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Trevi in caduta libera, scivola sull'aumento di capitale da 51 milioni

Il titolo è anche stato fermato in asta di volatilità quando cedeva il 10,34%. Le vendite arrivano dopo il via libera all’aumento di capitale per rilanciare il gruppo, comunicato giovedì dopo la chiusura delle contrattazioni

di Enrico iMiele

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il via libera all’aumento di capitale da 51 milioni di euro fa scivolare il titolo Trevi Fin che, dopo un solo minuto di scambi, è stato subito fermato in volatilità con un passivo del 10,34%. Le vendite arrivano dopo il via libera all’aumento di capitale per rilanciare il gruppo, comunicato il 16 novembre al mercato dopo la chiusura delle contrattazioni. A cosa serve la manovra? «A riequilibrare – spiega la stessa società – la situazione finanziaria e patrimoniale del gruppo Trevi, consentendo di superare l’attuale situazione di crisi e di incertezza in merito alla continuità aziendale, nonché mettendo il gruppo Trevi nelle condizioni di poter raggiungere i target previsti dal Piano consolidato 2022-2026» con l’obiettivo di «una situazione finanziaria sostenibile e risanata». Il via libera del board arriva anche alla luce, scrive sempre la società, «dell’avanzato stato delle negoziazioni con le banche finanziatrici e della prevedibile sottoscrizione dell’accordo di risanamento» entro la fine di novembre.

Nel dettaglio, si tratta di un aumento di capitale inscindibile da offrire in opzione agli azionisti per 25 milioni di euro, inclusivo di sovraprezzo, da eseguirsi per cassa. Ok anche a un aumento riservato ad alcune banche finanziatrici per altri 26 milioni di euro (tramite conversione di crediti per circa 33 milioni di euro).

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Ma la manovra approvata dal cda contiene novità anche sul debito, visto che è prevista la subordinazione e postergazione fino a giugno 2027 di una porzione del debito bancario per circa 6,5 milioni, l’estensione della scadenza finale dell’indebitamento a medio-lungo termine al 31 dicembre 2026, la concessione di linee di credito per firma a supporto dell’esecuzione del Piano 2022-2026, la revisione dei parametri finanziari in linea con le previsioni dello stesso Piano e, infine, l’estensione dal 31 dicembre 2024 a fine 2026 della scadenza del prestito obbligazionario (2014-2024). Il timore del mercato, come spesso avviene in questi casi, è quello di un aumento iper diluitivo a forte sconto sul Terp. Una prospettiva che oggi il titolo in Borsa inizia a scontare.

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