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Trenta multinazionali dichiarano guerra alla plastica nei mari

di Jacopo Giliberto


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(© John Birdsall)

6' di lettura

I colossi si alleano contro l’abuso di plastica. Una trentina di multinazionali della petrolchimica hanno deciso di combattere la sporcizia prodotta dai rifiuti di plastica, e soprattutto quella che arriva agli oceani galleggiando sui 10 grandi fiumi del mondo (Yangze, Indo, Fiume Giallo, Hai, Nilo, Brahmaputra Gange, Fiume delle Perle, Amur, Niger e Mekong).
L’intesa si chiama Alliance to end plastic waste (in sigla Aepw), cioè alleanza per mettere fine ai rifiuti di plastica, ed è formata in gran parte proprio dalle aziende più evolute e innovative fra quei produttori della stessa plastica che insozza il mondo. Dopo anni di spinte di lobby, di cittadini e di associazioni contro la plastica, il settore della petrolchimica ha deciso di muoversi in modo coordinato. Tra le aziende che aderiscono all’intesa antiplastica c’è anche l’italiana Eni. Sono colossi dei beni di consumo e del segmento della plastica: Basf, Berry Global, Braskem, Chevron Phillips Chemical, Clariant, Covestro, Dow, Dsm, ExxonMobil, Formosa Plastics, Henkel, LyondellBasell, Mitsubishi Chemical, Mitsui, Nova Chemicals, OxyChem, Procter & Gamble, Reliance, Sabic, Sasol, Suez, Shell, Scg Chemicals, Sumitomo, Total, Veolia, Versalis (Eni) e PolyOne.

Il vantaggio e il problema della plastica

Il problema è soprattutto asiatico: miliardi di persone hanno finalmente avuto la possibilità di usare beni e e consumi prima inaccessibili — bevande batteriologicamente pure al posto dell’acqua delle pozze fangose, abiti di poliestere, scarpe di poliuretano, detergenti per l’igiene personale e shampo, detersivi per la pulizia degli abiti e della biancheria, prodotti per l’igiene della casa — ma ciò ha prodotto una grande quantità di rifiuti come flaconi, confezioni, bottiglie, abiti usati, suole sfondate e così via.

In Europa e negli altri Paesi evoluti ci sono servizi di raccolta dei rifiuti e, come in Italia, un sistema consolidato anche di riciclo tramite consorzi come Conai e Corepla. Per esempio, in Italia è stata inventata una diga che raccoglie le bottiglie che galleggiano sul filo della corrente del fiume Po.
Ma al contrario nei Paesi di nuova economia mancano ancora i servizi di raccolta e gestione dei rifiuti.

Gli altri rifiuti, come quelli metallici, rimangono sul posto; invece la plastica ha caratteristiche che la rendono perfetta durante l’uso ma una dannazione dopo l’uso. È leggera, un vantaggio per l’uso ma una maledizione quando galleggia facendosi portare dai fiumi e dalle correnti del mare. È stabile e indistruttibile: perfetta per conservare gli alimenti senza contaminarli, e non si spacca disperdendo i prodotti come fa invece il vetro, ma quando è un rifiuto queste caratteristiche rallentano la degradazione. Ciò accade anche per la plastica cosiddetta biodegradabile, che nelle condizioni del mare (freddo e salato) si comporta esattamente come tutte le altre plastiche: non si dissolve.

L’obiettivo

Le multinazionali dell’alleanza Aepw hanno investito più di un miliardo di dollari e si sono poste l’obiettivo di destinare nei prossimi cinque anni 1,5 miliardi di dollari alla lotta contro i rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente.
L’Aepw non ha scopo di lucro e intende sviluppare, impiegare e realizzare iniziative mirate per ridurre al minimo e gestire i rifiuti di plastica, promuovendo soluzioni per la plastica usata come il riutilizzo, il recupero e il riciclo per scongiurarne la dispersione nell’ambiente. Il metodo sarà collaborare con gli altri soggetti coinvolti, come per esempio i consorzi italiani di riciclo degli imballaggi Conai e Corepla , e applicare le loro conoscenze per promuovere una strategia integrata in quattro parti: sviluppo delle infrastrutture, innovazione, formazione e coinvolgimento e pulizia.

Qualche numero

La dispersione dei rifiuti di plastica nell'ambiente, soprattutto negli oceani, rappresenta una sfida globale che deve essere affrontata con la massima rapidità e con una leadership forte.
Le ricerche condotte da Ocean Conservancy evidenziano come quasi l’80% dei rifiuti di plastica nell’oceano derivi da immondizia prodotta sulla terraferma e giunta al mare, nella stragrande maggioranza dei casi, via fiume. Il 60% dei rifiuti di plastica nell’oceano può essere imputato a cinque Paesi del Sud-est asiatico.

Il commento

Il presidente dell’Aepw è David Taylor (Procter & Gamble), vicepresidente è Bob Patel (LyondellBasell). Dice Taylor: «Come è risaputo, i rifiuti di plastica sono un elemento estraneo agli oceani e a qualsiasi altro ambiente naturale. Siamo di fronte a una sfida globale seria e complessa, da affrontare con la massima rapidità e con una leadership forte. La nuova Alleanza rappresenta il massimo sforzo realizzato sino a oggi per dire basta ai rifiuti di plastica dispersi nell'ambiente».

