si oppongono a progetto del Pentagono

Tremila dipendenti Google contro l’azienda: no a collaborazioni militari

di Biagio Simonetta

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(Epa)


3' di lettura

Più di tremila firme per bloccare la partecipazione di Google a “Maven”, progetto del Pentagono che mira a integrare tecnologie di intelligenza artificiale in ambito militare. È il risultato di una sorta di class action che gli stessi dipendenti di Big G hanno intrapreso nelle scorse ore, sottoscrivendo una lettera indirizzata al Ceo dell'azienda, Sundar Pichai. «Riteniamo che Google non debba essere coinvolta in azioni di guerra. – recita la missiva - Pertanto chiediamo che il Progetto Maven sia cancellato, e che Google applichi una politica chiara in base alla quale Google e le aziende partner si impegnano a non partecipare alla costruzione di tecnologia di guerra».

Nei giorni scorsi, vista la crescente preoccupazione, Diane Greene, che dirige l'attività di Google nel settore delle infrastrutture cloud, aveva rassicurato un po' tutti durante una riunione, chiarendo che le tecnologie in sviluppo non erano progettate per lanciare armi. Ma gli oltre tremila dipendenti firmatari della lettera indirizzata a Pichai non sono convinti, e temono che una volta consegnata la tecnologia in mano all'esercito possa succedere l'imprevedibile.

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Secondo i firmatari, tra i quali compaiono decine di ingegneri senior, l'adesione a Project Maven «danneggerà irreparabilmente il marchio di Google e la sua capacità di competere per talento». Del resto, le paure sugli effetti di un'Intelligenza artificiale armata sono crescenti, e Google «sta già lavorando per rassicurare le persone». Invece, «con la stipula del presente contratto, Google aderirà a altre aziende come Palantir, Raytheon e General Dynamics. E il fatto che partecipino al piano anche altre imprese, come Microsoft e Amazon, non rende questo meno rischioso per Google». L'accordo col Pentagono, secondo i tremila dipendenti, è in netto contrasto col motto aziendale “Don't Be Evil” (non essere malvagio).

Il destinatario della lettera, come detto, è il Ceo Sundar Pichai, il quale pur senza far riferimenti espliciti alla missiva, è intervenuto sulla faccenda, dichiarando che «tutto l'uso militare dell'intelligenza artificiale solleva preoccupazioni valide». Pichai ha confermato che esiste una discussione interna all'azienda su questo tema, e da Google hanno fatto sapere che la questione sollevata dalla lettera è «estremamente importante e vantaggiosa».

C'è da aggiungere che alcuni dei massimi dirigenti di Google hanno importanti relazioni con il Pentagono. Eric Schmidt, ex presidente esecutivo di Big G e tuttora membro del consiglio di amministrazione di Alphabet, fa parte di un organo consultivo del Pentagono, il Defense Innovation Board. Con lui anche uno degli attuali VP di Google, Milo Medin. E sarà importante capire l'influenza di queste connessioni.

Va detto che nonostante la lettera contro l'adesione a Project Maven sia stata firmata da oltre tremila dipendenti, siamo davanti a una netta minoranza (in totale sono oltre 70mila). E questo lascia spazio a diverse ipotesi. Google farà marcia indietro davanti a una richiesta simile sottoscritta da circa il 5% dei suoi dipendenti? O, seguendo Amazon e Microsoft, presto renderà pubbliche le tecnologie sviluppate per il Pentagono?

Project Maven è stato avviato dal Pentagono nell'aprile dello 2017 con uno scopo abbastanza preciso: accelerare l'integrazione delle tecnologie per il machine learning e l'elaborazione dei big data da parte del Ministero della Difesa. Secondo il Wall Street Journal, il Dipartimento della Difesa americano, avrebbe speso 7,4 miliardi di dollari in aree relative all'intelligenza artificiale nel 2017. E le aziende coinvolte sono tante. Google, in particolare, si sta occupando di sviluppare sistemi intelligenti di analisi dei contenuti dei filmati catturati dai droni militari.

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