L'agenda del 2022

Tre presidenti da eleggere nell’Anno III della pandemia (in Italia, Francia e Brasile)

Negli anniversari della storia il centenario della “marcia su Roma” e, 50 anni fa, Nixon nella Cina di Mao e la firma a Mosca del trattato Usa-Urss sulle armi strategiche

di Piero Fornara

(makyzz - stock.adobe.com)

8' di lettura

L'Anno III della pandemia da Covid inizia con più di 280 milioni di casi registrati nel mondo e quasi 5 milioni e mezzo di morti, come risulta dal calcolatore della Johns Hopkins University . Però la quarta ondata, dovuta soprattutto alla variante Omicron, molto trasmissibile, di rado sembra provocare conseguenze serie ai vaccinati. Guardando indietro nella storia, potrebbe forse ripetersi quanto successe con l’influenza Spagnola: allora fu la seconda ondata della pandemia, scoppiata nella tarda estate del 1918, a provocare la maggior parte dei decessi (almeno 50 milioni in tutto il mondo; la terza ondata meno letale ebbe il picco nel gennaio 1919, mentre la quarta nell'inverno 1920-21 fu un'epidemia influenzale quasi normale).

In Italia il mandato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella scadrà il 3 febbraio (giorno del suo giuramento nel 2015) e, secondo la Costituzione, trenta giorni prima il presidente della Camera Roberto Fico convocherà il Parlamento in seduta comune. Secondo la prassi, la prima seduta si svolgerà dopo un paio di settimane, per dar modo a tutti i Consigli regionali di nominare i tre delegati previsti.

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La Francia, che nel primo semestre detiene la presidenza di turno della Ue, deve pure eleggere il successore all'Eliseo di Emmanuel Macron (magari lui stesso) il 10 aprile oppure il 24 (in caso di ballottaggio) e poi in giugno tornare alle urne per le legislative. Il Brasile celebra i duecento anni di indipendenza: era il 7 settembre 1822 quando don Pedro - figlio del re del Portogallo e reggente al trono – si proclamò imperatore con il nome di Pedro I. Quest'anno il Brasile eleggerà invece il suo nuovo presidente in ottobre.

Joe Biden. Epa/Michael Reynolds

Usa, le elezioni di “medio termine” arduo test per Biden

Martedì 8 novembre “mid-term elections” negli Stati Uniti con il rinnovo di un terzo del Senato e di tutta la Camera dei Rappresentanti. Per il presidente Joe Biden sarà un test molto impegnativo, perché la sua popolarità risulta in declino, sia per la gestione del Covid che per la difficoltà di far approvare il “pacchetto” economico da 1.750 miliardi di dollari su welfare e clima.

I due summit ”virtuali” di Biden con Xi Jinping a metà novembre e con Vladimir Putin tre settimane dopo sono stati solo formalmente cordiali: la Cina ritiene la riunificazione con Taiwan una “missione storica”, mentre Putin non accetta compromessi sulle “terre di Mosca”, tipo l'entrata nella Nato dell'Ucraina. Tuttavia il dialogo tra Pechino e Washington può andare avanti nella lotta ai cambiamenti climatici e nel campo dell'energia.

Fra Biden e Putin c'è stata invece una seconda telefonata di quasi un'ora la sera di giovedì 30 dicembre: Putin ha sottolineato che eventuali sanzioni americane ed europee «sarebbero un colossale errore», mentre Biden pretende una “de-escalation” delle truppe russe ai confini dell'Ucraina. Il Cremlino ha comunque parlato di «clima positivo» e i canali diplomatici rimangono aperti a più livelli. Americani e russi si ritroveranno a Ginevra il 10 gennaio (primo giorno feriale dopo le festività del Natale ortodosso) per un incontro bilaterale, dove si parlerà anche dei negoziati in corso con l’Iran sul nucleare; due giorni dopo a Bruxelles per il Consiglio Nato-Russia e infine il 13 gennaio a Vienna per la riunione dell'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (di cui fa parte anche l'Ucraina).

Beijing 2022 Olimpiadi inverbali. Reuters/Thomas Peter

Olimpiadi invernali a Pechino e mondiali di calcio in Qatar

I due principali appuntamenti sportivi dell'anno sono le Olimpiadi invernali di Pechino dal 4 al 20 febbraio (con l'annunciato boicottaggio Usa, ma solo “diplomatico” e non degli atleti) e i Mondiali di calcio in Qatar dal 21 novembre al 18 dicembre, preceduti per l’Italia dai “play off” il 24 e 29 marzo per potervi partecipare.

Tra gli anniversari del passato, che aiutano a capire meglio anche il nostro presente, ricorre quest'anno il centenario della “marcia su Roma” dei fascisti - 28 ottobre 1922 - quando Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio del governo Facta e affidò l'incarico di formare il nuovo governo a Mussolini, che nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, con in tasca il telegramma del re, partì da Milano in treno, varcando il Rubicone in vagone letto, per arrivare la mattina dopo alla stazione di Roma.

