Italia

Tre figli con le borse? L’Isee adotta pesi diversi

di Valentina Melis


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Tre figli con le borse? L’Isee adotta pesi diversi (Adobestock)

2' di lettura

Chi ha più di un figlio all’università, titolare di borsa di studio, rischia di essere penalizzato rispetto a chi ha solo un figlio beneficiario di queste agevolazioni.

È un piccolo “paradosso” del sistema di calcolo dell’Isee universitario, il parametro che serve a fotografare la situazione economica delle famiglie per accedere a prestazioni agevolate per il diritto allo studio. Per evitare che chi ottiene una borsa di studio sia penalizzato l’anno successivo, per il rinnovo del beneficio, dal fatto che la somma incassata vada ad aumentare l’Isee, l’importo ricevuto l’anno prima non entra nel calcolo.

Così tutti quanti, sia chi ha avuto la borsa di studio l’anno prima, sia chi non l’ha avuta, vengono “riallineati”, ai fini del requisito per accedere al beneficio.

Le norme (Dpcm 159/2013, articolo 4, comma 5 e Dl 42/2016, articolo 2-sexies, comma 2) sembrano tutelare, però, solo il caso di un unico beneficiario in famiglia.

La situazione cambia se a percepire la borsa di studio, nello stesso nucleo, sono contemporaneamente due o tre studenti. La borsa ottenuta da uno, infatti, non rientra nel calcolo dell’Isee della famiglia, ma quella ottenuta dal secondo (o dal terzo) figlio entra invece nel calcolo, facendo lievitare l’Isee oltre la soglia al di sopra della quale si perde il diritto a chiedere il beneficio.

    I fratelli rischiano quindi di escludersi a vicenda (involontariamente) dall’agevolazione, anche se la situazione economica della famiglia di partenza non ha subito un sostanziale miglioramento.

    La logica del meccanismo adottato nella riforma dell’Isee sembra quella di distinguere tra chi ha più prestazioni sociali agevolate e chi non ne ha nessuna. Peraltro, le famiglie numerose sono già “premiate”, nel calcolo dell’Isee, dalla scala di equivalenza, che fa scendere l’indicatore quanto più è numeroso il nucleo.

    Quello che desta perplessità, però, è che in questo caso non si tratta di sommare una borsa di studio con un assegno comunale per chi ha tre figli o con un’altra prestazione sociale agevolata. I fratelli del nostro esempio sono tutti studenti universitari e percepirebbero la stessa prestazione legata al diritto allo studio universitario (che è di ciascuno).

    Certamente non si tratterà di un caso estremamente diffuso ma merita di essere considerato.

    Le borse di studio

    Il diritto allo studio universitario è disciplinato dal decreto legislativo 68/2012, che prevede un aiuto per gli studenti meritevoli anche tramite le borse di studio. Gli importi minimi delle borse sono stati aggiornati con il decreto Miur 218 del 15 marzo 2018, e variano da 1.950 euro per gli studenti in sede a 5.174 euro per gli studenti fuori sede.

    I requisiti richiesti per accedere al beneficio sono legati al merito (si tiene conto della durata normale del corso di studi) e alla condizione economica degli studenti, in base all’Isee (e all’Ispe, l’indicatore della situazione patrimoniale equivalente). Per l’anno accademico 2018/2019, il limite massimo dell’Isee è di 23.253 euro. Il limite massimo dell’Ispe è di 50.550 euro.

    Per l’erogazione delle borse, l’organismo regionale che si occupa del diritto allo studio controlla la veridicità delle autocertificazioni presentate dagli studenti sui requisiti di ammissione, di merito e di reddito. La mancanza dei requisiti fa decadere lo studente dal beneficio e determina la restituzione delle somme.

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