turismo di qualità

Tre festival del Mediterraneo nel nome di arte e cultura

Da Capri alla Calabria passando per la Sicilia: musica, teatro, cinema e letteratura al centro di tre grandi appuntamenti per un turismo di qualità

di Sara Magro

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Festival Armonie D'arte. Concerto al Parco archeologico di Scolacium. Foto Antonio Raffaele

5' di lettura

È vero, l’Italia è famosa per la storia, la varietà dei paesaggi, l’ottimo cibo, la Dolce Vita. Ma il viaggio attraverso il nostro Paese è anche l’occasione per partecipare a eventi di musica, teatro, cinema, letteratura, spesso in contesti di rara bellezza dove altrimenti non si penserebbe di andare.

Dietro le quinte di questi appuntamenti ci sono personalità di alta statura intellettuale che mettono il proprio patrimonio umano e di conoscenza a servizio di territori che amano. Come fece nel 1958 Giancarlo Menotti con “Il Festival dei due mondi”, un volano per il turismo internazionale di Spoleto, all’epoca certamente poco conosciuta.

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Ma gli esempi virtuosi sono tanti. Nel 1988, Paolo Fresu, dopo aver girato come trombettista affermato importanti festival nazionali e internazionali, ha voluto creare il suo per valorizzare la sua Sardegna, a partire da Berchidda, il piccolo paese dove è nato. E oggi “Time in Jazz” è uno dei più importanti eventi musicali d’Europa, capace di richiamare, fra Gallura e Logudoro, 40mila spettatori per 50 appuntamenti di musica, arte e letteratura (quest’anno fino al 16 agosto). Il merito va alla formula che privilegia l’originalità e la qualità delle proposte di ogni edizione.

Seguendo questi criteri, abbiamo intervistato gli ideatori di altri tre appuntamenti che rappresentano un modello per la capacità di coniugare contenuti artistici e luoghi, in un Mediterraneo da sempre crocevia di uomini e destini e fucina di idee e innovazione.

“Armonie d’Arte”, Calabria (fino al 28 agosto)

«Se è vero che le persone e la creatività artistica possono trasformare i luoghi come una forza plastica, il festival Armonie d’Arte è nato per assecondare il fascino archetipico del Parco archeologico nazionale di Scolacium, aggiungendo valore contemporaneo al suo valore intrinseco, attraverso la musica, il teatro, la danza, con una visione internazionale e produttiva».

Così Chiara Giordano, ideatrice dell’appuntamento nel 2001, spiega la strategia culturale che si è rivelata vincente per valorizzare un Bene culturale e luogo di straordinaria suggestione paesaggistica e valore monumentale: colonia magnogreca, romana, poi insediamento normanno, su una collina di ulivi che digrada al mare, Scolacium si trova in un’area ad alta vocazione turistica e a venti minuti da Lamezia Terme.

«La nostra è una storia ormai di vent’anni, confortati dalla presenza di grandi artisti – dal Maestro Muti a Caetano Veloso a David Garret, tanto per citare qualche memoria felice», racconta Giordano. «Tuttavia, il festival non vuole essere un elenco di celebrità. Gli spettacoli sono quasi tutti esclusive, prime o programmi dedicati che, nella compatibile intersezione di stili e ambiti artistici diversi, si propongono di rinnovare la narrazione del Mare nostrum, perché torni a essere via di approdi e non di sbarchi, su terre di permanenze e non di transiti, in una dimensione di umanità universale».

Il programma di quest’anno, rappresentato dal sottotitolo “Nuove rotte mediterranee” e dal simbolo disegnato da Michelangelo Pistoletto, comprende il concerto dell’orchestra da camera dei Berliner Philarmoniker, il 18 agosto, la coreografia di Alessandra Ferri (il 27), il teatro contemporaneo di Anagoor (il 20) e di Emma Dante (il 26), e altre iniziative di approfondimento sul tema del Mediterraneo, con ospiti autorevoli del giornalismo e degli altri campi del pensiero contemporaneo.

Nel sostenere il festival, Giuseppe Spagnuolo, Presidente di Bcc, principale banca calabrese e vice presidente nazionale Casse di Risparmio ne sottolinea l’esempio virtuoso: «Armonie d’arte offre alla Calabria un doppio palcoscenico: quello che richiama artisti internazionali e quello, più vasto, che richiama un pubblico nuovo e di qualità».