Cinquant'anni fa, nel febbraio 1972, il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon compie nella Cina di Mao una storica visita, preparata segretamente nei mesi precedenti dal suo consigliere per la Sicurezza nazionale Henry Kissinger. Le riprese della televisione portano anche nelle nostre case la diversa “qualità della vita” a Pechino e nelle città cinesi, con migliaia di biciclette nelle strade al posto delle automobili. In maggio invece Nixon si reca a Mosca per firmare con Breznev il trattato Usa-Urss sulla limitazione delle armi nucleari strategiche (Salt-1).

Monumento dell’indipendenza, nel Parco dell’Indipendenza a San Paolo, in Brasile. (Yasuyoshi Chiba/Afp/GettyImages)

La cronologia degli anniversari

200 anni fa

7 settembre 1822 – L'indipendenza del Brasile. Nei primi trent'anni del XIX secolo l'America Latina diventa quasi tutta indipendente. Ma se le colonie spagnole per liberarsi dovettero sostenere un duro confronto con l'ex madrepatria, il Brasile, colonia portoghese, giunse all'indipendenza per via pacifica. Don Pedro, reggente al trono per conto del padre Giovanni VI, re del Portogallo, sposa lui stesso la causa indipendentista e, appoggiato dai grandi proprietari creoli (e dalla Gran Bretagna), il 7 settembre 1822 proclama l'indipendenza e diventa imperatore con il nome di Pedro I. Nel 1889 una rivoluzione incruenta porterà alla deposizione di suo figlio Pedro II e alla proclamazione della repubblica.

Fuad I d’Egitto Sultan e poi re d’Egitto e Sudan. Il sultano Fouad I (1868-1936) diventa il primo re dell’Egitto moderno dopo la sua indipendenza nel 1922. Illustration de 1922 ©Lut/Leemage (Photo by leemage / Leemage via AFP)

100 anni fa

18 febbraio 1922 – Egitto «regno indipendente». Già protettorato britannico, l'Egitto viene riconosciuto da Londra come “regno indipendente” per contenere il crescente movimento nazionalista. Fuad I diventa re d'Egitto e del Sudan, con tutela britannica per la difesa militare e la protezione degli interessi stranieri e delle minoranze. Il Sudan ha la natura giuridica di condominio anglo-egiziano. Nel 1953 in Egitto sarà proclamata la repubblica con Neguib presidente, ma l'anno dopo sarà il colonnello Nasser ad assumere il potere.

Squadre fasciste salutano il re Vittorio Emanuele III, Roma, Marcia su Roma 1922. Gettyimages

28 ottobre – La «marcia su Roma». Svolta infausta nella storia d'Italia. Vittorio Emanuele III il 28 ottobre 1922 si rifiuta di firmare il decreto del governo presieduto da Luigi Facta, che proclamava lo stato d'assedio per fermare la “marcia su Roma” anche con l'intervento dell'esercito e dei carabinieri. I fascisti avevano organizzato il loro quartier generale a Perugia, sotto la guida dei “quadrumviri” Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi. Il primo ministro Facta si dimette e Vittorio Emanuele III, in un clima di tensione crescente nel paese, affida l'incarico di formare il nuovo governo a Benito Mussolini, anche se i fascisti disponevano di soli 35 deputati in Parlamento. Mussolini parte in treno da Milano con in tasca il telegramma del re nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, arrivando la mattina dopo a Roma. La Camera voterà la fiducia al governo Mussolini con 306 sì contro 116 no e gli concederà i pieni poteri per un anno; il Senato seguirà l'esempio due settimane dopo, dandogli una maggioranza ancora più ampia. Era prevalente la convinzione che “l'esperimento fascista” sarebbe stato temporaneo…

Il leader comunista cinese, il presidente Mao Zedong (sinistra), accoglie il 22 febbraio 1972 nella sua casa nella Città Proibita di Pechino, il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. (Photo by XINHUA / AFP)

50 anni fa

20-26 febbraio 1972 – Nixon nella Cina di Mao. Il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon compie una visita ufficiale in Cina, accolto dal presidente Mao Zedong e dal primo ministro Zhou Enlai. Il viaggio rappresenta una tappa storica nell'evoluzione dei rapporti tra Washington e Pechino: alla ricerca di una via d'uscita dalla guerra del Vietnam, mentre la sconfitta americana ormai va profilandosi, Nixon spariglia le carte nel campo comunista avviando il riconoscimento diplomatico della Cina, anche quale contraltare all'Unione Sovietica. Il primo segnale della distensione fra le due capitali era stata la “diplomazia del ping-pong” dell'aprile 1971, quando la nazionale statunitense di tennis da tavolo, giunta a Pechino per affrontare quella cinese, viene ricevuta dal primo ministro Zhou Enlai. Tre mesi dopo Henry Kissinger, consigliere per la Sicurezza nazionale, si reca in segreto a Pechino da Zhou Enlai. La missione diplomatica di Kissinger verrà resa nota quando le cose sono già andate per il meglio.

Giangiacomo Feltrinelli (Photo by Uwe Reuter / ullstein bild via Getty Images)

14 marzo – Muore a Segrate l'editore Feltrinelli. L'editore milanese Giangiacomo Feltrinelli, militante nella sinistra extraparlamentare, muore dilaniato da una carica di dinamite che lui stesso (portando falsi documenti di identità) stava collocando su un traliccio dell'alta tensione a Segrate, presso Milano. Il suo corpo viene trovato la mattina dopo.

