L’intervista a Roberta Santaniello

«Tre consigli per semplificare le procedure»

di Vera Viola

3' di lettura

«Formazione vera e continua, procedimento in parallelo e non in sequenza, e tanto tanto olio di gomito !!»: tre leve fondamentali per attuare una vera semplificazione dei procedimenti amministrativi. Ne parla Roberta Santaniello, ingegnere, dirigente del gabinetto della presidenza della Regione Campania e dirigente del Genio civile di Napoli, in passato ha lavorato nell’Ufficio Speciale per la ricostruzione de L’Aquila e in altre strutture della Protezione civile.

In passato l'azione del legislatore, per quanto ricca di spunti, ha inciso poco nella attività concreta della amministrazione.
Diversi sono gli aspetti che a mio parere possono incidere sulla velocizzazione dei procedimenti, sulla semplificazione e sulla loro trasparenza facendo diventare i procedimenti la parte propulsiva della azione della pubblica amministrazione, riuscendo a incidere sullo sviluppo del Paese. Questo tema diventa sempre più attuale oggi se la prospettiva è l'immissione di risorse straordinarie che, se spese in tempi celeri, possono spingere il processo di ripresa dopo un periodo difficile come quello che stiamo vivendo.

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Che fare dunque? 
Sono vari gli aspetti da considerare, ma vorrei partire da un esempio. Il Parlamento ha approvato a settembre 2020, la Legge di conversione numero 120 del 2020 ricca di spunti di semplificazione. Mi chiedo come la legge possa trovare applicazione se è poco conosciuta, e con essa gli strumenti attuativi, alla maggior parte dei dipendenti della P.A. Ho letto con favore l'approvazione del testo normativo, ma ritengo che siano state davvero poche le ore di formazione dedicate alla conoscenza della norma e delle innovazioni in essa contenute. È ovvio che la formazione continua giochi un ruolo fondamentale e, nel tempo di twitter, instagram e altri social, forse anche un costante aggiornamento potrebbe essere utile.

Si parla spesso del modello utilizzato nella ricostruzione del modello ponte di Genova. Va seguito?
Il modello commissariale che in un anno circa ha ridato alla città ligure il ponte risanando una ferita enorme, è ripetuto in genere nelle gestioni commissariali adottate dopo le più grandi emergenze. Ho iniziato lavorando proprio in una gestione commissariale dove ho verificato che la velocizzazione dei processi è la spinta prevalente dell’azione. Non è solo la specialità delle norme a rendere immediati i procedimenti ma incide moltissimo la coesistenza in un unico luogo di soggetti con competenze diversificate che procedono verso lo stesso obiettivo. Il procedimento diventa continuo e parallelo: i pareri e le soluzioni vengono adottati così in tempi brevi.

È ciò che fa ordinariamente la conferenza dei servizi? 
In reatà si, o almeno questa sarebbe l’intenzione. Tuttavia questo strumento va valorizzato al massimo per mantenere su uno stesso tavolo, in un tempo definito tutti i soggetti e gli interessi coinvolti. Va immaginato per le grandi opere l’utilizzo di tavoli unici per le progettazioni secondo il modello della tecnologia BIM e poi serve un monitoraggio continuo.

Lei parla anche di tanto lavoro.
Serve senza dubbio tanto olio di gomito e un forte coinvolgimento sugli obiettivi da raggiungere. Così il lavoro diventa la chiave più bella e semplice per sentirsi parte dei processi attuativi, per cambiare ciò che non va, ciò che non è attuale , sapendo che anche il singolo contributo, la singola partecipazione potranno incidere sul processo economico e di sviluppo del mondo in cui viviamo.

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