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Tre film italiani in concorso alla Berlinale

Alla 70esima edizione della Berlinale ci saranno «Volevo nascondermi» di Diritti, «Favolacce» dei fratelli D’Innocenzo e «Siberia» di Abel Ferrara

di Cristina Battocletti

Elio Germano è Antonio Ligabue nel film «Volevo nascondermi» di Giorgio Diritti

2' di lettura

Parte con tre film italiani in concorso la 70esima edizione della Berlinale, prima rassegna firmata dal nuovo direttore italiano Carlo Chatrian, che si svolge dal 20 febbraio al primo marzo nella capitale tedesca.

In gara ci sarà «Volevo nascondermi» di Giorgio Diritti sulla figura del pittore Antonio Ligabue interpretato da Elio Germano. Una pellicola in cui il regista del film di culto «Il vento fa il suo giro» racconta la tormentata vita dell’artista svizzero-italiano portandone in luce la ricchezza insita nella diversità e nel suo percorso psichiatrico doloroso ma creativo.

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Altra pellicola attesissima è «Favolacce» dei fratelli D’Innocenzo che si erano distinti, sempre alla kermesse tedesca, con «La terra dell’abbastanza» (2018) . I due fratelli, alla seconda prova, continuano a cantare la periferia come nell’opera prima con una favola nera dove prevalgono la rabbia e la disperazione.

Non è naturalmente italiano il regista Abel Ferrara, ma lo è la parte maggioritaria della produzione. Protagonista di «Siberia» sarà
Willem Dafoe, attore feticcio del regista statunitense, in un viaggio visionario e psicoanalitico di un uomo alla ricerca di se stesso nella tundra russa.

Ferrara torna alla Berlinale 25 anni dopo «The Addiction», ultimo capitolo della trilogia sulla filosofia del peccato e della redenzione dopo «Il cattivo tenente», girato nel 1992, e «Occhi di serpente», nel 1993.

Ospite speciale Matteo Garrone con il suo «Pinocchio» cui il Festival dedicherà uno “Special Gala”, mentre nelle sezioni collaterali della kermesse ci sarà Danilo Caputo con «Semina il vento», in cui si parla di Natura nella tormentata regione attorno a Taranto, così pervasa dalla vicenda dell’Ilva e immersa tra gli olivi secolari.

Chiara Bellosi esordisce nella sezione Generation 14 Plus con «Palazzo di giustizia», in cui l’amministrazione quotidiana di un tribunale diventa oggetto di una narrazione promettente. Molta attesa per il documentario «Faith» di Valentina Pedicini nella Berlin Critics’ Week, un viaggio interiore sulla scelte religiose monacali, esperienze estreme tra preghiere notturne e allenamenti massacranti.

Il film di apertura sarà «My Salinger Year» di Philippe Falardeau con Sigourney Weaver, Margaret Qualley e Douglas Booth, basato sul romanzo omonimo di Joanna Rakoff, edito da Neri Pozza. È il ritratto del piccolo mondo letterario di New York degli anni ’90 reso con lieve umorismo tra aspiranti poeti e agenti letterari.

C’è attesa per le altre opere in competizione, le pellicole dei maestri Philippe Garrel, Tsai Ming-Liang, Hong Sangsoo, per l’estro sempre originale di Benoît Delépine e Gustave Kervern e il Rithy Panh, autore di culto cambogiano.

Il titolo che porterà più stelle sul red carpet sicuramente sarà «The Roads Not Taken» di Sally Potter, per il quale arriveranno Javier Bardem, Elle Fanning, Salma Hayek e Laura Linney.

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