alternanza scuola-lavoro

Tre ragazze dal liceo artistico di Padova alla copertina di Nature Astronomy

In collaborazione con l’Università patavina, le tre studentesse rappresentano i blazar, fenomeno energetico connesso ai buchi neri

di Leopoldo Benacchio

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In collaborazione con l’Università patavina, le tre studentesse rappresentano i blazar, fenomeno energetico connesso ai buchi neri


3' di lettura

Chi l'avrebbe mai detto che la tanto discussa alternanza scuola lavoro avrebbe portato a una miglior rappresentazione di uno dei fenomeni più esotici dell'Universo, i blazar, e alla copertina di questo mese niente meno che di Nature Astronomy, importante mensile del settore. È' quel che è successo a Padova, all'ombra della cattedra che fu 400 anni fa di Galileo Galilei.

Grazie a una collaborazione fra il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università, che porta il nome del grande scienziato pisano, e il Liceo artistico Amedeo Modigliani, tre studentesse dell'ultimo anno si sono cimentate nella non facile impresa di rappresentare uno di questi fenomeni. L'anno scorso infatti a Padova c'è stato un Convegno di specialisti su questo tema e il poster-annuncio è stato creato dalle tre, sotto la direzione scientifica di Elisa Prandini, ricercatrice che studia da anni questo intrigante puzzle cosmico.

Da sinistra, Emily Ampezzi, Beatrice Del PIccolo eChiara Schiavo

L'immagine principale dell'annuncio del Convegno è stata ripresa da Nature per illustrare un lavoro di analisi della comprensione dei Blazar fatta proprio dal gruppo della Prandini e altri. Una volta tanto la criticatissima alternanza scuola lavoro ha prodotto, con tanto impegno da entrambe le parti, un risultato eccellente.

I blazar sono fra i fenomeni più inquietanti che avvengono nell'Universo, ancora non ben compresi, stanno al centro di galassie simili alla nostra, con miliardi e miliardi di stelle che girano attorno al centro dove un buco nero vorace inghiotte tutta la materia che può.

La copertina di Nature Astronomy

La cosa strana, rispetto a quel che avviene nella nostra Via Lattea, fortunatamente esente da questo fenomeno, è che la presenza di campi magnetici provocati probabilmente dalla rotazione, come nelle dinamo delle biciclette, ruba un bel po' di materiale al buco nero proprio quando se lo sta inghiottendo e lo espelle a velocità relativistiche, prossime cioè a quelle della luce, formando un jet che a sua volta diffonde radiazione cosmica e particelle.

Oggi come oggi l'approccio che si usa è quello di osservare i fenomeni in tutte le lunghezze d'onda possibili, captarne cioè l'immagine ottica, i raggi gamma emessi, l'ultravioletto, le emissioni radio.

Certo si poteva fare un disegno qualunque, ben fatto, ma Emily Ampezzi, Beatrice Del Piccolo e Chiara Schiavo, seguite anche dalla loro insegnante di Liceo, Daria Mauri, hanno voluto mettersi in gioco e nelle 40 ore a disposizione si sono messe d’impegno.

«Abbiamo fatto degli incontri in cui abbiamo spiegato loro il fenomeno e le osservazioni finora fatte, cercando di mettere a fuoco i temi salienti per una rappresentazione di questo fenomeno che stiamo studiando in tutto il mondo», dice Elena Prandini.

La docente Elisa Prandini

Le ragazze si sono impegnate a fondo trovando soluzioni originali per rendere al meglio i concetti e le misure in gioco. Non si tratta insomma di fantasia, ma di scienza resa al pubblico grazie all'arte. Ad esempio per rendere le stelle sono stati fotografati a parte dei chiodi resi poi al negativo, che appaiono quindi come punti luminosi esattamente come le stelle che vediamo con gli occhi la notte.

I vari colori dell'imponente getto che parte dal centro sono strettamente legati alla lunghezza d'onda della radiazione in quel punto, per una resa al tempo stesso fedele e spettacolare. Ogni colore insomma rappresenta un diverso aspetto del complesso fenomeno. Le ragazze hanno avuto libertà massima di espressione entro i limiti di una resa scientifica dell'immagine.

«Ci siamo messe d’impegno nel mettere insieme le nostre tre idee inizialmente diverse, per avere un risultato bello, creativo ma fedele all'immagine che la scienza ci fornisce di questo fenomeno», dice una delle tre studentesse, Chiara Schiavo, cui l'esperienza è piaciuta molto anche se veramente impegnativa. Tanto si è appassionata che, anche grazie alla ispirazione dell'insegnante di matematica, che le ha fatto amare questa materia, si è iscritta ora a Ingegneria dell'Informazione, coltivando comunque sempre la sua vena artistica.

«Seguendo le tre ragazze ho ripensato e inquadrato meglio anche io alcune parti di questo fenomeno che continueremo a studiare anche con i prossimi telescopi specializzati, Cherenkov, alle Canarie e in Cile, cui l'Italia da un contributo di primaria importanza», conclude Prandini. D’altra parte l'insegnamento è una forma di comunicazione bidirezionale, anche se agli studenti non sembra mai che anche chi spiega impara.

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