Risarcimento danni con beffa

Treno fermo al gelo? Rimborsato solo metà biglietto

di Patrizia Maciocchi


Pendolari: come funziona l’indennizzo in caso di ritardo dei treni

2' di lettura

Solo metà biglietto rimborsato e niente danno non patrimoniale se il treno arriva con 5 ore di ritardo e si resta al buio e al gelo in vagoni privi di riscaldamento. Le eventuali complicazioni alla salute per la “sosta” forzata in condizioni di estremo disagio, come la febbre, non bastano per far scattare il pregiudizio non economico. La Cassazione (sentenza 10596) respinge sia il ricorso di Trenitalia, sia quello di una coppia di passeggeri che, partiti da Milano dovevano arrivare a Pontremoli alle 19,05, ma sono giunti a destinazione passata la mezzanotte.

La sentenza

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Il giudice di pace aveva riconosciuto alla coppia, che viaggiava con due nipotini di 6 e 9 anni, 417 euro. Una somma - che comprendeva anche il danno non patrimoniale - che erano stati condannati a restituire dal Tribunale, secondo il quale ai due viaggiatori spettavano solo 7,38 pari al 50% del prezzo del biglietto pagato, mentre nulla doveva essere restituito per il biglietto dei bambini, rimasti fuori dal giudizio. Inutilmente i ricorrenti avevano raccontato le loro traversie. Il treno era partito con due ore di ritardo per un guasto al locomotore, poi si era fermato di nuovo per altre tre ore, perché erano andati in tilt l’impianto elettrico e quello di riscaldamento. Marito, moglie e nipotini erano rimasti senza luce al freddo e senza avere alcuna informazione sulla loro “sorte”. Il risultato era stato un grande stress e la febbre.  

La coppia considerava leso il loro diritto a viaggiare in condizioni “umane”, nel rispetto del diritto alla salute, come garantito dalla Carta. Ma la Cassazione spiega che un comune malanno, tra l’altro senza la certezza che fosse riconducibile al disservizio, non basta per ottenere un risarcimento più ampio. Il danno non patrimoniale è ipotizzabile solo quando c’è una violazione seria e grave di specifici diritti inviolabili della persona. Tra questi non rientrano i disagi, i fastidi, i disappunti, le ansie e ogni genere di insoddisfazione che riguardano gli aspetti della vita quotidiana, che ciascuno conduce nel contesto sociale. “Problemi” che vanno accettati, in virtù del dovere di convivenza , che comporta un minimo di tolleranza.

La Suprema corte respinge però anche la tesi di Trenitalia, secondo la quale neppure il 50% del biglietto andava reso, perché il guasto era dovuto a cause di forza maggiore. Per la Cassazione non era provato che i guasti alla base del ritardo fossero da imputare ad eventi non prevedibili. I giudici sottolineano il grave inadempimento contrattuale e l’obbligo di fare manutenzione.

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