Primo caso italiano

Trenord risarcirà tremila pendolari autori di una class action

di Sara Monaci

(Fotogramma)

3' di lettura

Per l’associazione dei consumatori Altroconsumo è un risultato storico - anche se non allineato con la richiesta iniziale. Sicuramente è la prima volta che in Italia una class action arriva fino alla richiesta vera e propria di risarcimento, per un ampio numero di utenti. È quanto accaduto ieri, con la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che ha accolto il ricorso di oltre 3mila pendolari coordinati da Altroconsumo contro la società ferroviaria lombarda Trenord, partecipata da Trenitalia e dal gruppo Fnm (quotato in Borsa e a sua volta controllato con il 57% dalla Regione Lombardia).

Trenord dovrà così risarcire i viaggiatori con 100 euro ciascuno, per un esborso totale di 300mila euro, per i danni subiti nel 2012, a causa di un grave black out durante il cambio di un software avvenuto tra il 9 e il 10 dicembre. Per una settimana in tutta la Lombardia andarono in tilt le programmazioni degli orari dei treni locali e i turni dei macchinisti, provocando notevoli disagi durante una settimana di gelo.

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La sentenza
Le iscrizioni all’azione contro Trenord sono state ammesse in Tribunale il 3 marzo 2014. In primo grado il ricorso è stato rigettato, ma in secondo grado la decisione è arrivata. Secondo la Corte d’Appello di Milano «non v’è dubbio che Trenord abbia causato, per inefficienza nell’organizzazione, disservizi e disagi tali da coinvolgere migliaia di viaggiatori, in forma continuativa, per un periodo di tempo prolungato (dal 9 al 17 dicembre 2012), costringendoli a subire i ritardi prolungati, cancellazione di corse, trasbordi da un convoglio all’altro, modifiche di itinerari, condizioni di sovraffollamento dei convogli, senza neppure garantire forme di assistenza minime o diramare informazioni sui tempi di attesa o su eventuali percorsi alternativi».

Per Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, «per la prima volta in Italia una class action sfocia in un risultato tangibile e concreto, a beneficio di migliaia di pendolari vittime di gravi inefficienze nei servizi pubblici». Nessun commento da parte di Trenord.

La richiesta iniziale
Il bicchiere ovviamente si può vedere mezzo vuoto o mezzo pieno. La richiesta iniziale di Altroconsumo era tripla, pari al valore dell’abbonamento dei pendolari, mentre invece la Corte ha riconosciuto soltanto il danno «non patrimoniale». Inoltre i ricorsisti erano inizialmente più di 6mila, ma per la metà di loro è sopraggiunta la prescrizione, non essendosi affidati all’associazione dei consumatori che invece, per i propri associati, è riuscita a interrompere la prescrizione.

Insomma: una pena minore per un numero inferiore di utenti. E tuttavia si tratta comunque di un successo, considerando che in Italia nessuna class action così numerosa era mai arrivata in fondo. «È andata bene nonostante lo strumento della class action in Italia abbia forti limiti, rispetto ad esempio a quanto avviene negli Stati Uniti d’America, dove la prescrizione non arriva, come da noi, dopo un solo anno dai fatti e le sentenze riguardano tutti gli utenti, non solo quelli che hanno aderito ufficialmente ad una causa», commenta ancora Martinello.

I prossimi sviluppi
La storia non finisce qui. Per superare la prescrizione dei tremila utenti rimasti esclusi Altroconsumo si è rivolto alla Corte di giustizia europea, che ancora deve esprimersi. L’associazione pensa anche di rivolgersi alla Cassazione. E pure Trenord sta valutando la possibilità di ricorrere in Cassazione, ovviamente per chiedere l’annullamento della sentenza.

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