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Tregua Berlusconi e Meloni, ma toto ministri ancora aperto. Oggi la scelta dei capigruppo

Un colloquio a quattro occhi tra il leader di Fi (per la prima volta a via della Scrofa nella sede di Fdi) e il premier pectore

Governo: Meloni lascia sede FdI, i fan in strada "Grande, sdraiali tutti"

5' di lettura

Silvio Berlusconi cede, va a “casa” di Giorgia Meloni, in via della Scrofa, e quasi subisce la tregua con la leader di Fratelli d’Italia. Un’ora e mezzo dopo, insieme annunciano che il centrodestra andrà unito alle consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo. È la novità che segna - almeno ufficialmente - il superamento delle incomprensioni tra i due leader, esplose nel giorno del mancato voto di Forza Italia al presidente del Senato, acuite dal braccio di ferro del Cavaliere per “salvare” la sua fedelissima Licia Ronzulli (battaglia persa) e sfociate negli appunti feroci sulla sua ex ministra.

Meloni: ora guardiamo avanti

Il sigillo arriva con la nota congiunta dei due partiti: «L’incontro si è svolto in un clima di unità di intenti e di massima cordialità e collaborazione». Dichiarazioni a parte, il mood è cambiato ed è Meloni a tradurlo in parole: «Ora guardiamo avanti e pensiamo a dare un governo al Paese», gli avrebbe detto per andare oltre. Ma Berlusconi non è convinto. Nel faccia a faccia insiste a lungo perché Elisabetta Casellati sia nella squadra di governo - e sembra di averla spuntata per lei, con il ministero delle Riforme - avrebbe chiesto espressamente il presidente della Croce rossa, Francesco Rocca, al ministero della Salute e il ruolo di vicepremier per Antonio Tajani. Quando esce non è soddisfatto, ma non può che accettare. L’incontro riparatore finisce insomma con una tregua forzata, ma necessaria per far decollare il governo di centrodestra.

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La «trasferta politica» del Cavaliere

«I due leader sono al lavoro per dare il più presto possibile all’Italia un governo forte, coeso e di alto profilo - recita ancora la nota - che si metta subito al lavoro per affrontare le urgenze» citando l’impegno sui dossier economici più urgenti, a partire dal caro energia. Un risultato a cui però Berlusconi arriva di “malavoglia”. Il patriarca azzurro non nasconde ai suoi il disappunto per essere andato a Canossa, dalla premier in pectore che incontra nella sede di Fratelli d’Italia. In via della Scrofa, a memoria dei cronisti, non è mai entrato. Se lo ricorda invece Ignazio La Russa, rammentando una visita del Cavaliere quando c’era il Movimento sociale. È la seconda volta di una sua trasferta politica - la prima fu al Nazareno da Matteo Renzi, il 18 gennaio 2014 - e il cambio di location, rispetto ad Arcore o Villa Grande, pesa. Emblematiche, in questo senso, sono le facce dei leader, che parlano e dicono altro rispetto alla nota comune. All’uscita, Berlusconi passa dal cortile e sale in macchina. Sguardo fisso e faccia seria, l’espressione è più che perplessa. Un po’ tirata sembra pure la padrona di casa: quando arriva l’ex premier, lo accoglie in cortile e accenna un sorriso.

Colloquio a quattr’occhi

Berlusconi arriva da FdI da solo, nessuno dei suoi storici consiglieri lo affianca e il colloquio è a quattr’occhi. Rigorosamente da soli. A vertice in corso, La Russa sparge fiducia («Sicuramente andrà bene, me lo auguro e ne sono convinto», dice ai cronisti a conferma forse del ruolo di mediatore tentato nei giorni scorsi), così come ottimista è pure Matteo Salvini («Smentiti i gufi e la sinistra, il centrodestra è determinato a partecipare alle consultazioni con una delegazione unitaria per poi offrire al più presto un governo all’altezza delle aspettative degli italiani»). Ancora più soddisfatto Francesco Lollobrigida, braccio destro meloniano: «Anche questa volta gli avvoltoi resteranno senza pasto». È lui ad avanzare pure la speranza che il nuovo governo «possa giurare la settimana prossima e presentarsi alle Camere per la fiducia».

