L’INTERVENTO

Tre dinamiche di cambiamento e il ruolo della Rai

di Lorenza Bonaccorsi

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(IMAGOECONOMICA)


3' di lettura

Il momento storico così particolare che stiamo attraversando rende ancora più nitide alcune strozzature che da tempo caratterizzano il mondo dei media del nostro Paese. Questa sospensione del tempo cha abbiamo vissuto ci offre gli appigli per poter riprendere in mano questioni irrisolte ma decisive per il nostro futuro. Ne vorrei segnalare in particolare tre: la fine del duopolio di fatto; l’avvio, sebbene parziale e a macchia di leopardo, del ridisegno della base tecnologica abilitante; l’internazionalizzazione totale del settore. Alla convergenza tra queste tre dinamiche sta la Rai, con il suo ruolo nel Paese e il suo destino imprenditoriale.

Da una parte emerge, ormai con chiarezza, l'esaurimento della proposta politica che per decenni, nel bene e nel male, è stata in grado di condizionare la struttura delle telecomunicazioni e del sistema dei media del nostro Paese. Certo, quella realtà è ancora una presenza importante dal punto di vista sia finanziario che industriale, ma non è più “sistema”, non rappresenta più quel meccanismo che univa tv, aziende e politica e che ha avuto una influenza determinante negli accadimenti di questi anni.

D’altra parte emerge tutta la necessità di ridare slancio agli investimenti per l’innovazione, la digitalizzazione, la modernizzazione del nostro Paese.

Parliamo di un’urgenza che riguarda l’intero sistema delle telecomunicazioni nazionali, e per questo la progettualità messa in campo grazie al Recovery Plan non dovrà fallire, ma dovrà giocare un ruolo di primo piano, tenendo come faro quello della svolta digitale dell’Italia. Su tutto ciò si inserisce la notizia del via libera al percorso che porterà alla creazione di una rete unica in Italia. Una notizia di straordinaria importanza che, finalmente, potrà dare al nostro Paese un’infrastruttura digitale di livello e che servirà a porre fine a quell’insopportabile digital divide tra le diverse zone d’Italia.

L’avvento degli OTT, dopo la conglomerazione delle emittenti satellitari operata da Sky, ha di fatto internazionalizzato il settore, con rapidità ed efficacia inimmaginabili e un ridisegno della relazione domanda-offerta su piani inediti e ineludibili. Un esempio per tutti è il ridisegno delle customer experience operato da Netflix.

In questo scenario lo Stato ha una grande responsabilità. Ha l’onere di guidare le scelte in una fase complessa, ma anche l’opportunità di supportare con acutezza ed equilibrio un settore dalle potenzialità smisurate. Abbiamo uno dei più grandi servizi pubblici d’Europa, con professionalità ed esperienze peculiari.

Se in questi mesi la nostra tv di Stato si è trovata più a inseguire gli eventi, complice anche la situazione di emergenza, che a interpretare gli accadimenti - arrancando nel suo ruolo di servizio pubblico e rincorrendo modelli commerciali - i prossimi mesi dovranno essere decisivi affinché la Rai diventi quel pivot dell’economia e della cultura che rappresentano la ratio più profonda del canone. Un esempio per tutti la sfida di ridisegnare l’industria culturale creativa italiana. Un’industria che deve poter fare affidamento su politiche di ampio respiro, sapendo di poter contare da una parte sulle forti iniezioni di fondi che arriveranno nei prossimi mesi, e dall’altra sul ruolo centrale del servizio pubblico, che dovrà saper dimostrare una caratteristica di leadership dal punto di vista dell’egemonia culturale. Il management della Rai dovrà saper cogliere questa opportunità e immaginare un percorso ambizioso, innovativo. I nodi che oggi vengono al pettine, nel bel mezzo di una crisi globale, richiedono discontinuità e riaprono interrogativi sulle scelte del recente passato: dalla rivoluzione fallita del digitale terrestre alla mancata diffusione della tv via cavo, che in altri Paesi ha fatto da apripista alla diffusione della banda larga.

Si provi a ripartire, dunque, non solo con la consapevolezza dei passi falsi di questi anni, ma anche con la determinazione di voler ridare finalmente slancio alla grande industria dell’informazione italiana: partendo dalla tv pubblica, sostenendo in tutti i modi la crescita di una governance competente e in grado di avere una visione completa e innovativa del settore, invece che preoccuparsi unicamente di chiedere le risorse per tenere in ordine i bilanci.

La Rai deve avere l’ambizione di divenire laboratorio di nuova creatività, di favorire la crescita di giovani talenti, di investire concretamente in innovazione e tecnologia, di sperimentare e condurre l’Italia e gli italiani nel mondo. Di farsi essa stessa stimolo della classe politica e supportarla nelle scommesse per il futuro. Sono temi di cui si sente enormemente la mancanza e che alla luce dei cambiamenti di questo periodo diventano ancor più urgenti e strategici.

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