Progetti

Tra le idee cui partecipa l’Aepw c’è l’iniziativa Stop in Indonesia, oppure The Incubator Network di Circulate Capital, per sviluppare e promuovere le tecnologie, i modelli commerciali e gli imprenditori che combattono la dispersione dei rifiuti di plastica negli oceani e migliorano la gestione e il riciclaggio dei rifiuti con lo scopo di creare un programma di progetti su cui investire, concentrandosi inizialmente sul Sud-est asiatico.
Inoltre verrà rafforzato Renew Oceans per sostenere il coinvolgimento e gli investimenti localizzati. Il programma si concentra sui dieci fiumi identificati come responsabili della stragrande maggioranza dei rifiuti provenienti dalla terraferma agli oceani ed è strutturato in modo da bloccare i rifiuti stessi prima che giungano in mare aperto. Il lavoro iniziale sosterrà il progetto Renew Ganga, sostenuto anche dalla National Geographic Society.

La Dow Italia

«Dow Italia sostiene l’impegno globale della società nell’ambito della sostenibilità ambientale», dice Giuliano Tomassi Marinangeli, presidente e amministratore delegato della Dow Italia, azienda che è coinvolta tramite lo stabilimento italiano di Mozzanica (Bergamo), e area president Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Israele. «Insieme ai nostri dipendenti, abbiamo risposto con entusiasmo all’appello della campagna #PullingOurWeight realizzata con Ocean Conservancy per tenere puliti i corsi d’acqua nel mondo».
Lo scorso settembre un gruppo di volontari dipendenti dello stabilimento di Mozzanica ha contribuito a ripulire un tratto di argine del fiume Serio nei pressi dello stabilimento, raccogliendo in meno di un’ora 260 chili di rifiuti.

Ma anche Nestlè vuole ridurre l’impatto

Nestlé non fa parte dell’Aepw ma ha deciso di prendere parte alla lotta contro l’inquinamento della plastica. Nestlé ha annunciato una serie di azioni specifiche in linea con l’impegno già assunto nell'aprile 2018 che punta a rendere il 100% dei suoi imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. L’azienda si concentrerà in particolar modo sulla riduzione dei rifiuti plastici.
L’amministratore delegato Mark Schneider dice: «Sappiamo che il raggiungimento del 100% della riciclabilità non è sufficiente per contrastare il problema dell’inquinamento della plastica. Dobbiamo alzare l'asticella e fare molto di più. Crediamo nel valore e nell’utilizzo dei materiali riciclabili e compostabili a base di carta e nei polimeri biodegradabili, in particolar modo in quei posti in cui non esistono le infrastrutture adibite al riciclo. Un’azione collettiva è essenziale. Per questo è fondamentale coinvolgere i consumatori, i nostri partner commerciali e tutti i colleghi di Nestlé».

Via le cannucce

A livello globale, tra il 2020 e il 2025 Nestlé eliminerà tutte le plastiche utilizzate per il confezionamento dei prodotti, che non si possono riciclare o risultano difficili da trattare. Nel fare questo, Nestlé sta introducendo materiali di imballaggio alternativi nel suo portafoglio globale di prodotti e sta stringendo partnership con realtà pioniere su packaging innovativi e all’avanguardia:

• Cannucce al bando. Partendo da febbraio 2019, Nestlè comincerà a eliminare tutte le cannucce di plastica dai suoi prodotti, e utilizzerà materiali alternativi e design innovativi per ridurre i rifiuti.
• Nesquik e Smarties nella carta. Nel primo trimestre del 2019, Nestlé comincerà anche a produrre imballaggi di carta per Nesquik. Nella seconda metà del 2019 sarà il turno dello snack Yes!.
Anche Smarties, a partire da quest'anno, inizierà a sviluppare confezioni senza plastica mentre Milo introdurrà un nuovo packaging a base di carta nel 2020.
• Le bottiglie di plastica riciclata. Per le bottiglie delle acque Nestlé, l'utilizzo di Pet riciclato raggiungerà il 35% entro il 2025 a livello mondiale e raggiungerà il 50% negli Stati Uniti, con un focus specifico sul marchio Poland Spring. Ancora, entro la fine del 2025, Nestlé Waters aumenterà fino al 50% le percentuali di Pet riciclato per i brand europei Acqua Panna, Levissima, Buxton e Henniez.
• Insegnare la raccolta differenziata e il riciclo. Un sistema di riciclo di successo richiede un'adeguata infrastruttura che al momento non esiste dovunque. L'Istituto di Ricerca sul Packaging di Nestlé sta studiando, tra le varie alternative, nuovi materiali derivati dalla carta e polimeri biodegradabili o compostabili che siano anche riciclabili. Questa potrebbe diventare una soluzione interessante laddove le infrastrutture per il riciclo non esistono e non potranno essere implementate nel breve periodo.
• Inventare una plastica biodegradabile in mare. Per raggiungere questo obiettivo, Nestlé sta collaborando anche con partner esterni. Infatti, l'azienda ha stretto una partnership globale con Danimer Scientific al fine di sviluppare una bottiglia riciclabile e biodegradabile in mare. Danimer Scientific, con sede a Bainbridge in Georgia (Usa), è un pioniere nell'ideare nuovi modi per produrre prodotti di plastica più sostenibili e naturali.
• Il riciclo del polipropilene. Inoltre, Nestlé ha iniziato una collaborazione con PureCycle Technologies per la produzione di polipropilene riciclato per uso alimentare. PureCycle Technologies sta commercializzando tecnologie di riciclo all'avanguardia che possono rimuovere i colori, gli odori e i contaminanti dai rifiuti di plastica per trasformarli in una resina vergine. Il Polipropilene è un polimero comunemente utilizzato per imballare gli alimenti in confezioni, vasetti, tazze e bottiglie.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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