“Le Conversazioni”, Capri (19-24 agosto)

Antonio Monda è scrittore, docente all’Università di New York, direttore artistico del Festival del Cinema di Roma: ha insomma un curriculum straordinario. Il suo orgoglio sono però “Le Conversazioni”, un festival di letteratura fondato con l’amico Davide Azzolini 15 anni fa. «È nato dopo una serata a casa mia a New York», racconta.

«C’erano Don DeLillo, Paul Auster e altri scrittori con i quali abbiamo informalmente chiacchierato dei massimi sistemi. Quando se ne sono andati, Davide mi propone di ricreare una situazione analoga per il pubblico. Ho accettato, solo a condizione che fosse nel posto più bello del mondo: Capri».

Da allora Monda e Azzolini organizzano delle chiacchierate a tema con gli scrittori invitati, in piazzetta Tragara, sullo sfondo dei Faraglioni: l’autore, spesso di levatura internazionale, legge un suo testo originale, poi dialoga con Monda sul tema scelto.

Nell’edizione di agosto, tutta italiana a causa della pandemia, si parla di “potere” con sei scrittori: quattro Premi Strega - Melania Mazzucco, Luigi Guarnieri, Alessandro Piperno, Antonio Scurati - e gli eccellenti Valerio Magrelli e Helena Janeczek.

«Siamo felicissimi per la ripresa delle Conversazioni dal vivo dal 19 al 24 agosto, ma siamo altrettanto contenti del successo di “Writers on Writers”, il nuovo format online inventato durante il lockdown: ogni venerdì postiamo sul nostro sito un brano letto da un intellettuale, 166 in tutto, da Orhan Pamuk a Robert De Niro, a Isabelle Huppert, Woody Allen, Alessandro Zaccuri. Quello di Al Pacino che recita Shakespeare ha superato in pochi giorni i 240mila contatti».

Negli anni il festival è cresciuto, con edizioni anche a Palermo, Napoli, Roma, Bogotà, New York, con eventi diversi, ma sempre con la stessa idea di offrire dei ritratti dal vivo dei maggiori intellettuali del presente, che condividendo con il pubblico i loro gusti su libri, film, luoghi preferiti e ne spiegano le ragioni.

«La nostra filosofia è raggiungere la profondità nella leggerezza. Cerchiamo di dire cose serie senza annoiare», conclude Monda. «A Capri per esempio, gli incontri si inseriscono nel solco della tradizione culturale dell'isola, dove sono passati tutti i grandi personaggi del nostro tempo, dalla letteratura alla politica alla moda, da Oscar Wilde a Neruda, da Lenin a Jackie Kennedy».

“Bellezza, Belcanto, Bellini”, Sicilia Orientale (fino al 3 ottobre)

«La rassegna estiva del Teatro Massimo Bellini, dopo quella lirica bruscamente interrotta dalla pandemia, è nata da due esigenze impellenti: il desiderio di ripresa e il sostegno al territorio nel nome della qualità artistica», racconta Giovanni Cultrera di Montesano, sovrintendente del teatro d’opera di Catania, oltre che pianista e docente di legislazione dello spettacolo.

«Abbiamo voluto dare un segno positivo con iniziative musicali e sostenibili in diversi comuni della Sicilia Orientale. Protagonisti sono i luoghi, che esprimono la propria bellezza ospitando eventi straordinari di arte e musica».

Il Castello Ursino, Villa Bellini, il Cortile Platamone a Catania, il Teatro antico di Taormina e altri spazi monumentali fanno infatti da scenario a trenta concerti che hanno come denominatore comune tre parole ispirate alla ripresa: Bellezza, Belcanto e Bellini. Le prime due sono facilmente intuibili, l’ultimo è il compositore siciliano di alcune delle più belle opere italiane.

Il programma è stato elaborato e preparato dallo staff artistico del Teatro Bellini, che - lavorando da remoto anche durante il lockdown - ha prodotto un’originale stagione estiva che spazia dal barocco al contemporaneo, dalle colonne sonore del Maestro Ennio Morricone alla Traviata in formula solo musicale, poiché la rappresentazione completa non è ancora permessa a causa del virus.

«Il nostro desiderio è far ritrovare teatro e pubblico, offrire occasioni per tornare a stare bene e vedere cose belle», continua Cultrera, convinto che il teatro sia il cuore pulsante di una città: «Se va bene, va bene tutto, e non viceversa. L’arte infatti è l'espressione migliore di una comunità».

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