Question time

Tria: prematuro parlare di manovra correttiva. Riserva di 2 miliardi più che sufficiente

di Nicola Barone


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2' di lettura

Parlare di «eventuale manovra correttiva risulta alquanto prematuro a poco più di due mesi dal confronto con le istituzioni europee che hanno valutato positivamente la manovra di bilancio a seguito del negoziato». Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria al question time alla Camera. In relazione all'obiettivo di crescita del governo posto all'1% nel 2019 l'aspettativa di Tria è che non si verifichi uno scenario inferiore del previsto. «Gli obiettivi di finanza pubblica sono definiti in termini di variazione del saldo netto strutturale, depurato cioè dagli effetti del ciclo e delle misure una tantum. Se l'economia crescesse meno del previsto, cosa che ci auguriamo non accada, la proiezione del saldo di bilancio potrà essere rivista, a condizione che ciò non derivi unicamente dalla congiuntura economica. Questo ha l'evidente scopo di evitare politiche di bilancio pro-cicliche che aggraverebbero la flessione congiunturale».

In ogni caso, argomenta il ministro, sono state accantonate e rese indisponibili risorse «per due miliardi di euro. Qualora dal monitoraggio dell'andamento dei conti pubblici si mostrasse coerente con gli obiettivi programmatici, al netto di maggiori entrate e dismissioni, gli accantonamenti con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Economia, possono essere resi disponibili. Questi margini di riserva appaiono più che sufficienti» .

Certamente, come viene spiegato, nel prossimo Def «si aggiorneranno le previsioni economiche alla luce dei dati finali di contabilità e il consuntivo di finanza pubblica e si farà l'usuale valutazione strategica del governo e la verifica dei saldi, oggetto del consueto confronto con la Commissione europea».

Parlando invece del fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali e dello sviluppo del Paese, «il Dpcm per il riparto è in avanzata fase di definizione». Il ministro aggiunge che «sono state raccolte e analizzate richieste avanzate dalle amministrazioni centrali e per alcuni interventi si stanno conducendo ulteriori approfondimenti per assicurare le coerenze finanziarie con la dotazioni dei fondi». Presso il Mef «si sta attivando la task-force di rilevazione sistematica e analisi dei progetti, con attenzione ai problemi di progettazione, valutazione e coordinamento e per verificare gli ostacoli che emergono. La legge di bilancio ha previsto anche una struttura di progettazione per beni ed edifici pubblici e autorizzato l'assunzione di 300 unità di personale, di cui il 70% tecnici.

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Quanto all'altro dossier più che mai caldo, ovvero Alitalia, non c'è in campo «il tema di una rinazionalizzazione» della compagnia, qui «la soluzione non può che essere di mercato, trainata da soggetti di rilievo». Nei ventidue mesi di amministrazione straordinaria «la situazione di Alitalia è notevolmente migliorata rispetto alla gestione Etihad, pur senza poter fare investimenti» ma «agendo sulla razionalizzazione delle spese e sulla strategia commerciale i commissari hanno portato in una situazione la gestione vicino al breakeven operativo è inoltre migliorato il clima sindacale all'interno dell'azienda e l'efficienza misurata anche dall'alta percentuale di voli puntuali». Questo quadro «si riflette nell'interesse di diverse compagnie private per acquisire una quota del capitale della new company che si dovrà formare e che dovrà rilevare le attività di Alitalia. Delta, Lufthansa, Air France, Easyjet hanno tutte considerato le opportunità offerte dall'apertura del capitale».

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