Diario di bordo dell’economia

Trento, trieste e padova terre di start up

Centro studi istituto Tagliacarne

2' di lettura

Anziano e poco rosa. Sono due aspetti del sistema imprenditoriale del Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia) che emergono dalle Registro delle imprese. Il 56,7% dei titolari, soci e soci di impresa dell’area ha almeno 50 anni di età. Esiste una chiara connessione fra la piramide delle diverse fasce di età dell’imprenditoria e quella della popolazione, visto che in entrambi i casi le regioni più anziane sono le stesse: Liguria e Friuli-Venezia Giulia. Ma nel Nord-Est si osserva un ulteriore fenomeno. Il Veneto e le province di Bolzano e Trento, pur avendo un livello di anzianità imprenditoriale (leggermente) più basso rispetto all’area friulano-giuliana, si differenziano a livello nazionale per il forte differenziale esistente tra anzianità imprenditoriale e popolazione. Questo significa che in questi territori, esiste una maggiore possibilità di ringiovanire la struttura imprenditoriale rispetto alle altre regioni. Lo scarso livello di femminilizzazione dei vertici di impresa (probabilmente frutto anche della forte vocazione manifatturiera del territorio, settore che ancora oggi coinvolge poco le donne) appare particolarmente evidente a Bolzano e Trento e, in misura minore, in Veneto. Di converso, il Friuli-Venezia Giulia evidenzia livelli più elevati. Un aspetto positivo è la diffusione del fenomeno delle start-up innovative nonché la sua distribuzione sul territorio. La diffusione è superiore alla media nazionale grazie ad una massiccia presenza del fenomeno nelle province di Trento, Trieste e Padova (rispettivamente quarta, quinta e sesta in Italia per numero di start-up per 100.000 imprese). La distribuzione sul territorio si evidenzia dal fatto che solo il 53% delle start-up si colloca nei capoluoghi di provincia (media nazionale 66%). Da evidenziare, infine, il ruolo fortemente attrattivo (inteso come capacità di intercettare imprenditori nati fuori regione) da parte di Trentino-Alto Adige e soprattutto Friuli-Venezia Giulia. I primi nove mesi di quest’anno hanno scacciato i timori di chi prevedeva un processo di chiusura di impresa di portata storica: 49.326 cessazioni, vale a dire oltre 10mila in meno rispetto a dodici mesi fa e addirittura 23mila in meno rispetto a 24 mesi precedenti. Un chiaro segnale di come le imprese grazie anche alla politica dei ristori e alle prospettive che offre il Pnrr non abbiano ceduto al Covid-19. Non va però taciuto il fatto che le iscrizioni non sono particolarmente brillanti. Pur essendo in crescita rispetto a 12 mesi fa, sono ancora indietro di quasi 6mila unità rispetto ai primi mesi del 2019. Questo fa si che la natalità relativa dell’area (ovvero la natalità rapportata al numero di imprese registrate a inizio 2021) sia sotto la media nazionale, evidenziando una particolare sofferenza in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia, nonostante Trieste sia la terza provincia italiana maggiormente performante. Decisamente più brillanti sono apparse le due province autonome di Trento e Bolzano.

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