17 maggio – L'assassinio del commissario Calabresi. Dalla “strategia della tensione” agli “anni di piombo”: il commissario capo di pubblica sicurezza Luigi Calabresi, muore raggiunto alle spalle da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata, la mattina del 17 maggio 1972, mentre sta salendo sulla sua “Fiat 500”. Calabresi aveva condotto le indagini sulla strage di Piazza Fontana a Miano del 12 dicembre 1969 ed era stato coinvolto nelle inchieste sulla morte in questura dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Solo nel 1997 si arriverà alla sentenza definitiva della Cassazione: condannati gli esecutori materiali del delitto Ovidio Bompressi e Leonardo Marino (il pentito su cui si basò l'accusa), mandanti Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri. I quattro all'epoca dell'omicidio appartenevano alla formazione extraparlamentare di sinistra Lotta Continua.

Il 26 maggio 1972, al Cremlino di Mosca, il segretario generale del Comitato centrale del PCUS Leonid Brezhnev e il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon firmano l’accordo SALT I sulla limitazione delle armi strategiche. (Photo by TASS / AFP)

22-29 maggio – La «grande distensione» Usa-Urss: Nixon al Cremlino. Per la prima volta nella storia un presidente americano mette piede nella capitale sovietica: venerdì 26 maggio 1972 Nixon e Breznev firmano gli accordi “Salt-1” per limitare le armi strategiche. L'intesa è suddivisa in due parti, seguita da una serie di protocolli collaterali. Stati Uniti e Unione Sovietica congelano gli arsenali di missili balistici intercontinentali, quelli in dotazione ai sottomarini e i bombardieri strategici. La seconda parte degli accordi riguarda la costruzione dei sistemi antimissile (Abm), prevedendone due sia per gli Usa, che per l'Urss: uno a protezione delle rispettive capitali, l'altro da situare a protezione della base giudicata più importante.

Eedificio Watergate a Washington DC. (Photo by AFP)

17 giugno – La scintilla del «Watergate». Cinque uomini, entrati illegalmente nel complesso del Watergate a Washington - dove c'era il quartier generale democratico per le elezioni presidenziali di novembre - vengono notati da un guardiano, che chiama la polizia e li fa arrestare. Sembra un furto con scasso da parte di alcuni topi d'appartamento, ma al Watergate comincia un'altra storia: l'amministrazione Nixon spiava la sede dei democratici. Il presidente sarà rieletto in novembre contro lo sfidante democratico George McGovern sfiorando i due terzi dei voti, ma lo scandalo del Watergate va avanti e nell'agosto 1974 sarà costretto a dimettersi.

11 luglio-1° settembre – Scacchi, Fischer-Spasskij: la sfida del secolo. Distensione diplomatica tra Usa e Urss, ma Guerra fredda che continua davanti alla scacchiera. Con un monte premi di 250 mila dollari, allo Sportstadion della capitale islandese Reykjavik l'americano Bobby Fischer (29 anni) sfida il russo Boris Spasskji (35 anni), campione del mondo in carica di scacchi. La gara suscita un grande interesse anche in Italia: ne parlano i giornali, la radio, la televisione, se ne discute al bar come per le partite di calcio. Forse il nobile passatempo ha un numero di amatori più grande di quel che si può pensare. Sulla distanza delle 21 partite, vince Fischer 12,5 a 8,5. E dire che l'americano aveva cominciato malissimo, perdendo subito la prima partita e non presentandosi all'ora fissata per la seconda, dichiarando di essere stato disturbato il giorno precedente dal ronzio delle telecamere: l'arbitro però non accetta la giustificazione e dà partita persa all'americano, quindi 2 a 0. A questo punto nasce la voce (storia o leggenda) della telefonata di Henry Kissinger, che convince Bobby Fisher a non fare più capricci e tornare a giocare. E comincia la rimonta.

I Giochi Olimpici di Monaco del 1972 furono oscurati da un attacco dei terroristi del “Settembre nero” alla squadra israeliana il 5 settembre 1972. (Photo by Klaus Rose / DPA / dpa Picture-Alliance via AFP)

5 settembre – Olimpiadi insanguinate a Monaco. Un commando di otto fedayn palestinesi di “Settembre nero” penetra all'alba nel villaggio olimpico, sequestrando nove atleti israeliani e uccidendone altri due che avevano opposto resistenza. In cambio della vita degli ostaggi, i terroristi chiedono la liberazione di duecento fedayn detenuti in carcere a Tel Aviv. Il governo tedesco finge di acconsentire alla richiesta e intanto prepara un piano di attacco, che però non ha successo. Lo scontro a fuoco finisce con un massacro: muoiono i nove ostaggi, cinque terroristi e un poliziotto. Tre fedayn, di cui uno ferito, sono catturati. L'operato delle autorità tedesche viene criticato da più parti, anche perché le gare olimpiche erano state sospese solo poche ore.

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