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Tria: «L’industria farmaceutica deve far parte della sicurezza nazionale»

L’advisor del ministero dello Sviluppo economico sottolinea l’importanza di incidere sul quadro normativo a livello europeo per costruire una prevenzione efficace

di Rita Fatiguso

4' di lettura

In piena pandemìa Giovanni Tria, professore di economia politica all'Università Tor Vergata, già ministro dell'Economia e delle Finanze del 1° Governo Conte, ha accettato con spirito di servizio il ruolo di advisor del ministro dello Sviluppo economico del 1° Governo Draghi, Giancarlo Giorgetti. Senza oneri per lo Stato, così si legge nel decreto di nomina. Da circa un anno e mezzo il professor Tria lavora al dossier vaccini per la parte che riguarda la produzione industriale nazionale e i rapporti con l'Unione europea.


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Un nuovo approccio strategico

In parallelo, si sono aggiunti 200 milioni di euro di interventi di ricerca e riconversione industriale per la produzione dei vaccini che si aggiungono ai fondi per la creazione del Polo per la vaccinologia e i farmaci biologici. Mai come in questo momento le risorse sono state stanziate e ci sono. Mai come ora è necessario un salto di qualità del contesto normativo, specie a livello europeo, per prepararsi in tempo a nuove sfide. Un tema estremamente sfaccettato, come si può notare, che tocca il ruolo dell'industria farmaceutica in Italia e più in generale in Europa, con tutti i suoi limiti e ritardi nel fornire vaccini e strumenti diagnostici richiesti dalla pandemìa.

Per affrontarlo con proposte concrete Giovanni Tria è partito dal presupposto che l'industria farmaceutica non è solo un'industria chiave per l'economia italiana, quanto “un elemento di sicurezza nazionale in termini di salute dei cittadini da inquadrare nel contesto della competitività dell'economia europea”. Industria farmaceutica e ricerca si basano su catene di approvvigionamento globalizzate, ma proprio per questa ragione è necessario rafforzarle in un ambito più ampio, anche nel rispetto della concorrenza dei vari Paesi nell'attrazione di investimenti.

Istituzioni pubbliche e aziende farmaceutiche private devono collaborare a una linea comune, perché bisogna preparare il terreno per una strategia farmaceutica europea proprio mentre industria e ricerca di base attraversano una fase di ricomposizione globale. Per giunta il funzionamento del mercato farmaceutico si basa su una domanda di prodotti e strumenti diagnostici che, anche in Italia, fa leva su una domanda pubblica sostenuta dal sistema sanitario nazionale.

Il tema della cornice normativa

Con queste premesse il tema della regolamentazione diventa essenziale per rendere compatibili l'attrazione di investimenti con la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.In questi mesi il professor Tria ha sostenuto con forza il bisogno di una riflessione globale tra le istituzioni e le imprese in Italia, con l'obiettivo di rivedere il sistema di regolamentazione e di finanziamento della domanda pubblica di prodotti farmaceutici e delle norme per il commercio e la determinazione dei prezzi all'interno degli Stati membri dell'Unione europea. Perché la pandemìa ha messo a nudo il ritardo delle istituzioni europee, sia nel finanziamento della ricerca di nuovi vaccini sia nell’attrarre la produzione. L'Unione europea – è un fatto innegabile - si è limitata a organizzare l’acquisto di vaccini da Paesi terzi.

Ci sono vari filoni di temi da considerare sui quali si è concentrato l'operato del Ministero, tra cui il sostegno finanziario pubblico agli investimenti in ricerca e sviluppo nei pezzi di filiera a maggior rischio economico - tema, peraltro, ripreso in occasione dell’intervento al convegno GSK di Verona - e c'è quindi bisogno di colmare il deficit di finanziamento che ostacola l’innovazione e la possibilità di rimodellare le produzioni in Europa. Ma anche la revisione del sistema normativo del settore e l'efficienza dell'intero sistema.

Una strategia a lungo termine

Un primo ostacolo per il sostegno finanziario, sia attraverso le agevolazioni fiscali che il sostegno finanziario diretto, è stato il sistema europeo che regola la concorrenza interna all'Europa, frenando le politiche per rafforzare la competitività europea. Quello degli aiuti di Stato è un tema complesso, sotto la pressione della pandemìa l'adozione del Temporary framework ha permesso di superare le restrizioni poste finora, almeno per un periodo limitato,

Secondo Giovanni Tria è questo il momento giusto per ripensare il sistema perché “le risorse pubbliche destinate al rafforzamento dei sistemi sanitari e delle industrie correlate sono ora abbondanti e c'è anche la volontà politica generalizzata di utilizzarle rapidamente”.

Il Ministero dello sviluppo economico ha posto anche la questione sollevata da Tria della dichiarazione del carattere strategico dell’industria farmaceutica. Non è un passo semplice, bisognerebbe infatti adottare norme simili a quelle di altri settori legati alla sicurezza nazionale.

Il nodo delle agevolazioni fiscali

Operativamente il ministero dello Sviluppo economico, insieme al ministero dell’Economia e delle Finanze, ha aumentato di cinque volte e per un periodo di dieci anni il massimale del credito d’imposta sugli investimenti nella ricerca e nello sviluppo delle industrie farmaceutiche.

Altri strumenti di sostegno finanziario al settore sono stati rifinanziati, cercando anche di superare la logica dello “sportello finanziario” per inserirli in un'azione di più ampio raggio di politica industriale.

Determinante sarà il mandato conferito alla Fondazione Enea Tech e Biomedical per poter intervenire nel settore delle scienze della vita con l'obiettivo di rafforzare tutta la filiera farmaceutica, dalla ricerca e lungo tutte le fasi che vanno dalla ricerca alla sperimentazione preclinica e clinica, fino alla riconversione industriale del settore. Su questo versante ci sono grandi aspettative

La revisione degli aiuti di Stato

Infine, la modifica delle norme europee per rendere questi strumenti più efficaci. In cima alla lista la questione della possibile revisione delle norme europee in materia di aiuti di Stato nel settore farmaceutico che dovrebbe essere discussa in sedi appropriate tra industria farmaceutica e i ministeri a livello nazionale e poi portata a livello istituzionale europeo.

Da solo, il programma Important Project of Common European Interest (IPCEI) per la salute, non basta perché inserisce deroghe limitate alla legislazione sugli aiuti di stato. Resta la disomogeneità tra i sistemi dei vari Paesi. Che non è utile a nessuno in un contesto globalizzato. E resta il fatto, fa capire il professor Tria, che durante la pandemia sono state acquisite molte esperienze positive, con un dialogo costruttivo tra le autorità di regolamentazione e i rappresentanti dell’industria. Non era affatto scontato che fosse così.

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