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Tremila default al giorno (+17%): studenti Usa strozzati dai debiti

di Enrico Marro

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2' di lettura

Se grattiamo oltre i brillanti record dell’occupazione e delle azioni di Wall Street, negli Stati Uniti troviamo qualcosa di molto inquietante: gli enormi debiti contratti dagli studenti e dalle loro famiglie per pagarsi le costose università d’oltreoceano.

Il debito universitario americano oggi è pari a 1300 miliardi di dollari, circa la metà di quello pubblico italiano: solo nel quarto trimestre 2016 i debiti per lo studio statunitensi sono aumentati di 31 miliardi di dollari. A dover pagare questi particolari “mutui” sono qualcosa come 42,4 milioni di cittadini statunitensi, dicono i dati del Department of Education, ossia circa un settimo della popolazione. In media, nel 2015 ogni studente californiano aveva oltre 22mila dollari di debiti, che salgono a oltre 36mila dollari per gli allievi del New Hampshire.

Ma il dato più inquietante è quello sugli oltre 4,2 milioni di debitori che nel 2016 hanno gettato la spugna dichiarando default, il 17% in più dell'anno precedente. «Nonostante il boom della Borsa e il crollo della disoccupazione, chi ha contratto debiti per frequentare l’università sta combattendo per sopravvivere», lamenta Rohit Chopra, membro della Consumer Federation of America ed ex ombudsman del Consumer Financial Protection Bureau. Anche perché chi diventa insolvente rischia guai a ripetizione, continua Chopra: di non poter essere assunto in un nuovo posto di lavoro, di vedere decurtati gli accantonamenti per la pensione e perfino di non riuscire a comperare casa.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco del debito universitario, poi, è arrivato Trump. La nuova amministrazione americana ha completamente ribaltato le direttive di Obama: l’ex presidente aveva proibito alle agenzie di garanzia (in pratica i creditori) di addebitare salate commissioni di riscossione a chi stipula un accordo per cercare di uscire dal default, in modo da dare un po’ di ossigeno a chi vuole rientrare dall’insolvenza.

Ora però Trump ha ingranato la retromarcia: chi scivola in default si ritroverà addebitate anche le commissioni di riscossione dei creditori, con il risultato di incontrare maggiori difficoltà a rimettersi in carreggiata. «Incredibile vedere come l’attuale amministrazione prenda posizione contro i debitori in default che fanno ogni sforzo per ripagare quanto dovuto in tempi stretti», attacca Persis Yu, direttore dello Student Loan Borrower Assistance Project al National Consumer Law Center. Che sia questa, come si sussurra da tempo, la nuova bolla “subprime” che piegherà l’America?

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