trento e bolzano

Trentino Alto Adige, in 850mila al voto. Ecco tutti i candidati e le sfide chiave

di Andrea Marini


A Zermatt la funivia da record made in Alto Adige

3' di lettura

Sono quasi 850mila gli elettori chiamati al voto per le elezioni regionali in Trentino Alto Adige domenica 21 ottobre. In realtà, nella regione autonoma, si tratta delle elezioni provinciali nelle due province autonome di Trento (427mila elettori) e Bolzano (417mila elettori). I cui consigli provinciali andranno poi a formare insieme il consiglio regionale, cui spetterà l’elezione del presidente della Regione (per metà legislatura sarà eletto tra i consiglieri di lingua tedesca, per l’altra metà tra quelli di lingua italiana). A complicare la situazione, ci sono i due sistemi elettorali diversi a Trento e a Bolzano.

Quando si vota
A Trento si voterà dalle 6 fino alle 22 di domenica. Lo spoglio inizierà alle 6.45 di lunedì mattina. A Bolzano, invece, si voterà dalle 7 alle 21 e lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura delle urne. In Alto Adige/Südtirol per votare bisogna essere residenti ininterrottamente da almeno 4 anni, una misura adottata a tutela della minoranze linguistiche.

Trento: Lega perno del centrodestra
A Trento, dove la legge elettorale prevede l’elezione diretta del presidente della provincia, premio di maggioranza e ammette le coalizioni, il centrodestra si è presentato unito. Il candidato presidente è il sottosegretario leghista alla Salute Maurizio Fugatti, sostenuto anche da Fi e FdI. Il Carroccio alle politiche di marzo nei collegi trentini era andata oltre il 25% affermandosi come forza trainante del centrodestra. Domenica punta a confermare la leadership, portando la coalizione a una vittoria storica in Trentino.

Trento: centrosinistra diviso
Il M5S, che alle politiche è riuscito a superare il 25% solo nel collegio di Rovereto, candida Filippo Degasperi. Ma principale sfidante del centrodestra è il centrosinistra, che finora ha avuto in Trentino il proprio feudo, grazie all’alleanza tra il Pd e le forze autonomiste. Una intesa che però si è spezzata proprio prima del voto. I dem ha deciso di non appoggiare più Ugo Rossi, presidente uscente e leader del Patt (Partito autonomista trentino tirolese). Il Pd hanno deciso di candidare Giorgio Tonini, ex senatore (nato a Roma ma residente a Trento), già vicino a Matteo Renzi e riavvicinatosi di recente a Walter Veltroni. Il Pd non potrà neanche contare, come peraltro già avvenuto nel 2013, nell’appoggio della sinistra: Leu si presenterà con un proprio candidato presidente: Antonella Valer.

Bolzano e il perno della Svp
A Bolzano la situazione è più semplice: niente elezione diretta del presidente e sistema proporzionale puro (i partiti ottengono i seggi in proporzione ai voti ottenuti). Le forze politiche corrono ognuna con la propria lista. Qui l’unica incognita sarà il partito rappresentante degli italiani che si alleerà dopo il voto con la Südtiroler Volkspartei, il partito che rappresenta gli interessi dei gruppi linguistici tedesco e ladino (i due terzi della popolazione), al governo della provincia dalla fine del dopoguerra.

GUARDA IL VIDEO: Centrodestra unito alle regionali

Bolzano e lo statuto che spinge alle intese
Lo statuto della Provincia prevede che una maggioranza politica (assoluta) da sola non sia sufficiente per poter formare la Giunta, qualora tale maggioranza sia sorretta da un unico gruppo linguistico. Quindi la Svp dovrà allearsi con un altro partito italiano per formare il governo provinciale. Finora è andata avanti trovando intese con il centrosinistra, ma a fronte di un eventuale crollo del Pd e di una crescita della Lega, non è esclusa una svolta che potrebbe portare il Carroccio al governo anche della Provincia di Bolzano.

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