dettagli

Tria, a volte, lampeggia. E fa bene

di Guido Gentili


default onloading pic
Giovanni Tria, ministro dell'Economia, ANSA

2' di lettura

Lo stile non è quello muscolare, non è un “sapientone” onnisciente, l’eloquio in pubblico non è brillante. E non è un selfie-man come non è molte altre cose, a partire dal fatto che non è un politico. Eppure, ogni tanto lampeggia, distribuendo numeri e stoccate con il suo aplomb quasi distratto e sottotono, imperdibile nel frastuono di questa stagione.

Un paio di giorni fa, il 16 luglio, il professor Giovanni Tria, stimato economista, ministro dell'Economia e trapezista di valore nell’acrobatico governo gialloverde, ha lampeggiato. Lo ha fatto alla Luiss, dove ha parlato della “fuga dei cervelli”. Costa molto, ha detto, e non solo in termini di risorse: qualcosa come 14 miliardi di euro l’anno se ne vanno assieme ai giovani di talento. Una perdita doppia, sociale e economica, che ogni tanto, assieme a leggine che non riescono ad invertire la rotta, viene a galla nel Paese in default demografico, collasso scolastico e formativo, disoccupazione giovanile altissima.

Naturalmente non è in discussione la libertà di andare a studiare e lavorare all’estero e aprirsi al resto del mondo. Il problema sono l’inadeguatezza delle strutture materiali e immateriali, la sfiducia nelle prospettive future che rende la “fuga dei cervelli” una necessità. Quattordici miliardi sono tanti, quasi un punto di Pil. In un Paese alla caccia disperata di risorse per ritrovare una crescita decente, il numero messo sul piatto dal ministro Tria fa impressione e non dovrebbe passare inosservato.

Ma Tria, il 16 luglio, ha lampeggiato anche altrove. Appuntamento in Parlamento, dove le Commissioni Bilancio di Senato e Camera avevano in programma l'audizione del ministro dell'Economia sull'assestamento di bilancio. La seduta dura poco più di un'ora. Tria, defilato al tavolo e con il suo incedere che non scalda le platee, svolge il suo compito. Seguono le domande dei parlamentari e le risposte del ministro. E arrivano i lampi. Il primo s'abbatte sull'incontro al Viminale tra il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini e le 43 sigle sindacali. «A parte la location –dice- mi è sembrata un’iniziativa di partito». Punto. Il secondo lampo riguarda la crescita. «Mettere in moto un po' di deficit non basta se manca la sostenibilità». Piuttosto, la «questione di fondo che va affrontata se no ci giochiamo la crescita» è un'altra: «il rischio legale». Che determina un'altra fuga, non quella dei cervelli ma degli investitori esteri. Tria si spiega così: «Non solo lentezza e rispetto dei contratti ma il mix normativo complesso per cui si passa facilmente dalla giustizia amministrativa e civile a quella penale». Altro punto, perché altro non c'è da aggiungere.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...