Industria

Treni, truck e bus per la corsa dell’idrogeno

di Filomena Greco

 A sinistra il prototipo “alfa” del Nikola Tre FCEV, alimentato a metano, realizzato da Iveco Group in collaborazione con Nikola nel sito di Ulm in Germania. Quest’anno il Gruppo – spin-off di Cnh industrial quotato a Milano – avvierà la fase di test su strada di una flotta di 12 mezzi commerciali a marchio Iveco, alimentati a metano, e utilizzati dagli operatori della Gdo

3' di lettura

Le competenze industriali non mancano, tanto da convincere la Regione Piemonte a fare dell’Hydrogen Valley uno dei due progetti pilota per il Pnrr. L’utilizzo dell’idrogeno come combustibile green per la mobilità del futuro è in fase avanzata di sperimentazione in diversi settori, dal trasporto ferroviario e commerciale fino alle applicazioni nel volo aereo o nello spazio, ambito nel quale l’idrogeno rappresenta una tecnologia consolidata e dove si sta lavorando a nuove applicazioni. L’Europa spinge per la decarbonizzazione del trasporto commerciale (2040) e per il comparto aeronautico (2050). In Piemonte sono in campo i principali player nazionali, da Iveco Group con Fpt a Punch, da Avio Aero a Thales Alenia Space, riuniti durante l’ultimo congresso dei metalmeccanici della Cisl di Torino.
È il trasporto pesante il comparto dove le alimentazioni a idrogeno avranno uno sviluppo più immediato nel tempo. A cominciare dai treni, con la francese Alstom che sviluppa nello stabilimento di Savigliano il primo treno a idrogeno che sarà utilizzato in Valcamonica. In prima fila anche truck e autobus, settore core per Fpt, azienda specializzata nel Powertrain in capo a Iveco Group. «I mezzi che trasportano molte persone o cose su lungo raggio – spiega Pier Paolo Biffali, vice president Powertrain Product Engineering per Fpt Industrial – richiedono una quantità di energia maggiore rispetto alle auto, dunque veicoli commerciali da 40 tonnellate o bus a medio e lungo raggio rappresentano applicazioni che nel medio termine non potranno rivolgersi alle batterie elettriche per questione di spazi, autonomia e energia impiegata. L’idrogeno invece, sotto forma di fuel cells o come alimentazione per motori a combustione interna, rappresenta una soluzione». Le fuel cells in particolare hanno una maggiore maturità tecnologica, la sfida è adattarle alla mobilità. «Siamo impegnati in un progetto europeo – spiega Biffali – e quest’anno porteremo a operare in tre nazioni 12 truck a marchio Iveco, alimentati a fuel cells, che saranno impiegati da clienti della grande distribuzione». In Italia manca ancora un background tecnologico sulle fuel cells aggiunge Biffali, «ma sui sistemi di propulsione a idrogeno la componentistica italiana e le competenze industriali potranno essere utili». Allo sviluppo di nuove tecnologie basate sull’idrogeno Punch, multinazionale dell’automotive ha dedicato una divisione vera e propria. Nella sede a Torino sta realizzando una piccola centrale di produzione di idrogeno alimentata da energia prodotta da pannelli solari. «Stiamo lavorando su tecnologie diverse, da un lato le fuel cells nelle applicazioni industriali, dall’altro i motori ibridi alimentati a idrogeno, con un taglio delle emissioni di CO2 che può andare dal 30 al 100%» racconta Luca Borgia, Chief Engineer & Program Manager Punch Torino. «Stiamo studiando un motore ibrido per i pick-up – aggiunge – e stiamo lavorando alla riconversione di un motore nautico V8 di origine Gm da utilizzare su piccoli yacht».
Thales Alenia Space gioca un ruolo da protagonista nel mondo delle esplorazioni spaziali grazie al contributo importante nella costruzione dei moduli abitativi per la Stazione spaziale internazionale. «L’idrogeno è il propellente più efficace nello spazio – spiega Steward Pelle, responsabile Studi Fuel Cells per TAS – e le fuel cells sono lo strumento di generazione dell’energia in quota. Oggi si è evoluto il modo di usare l’idrogeno come vettore energetico, si sta lavorando allo sviluppo di un sistema integrato a ciclo chiuso come fosse una grossa batteria a idrogeno capace di rigenerando il gas, una tecnologia che ci permette di fare un salto in avanti nelle esplorazioni spaziali, stiamo lavorando su questo fronte a Torino dove abbiamo realizzato un prototipo. Un altro esempio di applicazioni è legata alla capacità, attraverso l’uso di elettrolizzatori, di rigenerare l’acqua all’interno degli ambienti in orbita per produrre ossigeno». Avio Aero è un protagonista della propulsione aeronautica, settore alle prese con l’urgenza di ridurre le emissioni. «Abbiamo intrapreso un percorso a livello europeo – racconta Massimo Varriani, System Leader delle Iniziative per l’Idrogeno Avio Aero – e per anni abbiamo lavorato sull’efficientamento dei motori. Attualmente il problema principale per un velivolo è lo stoccaggio dell’idrogeno e il fatto che la carica energetica a confronto con gli attuali combustibili è più bassa». Le fuel cells hanno un gap tecnologico in ambito aeronautico legato alla potenza disponibile. Ma questa tecnologia «potrà aggredire – aggiunge – i mercati regional mentre la combustione diretta potrebbe essere utilizzata nello short-medium range, responsabile di buona parte delle emissioni del settore». Una sfida industriale difficile per il settore aeronautico su cui però si sta lavorando.

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