dal g20 dell'economia a Washington

Tria: l’Italia non è un rischio globale, sul deficit rispetteremo gli accordi con la Ue

di Gianluca Di Donfrancesco


Def: crolla la crescita, arriva la promessa della flat tax ai ceti medi

3' di lettura

«L'Italia rispetterà gli impegni concordati sul deficit strutturale. Forse raggiungerà un risultato leggermente migliore». Da Washington, dove ha partecipato al G20 dei ministri dell'Economia e dei governatori delle Banche centrali, il titolare del Mef Giovanni Tria ha provato a rassicurare: «L'Italia non è un rischio globale». In questi giorni, più volte sono emersi dubbi sulla fragile situazione italiana e sulla possibilità che si trasformi in un fattore di crisi per l'Eurozona. «Ma io - ha ribattuto ieri Tria - questi discorsi non li ho mai sentiti durante le riunioni alle quali ho partecipato».

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L'Italia, ha spiegato, ha «avuto un rallentamento dell'economia quest'anno nella stessa misura della Germania. E questo perché Italia e Germania sono due economie manifatturiere che hanno risentito di più delle tensioni commerciali. «Durante un forte rallentamento, non si adottano misure restrittive», ha aggiunto Tria, che ha subito dopo ammesso: «Anche se noi non abbiamo spazio per politiche espansive».

La bassa crescita mette a rischio anche gli obiettivi di deficit e debito. Giovedì, il commissario agli Affari monetari Ue, Pierre Moscovici, aveva ricordato all'Italia che il rispetto delle regole è una questione di credibilità. L'Italia aveva detto, sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione ed è fonte di incertezza per tutta l'Eurozona. «Con Moscovici - ha replicato Tria - sono in contatto continuo. I nostri numeri sono condivisi. È chiaro che vogliamo andare avanti nella riforma fiscale intrapresa nell'anno in corso e che dovrà andare avanti negli anni prossimi, questo nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica che sono specificati nell'attuale Def». E che poggiano, tra l'altro, su un ambizioso programma di privatizzazioni da 18 miliardi di euro. Un risultato difficile? «Vedremo di raggiungerlo. Se non lo raggiungeremo, vedremo dopo», ha detto Tria.

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Il ministro dell'Economia ha anche detto che l'aumento dell'Iva non è necessario che avvenga: «Non è detto. Bisogna vedere i provvedimenti che si prendono dal lato dell'uscita e dal lato delle entrate». Tria ha poi fatto notare che il rallentamento generale dell'Eurozona, paradossalmente, consentirà all'Italia di restringere il gap di crescita con i partner. Certo, ammette lo stesso ministro, questo non sta accadendo nel modo auspicato. Il ministro ha poi ribadito la difesa delle banche italiane: «Hanno sofferto e continuano a soffrire di una doppia recessione, ma sono tra le più sane d'Europa, non sono un rischio né per l'Italia né per l'Europa».

Nella mattinata, della delicata situazione italiana aveva parlato il responsabile del dipartimento europeo del Fmi, Poul Thomsen, durante la conferenza stampa sullo stato di salute del Vecchio Continente. Thomsen aveva giudicato sbagliato tornare indietro sulla riforma delle pensioni. Pur non volendo commentare la flat tax («aspettiamo i dettagli»), aveva aggiunto di «avere forti riserve sulle ipotesi di riforme fiscali in discussione in Italia». La situazione, aveva sottolineato, «è molto complessa, il debito pubblico limita i margini di manovra: l'Italia deve trovare un difficile punto di equilibrio con misure che riducano gradualmente il debito, senza aggravare la frenata dell'economia».

A Washington Tria ha incontrato il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde. E ha avuto un bilaterale con il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, con il quale, riferisce una nota del Mef, c'è stato un ampio e cordiale scambio di vedute sulla situazione economica italiana, europea e internazionale. I due ministri si sono soffermati anche sul «commercio». L'amministrazione Trump ha appena minacciato dazi per 11 miliardi di dollari contro l'Europa: nella lista ci sono diversi prodotti Made in Italy. Tria ha anche incontrato il ministro delle Finanze cinesi, Kun Liu: Italia e Cina (impegnata nel lungo braccio di ferro con gli Usa), hanno «grandi potenziali sinergie economiche, finanziarie e industriali», si legge in una nota del ministero.

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