la giornata dei mercati

Tregua sullo spread, Piazza Affari rimbalza del 2% con banche e utility

di Cheo Condina

Governo, la crisi più lunga: con l’impennata dello spread si riapre l’ipotesi di Governo politico

5' di lettura

La tregua sullo spread Btp-Bund, che sulla scadenza decennale chiude in ribasso a 275 punti base (dai 303 di ieri), fa respirare Milano che archivia la seduta con un rialzo del 2,09%. Il parziale allontanamento delle elezioni a luglio - che sia con un ritorno all'alleanza di Governo M5S-Lega o con un Governo Cottarelli in extremis - ha contribuito ad arginare la speculazione. Più contrastate le altre Borse europee nonostante l'apertura in buon rialzo di Wall Street, che a sua volta non ha risentito della leggera revisione al ribasso del pil Usa del primo trimestre (dal 2,3% al 2,2%). In Italia regna intanto ancora la più profonda incertezza sull'eventuale nuovo Governo (o sul ritorno alle urne) ma intanto a Piazza Affari risalgono posizioni i due settori più penalizzati degli ultimi giorni: banche e utility. Finecobank vola (+6,44%), ma la migliore è Mediobanca (+7%, unica a essere stata risparmiata dalla bocciatura emessa da Merrill Lynch per i principali istituti italiani), Terna (+4%) e Poste Italiane (+4,2%); brilla anche Fca (+4%) che domani presenterà l'ultimo piano del Ceo Sergio Marchionne: al proposito le ultime indiscrezioni parlano di un futuro focus del gruppo su Jeep e Maserati con le vendite del marchio Fiat che potrebbero essere interrotte in Cina e Nord America. In coda al listino, invece, Cnh (-1,3%) dopo che il numero di uno di Exor, John Elkann, ha parzialmente frenato sul possibile spin off di Iveco. Sul resto del listino fiammata di Retelit (+13,6%). Il petrolio avanza ancora con il Wti che balza del 2,1% a 68,13 dollari al barile. Sul mercato valutario l'euro/dollaro recupera dai minimi da luglio 2017 col rialzo corposo da tre settimane e torna su 1,16 dollari a 1,162 (da 1,155 ieri sera). Euro/yen a 126,55 (da 125,65) mentre il dollaro/yen è a 108,89 (da 108,75). , piace ai mercati che sperano in una stabilizzazione del quadro politico italiano, con lo spread in calo e l'euro in recupero.

Spread in altalena, rendimenti BTp in rialzo in asta
Lo spread tra BTp e Bund ha vissuto una giornata in altalena e ha chiuso a quota 275 dopo aver oscillato tra un minimo di 252 e un massimo di 303 punti e a valle della seduta nera vissuta ieri al culmine della crisi politica. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco aveva chiuso ieri a quota 303 punti base, ai massimi dal giugno 2013. Sul primario, volano i rendimenti dei BTp e dei CcTeu che riflettono in asta l'impennata registrata in questi giorni sul mercato secondario. Nel dettaglio il Tesoro ha emesso la settima tranche del BTp a 5 anni per 1,75 miliardi a fronte di una richiesta pari a 2,68 miliardi. Il rendimento è salito di 175 centesimi attestandosi al 2,32%, ai massimi da gennaio 2014. Collocata anche la nona tranche del BTp a 10 anni: a fronte di richieste per 2,7 miliardi l'importo emesso è stato pari a 1,82 miliardi (inferiore all'importo massimo pari a 2,25 miliardi) mentre il rendimento, in rialzo di 130 centesimi sull'asta del mese scorso, si è attestato al 3%, ai massimi da giugno 2014. Infine, la terza tranche del CcTeu, assegnata per 2 miliardi a fronte di una domanda totale pari a 2,876 miliardi, ha spuntato un rendimento lordo del 2% (+177 centesimi sull'asta precedente).

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Moody's mette 12 banche sotto lente per possibile downgrade
L'agenzia Moody's ha comunicato di aver messo sotto osservazione 12 banche italiane a seguito dell'avvio della revisione del rating sovrano dell'Italia in vista di un possibile «downgrade». Nella decisione sono coinvolte UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Cdp, Mediobanca, Bnl, Fca Bank, Credito Emiliano, Credit Agricole-Cariparma, Cassa Centrale Raiffeisen, Invitalia e, infine, la Banca del Mezzogiorno.

Banche positive, corre Mediobanca
Sull'azionario milanese danno il tono alla giornata ancora una volta i titoli bancari, che dopo qualche incertezza prendono la via del rialzo con Mediobanca che guida i rialzi mettendo a segno un rialzo di quasi 5 punti percentuali. In luce anche Banco Bpm e Intesa Sanpaolo. Banca Pop Er e Ubi Banca hanno preso vigore a metà giornata, dopo aver perso quota nel corso della mattina Corrono le utilities con Italgas, Terna e A2a in grande spolvero. E' in recupero Poste Italiane penalizzata nei giorni scorsi. Resta indietro Saipem, ieri in netto progresso, nonostante il giudizio di Hsbc che ha avviato la copertura sul titolo con giudizio buy e target price a 4,25 euro.

Vola Unipolsai, con Unipol salita al 76,29% della controllato
Unipolsai, tra le migliori del Ftse Mib, è arrivata a guadagnare più del 6% per poi chiudere comunque in forte rialzo. A sostenere le azioni, che in precedenza erano entrate in asta di volatilità e poi sono rientrate in contrattazione, è il fatto che Unipol ha stretto ulteriormente la presa su Unipolsai, continuando ad acquistare azioni della controllata e salendo dal 73,5 al 76,29%. Come riporta Il Sole 24 Ore, la notizia ha rilanciato in Borsa le voci di un prossimo intervento sulla catena di controllo del gruppo bolognese, ipotesi che l'amministratore delegato di Unipol e presidente di Unipolsai Carlo Cimbri aveva definito impensabile, almeno finché la banca sarà nel perimetro della holding. Cimbri aveva però detto che, se si dovessero creare le condizioni, «bisognerà comunque valutare convenienza e opportunità». Tra le opzioni possibili, secondo il quotidiano quella più «suggestiva» è un'operazione alla pari con un altro operatore del settore, eventualmente straniero, anche se lo scenario attuale in Italia non sembra favorire ipotesi di questo genere. Gli analisti di Mediobanca Securities, che tengono conto delle possibili evoluzioni, hanno su Unipol una valutazione «outperform» con obiettivo di prezzo a 4,5 euro per azione e «neutral» su UnipolSai con target price di 1,9 euro.

Pil Usa rivisto al ribasso, occupazione Usa sotto attese

Intanto la crescita economica statunitense si è rivelata leggermente più debole del previsto rispetto a quanto inizialmente stimato nel primo trimestre del 2018. Dalla seconda lettura diffusa dal dipartimento al Commercio emerge che il Pil è cresciuto al tasso annuale del 2,2% e non del 2,3% come atteso dagli analisti e come calcolato nella prima lettura. Il dato è inferiore al trimestre precedente, quando gli Stati Uniti avevano registrato un +2,9% e un +3,2% nel terzo trimestre del 2017. Crescita al di sotto delle previsioni dell'occupazione nel settore privato americano a maggio. Il dato, che anticipa il rapporto sul lavoro che sara' pubblicato venerdi', conferma i progressi del settore. Secondo il rapporto mensile redatto da Macroeconomics Advisers e dall'agenzia che si occupa di
preparare le buste paga Automatic Data Processing, il mese scorso sono stati creati 178.000 posti di lavoro in piu' su aprile, mentre le stime erano per +187.000.


(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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