le celebrazioni a berlino

Trent’anni fa la caduta del Muro, Merkel celebra il «giorno fatidico»

Nel trentesimo anniversario della caduta del Muro la cancelliera Merkel e il presidente federale Steinmeier, a Berlino insieme ai capi di Stato dei Paesi di Visegrad, ricordano le vittime della dittatura e invitano a difendere i valori su cui si fonda l’Europa.

dalla nostra inviata a Berlino Raffaella Calandra


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(EPA)

2' di lettura

Fino a trent’anni fa, su queste strade, c’erano edifici con le finestre murate. Fino al 1989, in Bernauer Strasse, la cappella della Riconciliazione cadeva nella cosiddetta “striscia della morte”. Dentro quel sistema di muri, cioè, che per 28 anni ha diviso Berlino. Nel trentesimo anniversario della caduta del muro, è qui che la Germania ricorda la notte, che ha cambiato la Storia. «Il suo giorno fatidico», per dirla con la cancelliera, Angela Merkel. L’ex ragazza, mädchen, della Ddr è arrivata ancora una volta qui, come cinque anni fa - in quest’unico angolo di Berlino dove ancora è possibile vedere il cemento, il filo spinato, le torri di controllo - insieme al presidente della Repubblica e insieme ai capi di Stato dei Paesi di Visegrad. «Senza i quali- ha ricordato il presidente tedesco, Franz Walter Steinmeier – la rivoluzione pacifica dei Paesi dell’Est e la riunificazione della Germania non sarebbe stata possibile».

Il ricordo della Cancelliera
Ma più di 200 sono state le persone, che hanno perso la vita, in fuga verso la libertà. «Vittime della dittatura del partito comunista della Ddr», ha scandito Frau Merkel, che ha ricordato i morti, ma anche tutti coloro- 75mila – «che furono incarcerati, per aver provato a scappare» e quanti «dovettero seppellire i sogni, per non piegarsi all’arbitrio statale». La memoria del 9 novembre è per la Germania la memoria della “wende”, la svolta dopo la caduta del muro, ma anche del pogrom del 9 novembre 1938, contro la comunità degli ebrei, ricorda Merkel. Ed è per questo che «bisogna fare tutto quanto possibile contro odio, razzismo e antisemitismo. I valori su cui fonda l’Europa – ripete la cancelliera – sono tutt’altro che scontati».

Un richiamo che risuona ancor più forte, nella piccola cappella della Riconciliazione, dove è poi di nuovo il sacerdote a mettere in guardia dai rischi delle nuove violenze contro gli ebrei. Come già, con voce incrinata, avevano ammonito, nel giardino delle commemorazioni, sotto il controllo di decine di cecchini sui tetti, un’ex attivista della Ddr e il direttore del museo del muro. Il pensiero va all’attentato recente di Halle, in Sassonia, contro la sinagoga. Mentre la cappella, dove ancora ogni giorno si prega per una delle vittime del muro, si riempie anche dei sogni di ragazzi di più Paesi d’Europa, che si alternano al microfono.

L’omaggio ai caduti
Molti altri studenti, prima, avevano infilato una rosa, nelle fessure del muro, all’interno del memoriale di Bernauer Strasse. Come avevano fatto anche i capi di Stato di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia. Oltre alla cancelliera, Angela Merkel, e a Wolfang Schäuble, ministro dell’Interno quando cadde il Muro.

Sotto una pioggia sottile, Berlino vive dunque il ricordo del suo giorno più importante, prima della grande festa alla porta di Brandeburgo, altro luogo simbolo della città, dove a dirigere l’orchestra è ancora una volta il maestro Daniel Barenboim, direttore della Staatsoper, come avvenne già esattamente 30 anni fa.
@rafcalandra

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