Verso il nuovo governo

Un auspicio dettato dal possibile timing per il nuovo governo: una volta dato l’incarico, le consultazioni potrebbero cominciare tra giovedì o venerdì (in quest’ultimo caso il presidente Sergio Mattarella aspetterebbe la fine del Consiglio europeo che si chiuderebbe venerdì pomeriggio) per arrivare al giuramento domenica o lunedì. Da un punto di vista pratico, uno dei nodi politici che si scioglierà per primo è quello dell’elezione dei capigruppo. Mercoledì 18 i gruppi sono infatti convocati dalle 14 al Senato e alle 15 alla Camera per la scelta dei leader dei parlamentari, passo necessario per dare piena operatività ai gruppi. A palazzo Madama la capigruppo è in programma alle 17.

La composizione della squadra

Nel giorno in cui il centrodestra ricompone lo scontro dell’ultima settimana, inizia a prendere forma anche la squadra di governo. Giorgia Meloni concede all’alleato di Forza Italia quella “pari dignità” invocata fin dall’esito delle urne, dove gli azzurri sono usciti penalizzati nonostante la percentuale elettorale vicinissima a quella leghista, per via della suddivisione dei collegi. Ma Berlusconi, almeno per ora, non ottiene il bottino più ambito: il ministero della Giustizia che - la premier in pectore tiene il punto - andrà a Carlo Nordio, magistrato in pensione e neoeletto deputato di Fratelli d’Italia. Per Elisabetta Casellati, la favorita di Fi per il ruolo di Guardasigilli, potrebbero invece aprirsi le porte di un nuovo ministero delle Riforme (non c’è questa delega nel governo Draghi). Anche Università e ricerca e Pa dovrebbero rientrare nel portafoglio azzurro: nel primo caso la casella potrebbe essere occupata da Annamaria Bernini, mentre per il dopo-Brunetta si parla di Alessandro Cattaneo o anche di Sestino Giacomoni, entrambi potrebbero anche andare a presidiare il Mef come sottosegretari.

Transizione ecologica a Fi, al Viminale il prefetto Piantedosi

Niente da fare nemmeno per il Mise mentre, nello schema delineato a via della Scrofa, Fi conquisterebbe il ministero della Transizione ecologica. Al posto di Roberto Cingolani andrebbe Gilberto Pichetto ma l’energia potrebbe tornare a via Veneto, con lo Sviluppo economico che in questo caso andrebbe a Guido Crosetto («Sono all’estero, non so niente» twitta il cofondatore di Fdi, nome ricorrente nel totoministri, ipotizzato in vari ruoli, compreso quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio). A Forza Italia spetterebbe la Farnesina con Antonio Tajani che, nella richiesta del Cavaliere, dovrebbe ricoprire anche il ruolo di vicepremier.

Su questo una riflessione sarebbe ancora aperta ma anche in casa Lega si dà per scontato il doppio ruolo per Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture. Gli altri 4 ministeri per il partito di via Bellerio (oltre al Mef, fuori quota) sarebbero l’Agricoltura, dove resta in pole l’attuale sottosegretario Gian Marco Centinaio, gli Affari regionali e l’autonomia destinato a Roberto Calderoli dopo il passo indietro rispetto alla presidenza del Senato, il ministero dell’Interno dove il nome più forte rimane quello del prefetto Matteo Piantedosi, che ha già ricoperto il ruolo di capo di gabinetto quando al Viminale c’era Salvini. Il quarto ministero potrebbe essere l’istruzione o la famiglia - per cui circola il nome di Simona Baldassare - o ancora la disabilità, cui in un primo momento sembrava potesse rimanere l’attuale ministro Erika Stefani, anche se le sue quotazioni sarebbero in calo.

Al Lavoro sembra mettere tutti d’accordo al momento Marina Calderone, che guida il consiglio dell’ordine dei consulenti del lavoro. A Palazzo Chigi, come sottosegretario alla presidenza, Meloni dovrebbe portare con sé il fidatissimo Giovanbattista Fazzolari ma nei giorni scorsi si era ipotizzato, nel caso Fazzolari avesse assunto le deleghe all’attuazione del programma, anche a una figura tecnica. Un nome era quello di Giuseppe Chiné, attuale capo di gabinetto di Daniele Franco. Ma si racconta che Giorgetti abbia chiesto di tenerlo al Mef, se davvero toccherà a lui sedere alla scrivania di Quintino Sella. Ancora scoperta la casella della Salute, contesa tra Fi ed Fdi (con i nomi di Bertolaso e Rocca).

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