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Trent’anni di politiche di coesione nel Mezzogiorno. Luci, ombre e luoghi comuni

A 30 anni dalla sua prima formulazione gli studi mostrano che l'integrazione ha favorito la convergenza tra Stati, soprattutto per i paesi del Centro ed Est Europa entrati nella Ue durante gli anni duemila. Per contro, i paesi del Sud Europa, tra cui l'Italia, sono cresciuti nello stesso periodo a tassi decisamente più moderati

di Andrea Filippetti e Gaetano Vecchione*

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La politica di coesione nasce in Europa frutto di un'intuizione politica e una economica.Si era ben capito che la creazione di un mercato unico europeo con la liberalizzazione del commercio, delle persone e dei servizi, se da un lato avrebbe innalzato il livello di crescita economica, dall'altro avrebbe acuito le disparita' economiche tra paesi, regioni e territori. La crescita economica andava temperata con un modello di sviluppo equilibrato che includesse quei territori che per storia, specializzazione e geografia rischiavano di restare marginali nel mercato europeo. Da qui la necessita' di mettere in campo la politica di coesione come politica 'sovraordinata' dell'Unione Europea: senza convergenza economica, ossia la chiusura dei gap di sviluppo tra regioni avanzate e regioni povere, non ci poteva essere coesione sociale. A 30 anni dalla sua prima formulazione, la domanda centrale e' se la politica di coesione abbia in effetti favorito la convergenza economica tra stati membri e tra regioni europee. Gli studi mostrano che l'integrazione ha favorito la convergenza tra Stati, soprattutto per i paesi del Centro ed Est Europa entrati nella UE durante gli anni duemila. Questi paesi, partendo da livelli di ricchezza pro-capite inferiore, hanno sperimentato tassi di crescita del reddito piu' elevata dei vecchi paesi membri. Per contro, i paesi del Sud Europa, tra cui l'Italia, sono cresciuti nello stesso periodo a tassi decisamente piu' moderati. A questo riguardo, si deve ricordare che con l'ingresso dei paesi dell'est una parte considerevole dei fondi strutturali sono stati loro destinati, in competizione con le aree meno sviluppate degli altri paesi, incluse le regioni del Mezzogiorno.

Impatto sui nuovi Stati ma non su regioni arretrate del Sud

Anche a livello regionale in effetti i dati mostrano che dal 2000 le regioni che sono cresciute di piu' sono quelle dei nuovi stati membri; le regioni che mostrano tassi di crescita medi sono quelle dei paesi membri continentali; infine, le regioni che crescono di meno appartengono ai paesi del Mediterraneo. Emerge qui la prima contraddizione dell'impatto della politica di coesione, la quale mostra un impatto significativo nelle regioni dei nuovi paesi membri, ma non e' riuscita a far decollare le regioni meno avanzate dei paesi membri del sud, tra cui l'Italia. La seconda contraddizione e' che all'interno dei nuovi paesi membri si stanno acuendo le disparita' regionali. Citta' come Varsavia e Bratislava si trasformano in capitali dinamiche, innovative e parte delle reti internazionali; tuttavia, lontano dalle citta' si assiste ad un processo di impoverimento industriale e umano che incoraggia processi di migrazione interna. Il Mezzogiorno e' beneficiario delle risorse finanziarie provenienti dalla politica di coesione da piu' di tre decenni. L'impatto della politica di coesione in quest'area suscita l'interesse di studiosi e analisti da molto tempo. Il bilancio complessivo e' a tinte fosche, soprattutto per la modalita' di utilizzo di questi fondi che, in molti casi, sono andati a sostituire la spesa ordinaria dello Stato, in particolare a seguito della grande crisi 2008-2009. A cio' si aggiunge la complessita' del processo decisionale che coinvolge diversi livelli istituzionali e la ridotta capacita' amministrativa di alcune Regioni, incapaci di programmare nel medio-lungo periodo. Sono maturi i tempi per interrogarsi sull'assetto istituzionale piu' efficace per l'impego delle risorse europee. La diversa modalita' di utilizzo delle risorse PNRR, veicolate dallo Stato centrale anziche' dalle regioni, costituira' un primo banco di prova.

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*Rispettivamente Dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Issirfa e Professore di Economia - Universita' di Napoli Federico II.

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