ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSuperbonus edilizi: l’intervista

Tremonti: «Dopo le truffe il governo doveva reagire subito. Ora il settore è drogato»

Parla il padre della prima legge italiana che utilizzava lo strumento fiscale per spingere l’economia

di Alessandro Galimberti

Nuovo stop Superbonus, crediti banche in esaurimento

3' di lettura

È il padre della prima legge italiana che utilizzava lo strumento fiscale per spingere l’economia – e non, come da paradigma costituzionale, per drenarne risorse nell’ottica del concorso alla spesa pubblica (articolo 53 della Carta). Inevitabile quindi chiedere a Giulio Tremonti, ministro del Berlusconi I di 28 anni fa e promotore della Tremonti, appunto, un parere qualificato sui superbonus edilizi che, soprattutto in epoca pandemica e di resilienza da Pnrr, hanno spinto in alto l’economia e forse anche i rischi per i contribuenti e per il sistema creditizio nel suo complesso.

Professore, come valuta la circolare di ieri delle Entrate con la stretta su banche e intermediari che potrebbero essere chiamati a rispondere delle difformità (e delle truffe) a monte?

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Credo che l’Agenzia abbia fatto il suo dovere e ritengo che il testo sia del tutto condivisibile.

È un’assoluzione piena?

No, è una constatazione. Quello che emerge dalla lettura della circolare (130 pagine, ndr) era già chiarissimo nella legge impianto della norma, io lo vidi subito come avvocato e avvertii del rischio. La circolare ha solo evidenziato aspetti già interamente delineati allora.

Però?

Invece all’inizio si partì con il principio di sufficienza della piattaforma: bastava caricare lì i dati e tutto avrebbe funzionato. Ma non era così e non poteva ovviamente essere così.

Un’ebbrezza collettiva?

Direi che ci sono stati pochi controlli, ma attenzione, mi riferisco a Palazzo Chigi. Già a fine dicembre il Governo parlava di 4 miliardi di truffe, ci ricordiamo vero? Benissimo, bisognava reagire subito, non lasciare trascorrere sei mesi e demandare all’Agenzia il compito di riaffermare le regole, che già c’erano, ripeto. Sono atti e omissioni del Governo, non coinvolgerei altri livelli di responsabilità.

Non crede che questo gigantesco impulso al settore abbia finito anche per drogare il mercato e gonfiare costi di beni e servizi, ben prima dello shock bellico?

Certamente. È stato invertito il meccanismo di funzionamento della domanda e dell’offerta con una non naturale rotazione dei termini: si è scelto talvolta di ristrutturare non perché ci fosse la reale necessità di ristrutturare, ma più che altro per beneficiare dello sconto fiscale. Inevitabile che la situazione sfuggisse di mano a ogni livello. A un certo punto i ponteggi sono diventati i beni più scarsi del sistema economico, letteralmente spariti dal mercato. E per le pratiche bastava caricare dati sulla piattaforma e aspettare il ritorno fiscale nelle forme in cui era previsto.

I prodromi erano già chiari e chiaramente percepiti almeno dalla fine dello scorso anno.

Appunto, bisognava intervenire subito e non lasciar correre altri mesi. Dimenticavo, l’inizio dell’anno è stato impegnato nelle dinamiche per l’elezione del Quirinale. Il Governo ha gestito male la vicenda, in modo francamente discutibile.

Ora però sono stati mobilitati anche gli organi investigativi per smascherare le truffe e le organizzazioni criminali attratte dalle cartolarizzazioni “light”.

Il fenomeno ora è così grave che non può essere gestito solo con delazioni o indagini. Io parlerei a questo punto di un tragico infortunio con il quale si è illuso la gente e drogato un settore.

In ogni caso la crescita economica post pandemica e pre bellica è in buona parte ascrivibile all’exploit del settore edilizio.

Vero, anche se più che di crescita parlerei di rimbalzo, che emerge chiaramente anche dai report di Confindustria. Solo che il disegno dei superbonus è stato costruito, gestito, promosso come utile per qualsiasi scopo, per la spinta economica, per la regolarizzazione edilizia, per la conformità energetica. Tanto che finisce per ricordarmi una frase di Bersani sulle leggi: “Non puoi fare un maiale tutto di prosciutto”.

Al padre della Tremonti non si può non chiedere che cosa avrebbe fatto se fosse stato al posto di chi ha progettato, gestito e lanciato i superbonus edilizi.

Si è deciso di giocare su un campo di applicazione troppo grande, che invece andava delimitato in modo chiaro e circostanziato. E attenersi al meccanismo classico del “bisogno di ristrutturare quindi ristrutturo” e non invece “ristrutturo per rivendere il bonus”. Tempi, ambiti e criteri andavano gestiti meglio. Ma, ripeto, non è stata colpa dell’agenzia delle Entrate.

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