Credito

Trento, Cassa centrale alla prova della Bce Obiettivo: più servizi

In dirittura d'arrivo la riorganizzazione del gruppo bancario cooperativo: dal 2020 via alla concentrazione delle controllate nell'informatica in un’unica realtà. Focus Carige

di Luca Davi


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Una seduta del Consiglio di amministrazione

4' di lettura

Superare al meglio l'esame approfondito della Bce. Curare il dossier Carige, che è destinato a diventare di grande rilievo, in prospettiva. Portare a compimento tutti i cantieri della fusione. La “to do list” per il 2020 di Cassa centrale Banca è ricchissima e a dir poco impegnativa. Ma il maxi gruppo bancario trentino - che dal 2019 raccoglie 84 tra Banche di credito cooperativo, Casse rurali e Casse Raiffeisen - si sta preparando da tempo alle varie scadenze.

L’esame della Bce
Di certo, l'appuntamento più importante in agenda è quello con la Vigilanza unica. Il gruppo bancario cooperativo - nato con la riforma del settore voluta dal governo Renzi - si presenterà nei prossimi mesi, probabilmente nel secondo trimestre, al banco di prova della Bce, il cosiddetto Comprehensive assessment. Si tratta di un test di ingresso di rilievo, il primo che la Vigilanza di Francoforte effettuerà sul gruppo guidato da Giorgio Fracalossi e Mario Sartori prima di ammetterlo definitivamente nel perimetro delle banche di rilievo - le cosiddette banche “significative” - a livello europeo. I numeri del resto fanno di Ccb una delle prime banche in Italia: 11mila dipendenti, oltre 1.500 filiali e un attivo che supera i 72 miliardi di euro.

Il lavoro fatto fino ad oggi
Alle verifiche di Francoforte il gruppo andrà con risultati di bilanci attesi con segno positivo. Nei primi sei mesi dell'anno Ccb aveva un utile netto di 159 milioni, una raccolta diretta presso la clientela pari a 54,4 miliardi e impieghi netti per 40,1 miliardi. Le attese, in verità, sono tutte concentrate sull'andamento dell'asset quality review, una sorta di analisi a raggi X che interesserà la qualità del credito. La Vigilanza, c'è da scommettere, di certo non farà sconti, ma a Trento in molti guardano alla prova con una certa serenità. Anzitutto perché il lavoro di pulizia è stato intenso, in questi ultimi trimestri. Lo sforzo profuso sul fronte del miglioramento della qualità del credito sta dando i suoi frutti: i prestiti dubbi netti sugli impieghi totali oggi si attestano al 5,7%. Peraltro, il gruppo arriva patrimonialmente solido alle prove. Il Cet1 ratio si attesta al 19,63% (capitale primario sugli attivi ponderati per il rischio) mentre il Total capital ratio è al 19,70%: numeri che consentono al maxi gruppo cooperativo di conservare un ampio margine per eventuali ulteriori richieste che dovessero arrivare.

La partita su Carige
Si vedrà nei prossimi mesi. Di certo l'esito dell'approfondimento di Francoforte sarà decisivo anche nell'ottica dell'altro importante tassello messo da Sartori e Fracalossi in vista della partita su Carige. Se, come confidano a Trento, la prova Bce verrà superata senza scossoni, allora ci sarà spazio per muoversi con più agilità nel dossier genovese. In Carige Ccb ha appena fatto il suo ingresso con la sottoscrizione di una quota pari all'8,5% dell'aumento di capitale da 700 milioni, diventando così secondo azionista. La prospettiva tuttavia è di salire in maniera decisa, acquisendo tramite una opzione call la quota dell'azionista di controllo, il Fitd, arrivando a detenere la maggioranza, oltre l'80 per cento. Probabile che ciò accada, se tutto filerà liscio, nel 2021, quando il quadro sarà più chiaro sia a Trento sia Genova, dove nel frattempo sta iniziando la fase di rilancio commerciale e ristrutturazione. Nel quadro del rinnovo della governance di Carige, Ccb ha deciso di lasciare al Fitd ogni decisione sui nomi, mantenendo invece aperta la porta alla presentazione di una lista di minoranza. Segnale che i trentini contano comunque di dire la loro in Consiglio, pur in un clima di massima collaborazione con il Fondo.

Gli altri cantieri
Nel frattempo, il cantiere per la costruzione del gruppo unico sta continuando a tappe forzate. La road map prevede che dal 2020 prenda forma la trasformazione delle 8 società del gruppo che oggi si occupano di servizi informatici e bancari, in una nuova e unica realtà. Allitude, questo il nome della nuova società, dal primo gennaio integrerà subito Phonix, Sba, Sibt, IbFin, Ibt e Csd, mentre nel corso del primo semestre 2020 assorbirà anche Bsb e Cesve.

Sciolto il nodo con Iccrea
Altra partita chiusa è quella con Iccrea. Con l'altro maxi gruppo bancario, Ccb ha siglato un’intesa che pone fine al lungo contenzioso che prevede la riduzione della quota del gruppo Cassa centrale in Iccrea Banca dal 18% circa al di sotto del 10% entro la fine del 2019. La parte restante sarà ceduta integralmente con quote annuali e proporzionali entro il 31 dicembre 2022.

Grazie all’accordo vengono inoltre definiti i rapporti riguardanti gli assetti nelle società controllate dalle rispettive capogruppo, sciogliendo situazioni di intreccio e razionalizzando quindi le compagini societarie. Cassa centrale acquisirà le partecipazioni in Sba, Csd, Phoenix e Cesve detenute dal gruppo romano; nel mentre, Iccrea Banca acquisirà le partecipazioni in Iccrea BancaImpresa, Bcc Retail, Banca Sviluppo, BIT, Sinergia, InCra, Bcc Energia e Assicura Veneto detenute dal gruppo Cassa centrale.

Non solo. Le due capogruppo hanno inoltre definito i reciproci rapporti per quanto riguarda l'erogazione dei servizi informatici del gruppo Cassa centrale alle banche affiliate al Gruppo Iccrea, per «il tempo necessario al completamento dell’eventuale migrazione di queste verso il sistema informativo di riferimento» spiegava il gruppo in una nota. Il riordino degli assetti partecipativi consentirà al gruppo Cassa centrale di «promuovere in maniera ancor più incisiva la stabilità, la competitività e l'efficienza».

Per i vertici di Ccb c’è la soddisfazione, con il raggiungimento dell'accordo con il gruppo romano, di aver sciolto un nodo di peso che consente a entrambi di fare un importante passo in avanti.

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