l'Italy-China financial forum a milano

Tria: «Fitch può dire ciò che vuole, riforme ci sono»

Quanto alla possibile revisione del giudizio dell'agenzia di rating sull'Italia (ad aprile confermò il rating di lungo termine sull'affidabilità del debito pubblico italiano a BBB con outlook negativo), il ministro ricorda che «c'è un piano di azione di riforma approvato insieme al Def», e che «la Legge di bilancio va sempre a controllo del debito sovrano»


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2' di lettura

Fitch «può dire quello che vuole, le riforme strutturali ci sono». Così il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, replica alla nota diffusa ieri dall'agenzia di rating Usa secondo cui il contenzioso sul debito pubblico tra Europa e Italia è solo rinviato. Quanto alla possibile revisione del giudizio di Fitch sull'Italia (ad aprile confermò il rating di lungo termine sull'affidabilità del debito pubblico italiano a BBB con outlook negativo), il ministro ricorda che «c'è un piano di azione di riforma approvato insieme al Def», e che «la Legge di bilancio va sempre a controllo del debito sovrano».

A margine dell'Italy-China financial Forum 2019 in corso a palazzo Marino a Milano Tria si dice poi «convinto che la cooperazione tra paesi sul piano delle istituzioni e imprenditoriale sia oggi più che mai fondamentale, specialmente in un contesto caratterizzato da segnali di ritorno al protezionismo e di chiusura rispetto al commercio internazionale». Le politiche protezionistiche, sottolinea poi il titolare del Mef, «non avvantaggiano l'economia e generalmente danneggiano i Paesi coinvolti». E oggi «sono ancora meno accettabili» dato che il cambiamento delle catene di valore rende ancora più rilevante il livello di interdipendenza tra Paesi.

«La collaborazione e ai rapporti commerciali tra Italia e Cina «recentemente si sono molto intensificati», rileva ancora Tria citando la crescita delle esportazioni. Si è passati infatti dai 9 miliardi del 2010 ai 13,2 miliardi del 2018 «a fronte di importazioni stabili a 30 miliardi, ma esistono ampi margini di miglioramento che dovrebbero essere esplorati». Nel 2018 «le esportazioni verso la Cina erano il 3% del totale del nostro export - spiega - mentre i più importanti esportatori europei hanno una quota doppia». Secondo Tria «esiste quindi molto spazio per espandere e riequilibrare il commercio tra Italia e Cina, aumentando l'export italiano e riequilibrando i componenti di valore aggiunto del commercio per entrambi i partner, le cui catene di valore sono spesso complementari».

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