MINI GUIDA PER SAPERE

Tre tipologie di ibrido per ogni esigenza

Mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid: le caratteristiche e le potenzialità

di Giulia Paganoni

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(Petair - stock.adobe.com)

Mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid: le caratteristiche e le potenzialità


3' di lettura

Auto elettrificate, termine di moda che ha tanti significati e fondamentante coincide con Ibride e non con elettriche pure. Infatti, questa tipologia di veicoli è dota di un powertrain termico a cui è affiancato un motore elettrico (di dimensioni e funzioni diverse a seconda della tipologia) e da un accumulatore di energia. Ma ci sono ibridi e ibridi. Infatti, attualmente sul mercato esistono tre casistiche di elettrificazione che si differenziano sia per il funzionamento sia per i costi. Queste sono le tipologie: mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid.

La prima tipologia che analizziamo è quella delle mild hybrid (Mmhev). Queste, va detto subito, non hanno mai una trazione solo elettrica, ciò significa che l’energia prodotta o accumulata non serve per avere trazione sulle ruote. Infatti, questi veicoli ibridi sfruttano un piccolo motore elettrico per supportare lo sforzo del powertrain tradizionale nelle partenze da fermo, nelle variazioni di velocità così come per aiutare nella gestione dei sistemi di bordo. Ma dire mild hybrid è ancora molto generico in quanto esistono tre sottocategorie che si differenziano per il Voltaggio delle rete elettrica: il basico e meno costoso è il 12 Volt; l’intermedio è dato dal 22,5 Volt che utilizza un supercondensatore al posto della batteria che accumula e libera l’energia, attività che avviene molto rapidamente (al momento Mazda è l’unico marchio ad adottarlo); infine, il sistema a 48 Volt che dispone di una piccola batteria agli ioni di litio. Quest’ultima rete è piuttosto costosa ed è proprio questo il motivo per cui viene utilizzata per i modelli di segmenti medio-alti, incidendo in modo non troppo elevato sul prezzo finale.

La seconda tipologia di veicoli elettrificati è data dai full hybrid, detti anche ibridi puri, forse i più conosciuti sul mercato, dove sono arrivati nel 1997 con la Toyota Prius. La trazione, in questo caso, è demandata al motore termico o a quello elettrico (entrambi di potenza paragonabile) ma, in quest’ultimo caso, per pochissimi chilometri e a velocità ridotte. Se le batterie (da circa 1-2 kWh) sono cariche, la partenza avviene in elettrico e in accelerazione i due motori collaborano per aiutare prestazione ed efficienza. In rilascio, invece, il dispositivo elettrico di trasforma in un generatore atto a ricaricare le batterie. Lo shift tra motore termico ed elettrico è pressoché impercettibile e non incide sulla dinamica di guida. Il prezzo d’acquisto è pressoché uguale a modelli termici.

La terza, ed ultima, tipologia di elettrificazione, è quella plug-in hybrid (phev), ovvero l’ibrido ricaricabile alla spina. Questa fornisce la possibilità di percorrere alcune decine di chilometri a zero emissioni alla marmitta (in media le auto presenti sul mercato garantiscono un’autonomia di 50/60 km), cioè in modalità 100% elettrica. Questo grazie alla presenza di un motore elettrico affiancato da un pacco batterie che possono essere ricaricate da una fonte esterna, come accade con le auto elettriche pure. Questa tipologia ha i vantaggi dell’auto elettrica per gli spostamenti in città uniti ai benefici di un’auto a motore termico perché non c’è bisogno dello sviluppo dell’infrastruttura per i lunghi viaggi dato che è presente un powertrain tradizionale di solito a benzina ma in alcuni caso anche diesel. Da sottolineare anche che dato il peso elevato del veicolo, quando si finisce l’energia nella batteria e l’auto ha trazione solo grazie al motore termico, i consumi diventano piuttosto elevati. Ma il principale svantaggio sta nel prezzo, ora di qualche migliaio di euro in più rispetto a una versione termica in virtù dalla presenza di batterie piuttosto voluminose le cui dimensioni potrebbero anche diminuire la capacità del bagagliaio. Da sottolineare, però, che le plug-in hybrid mantengono un valore residuo elevato nel tempo quindi sono sì un investimento iniziale ma il valore viene conservato nel futuro.

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