari l'anno. E il secondo, grande quartier generale che ha in programma di costruire in una città ancora da scegliere promette di aumentare i posti di lavoro più remunerati: l'azienda prevede che gli stipendi dei 50.000 nuovi assunti nella futura sede superino i centomila dollari. La sua forza la continuerà però a cercare nel rimanere un super-gruppo ibrido, impegnato a tenere assieme attività disparate unite dal forte uso della tecnologia, seppur divise da enormi disparità di compensi.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti