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Tribunale brevetti nell’agenda tra il Guardasigilli Cartabia e il ministro francese

Sottolineata l’importanza di un veloce avvio. L’Italia ha rilanciato la sua candidatura – avanzata già a settembre scorso – di ospitare la sede che doveva essere a Londra. Parigi – che eserciterà temporaneamente quelle funzioni – più cauta

di Laura Cavestri

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2' di lettura

L’istituzione del Tribunale europeo per i brevetti e la forte volontà di Milano di assumere, presso la propria Corte, le funzioni che erano state assegnate a Londra (ora fuori per Brexit) tornano nell’agenda dei vertici bilaterali tra mìnistri europei. È stato, infatti, uno dei temi dell’incontro, in videoconferenza, tra iI ministro della Giustizia italiano, Marta Cartabia e il suo omologo francese Éric Dupond-Moretti in cui hanno affrontato, tra gli altri, anche la questione del Tribunale unificato dei brevetti auspicando una sua rapida entrata in vigore.

In particolare, il Guardasigilli ha sottolineato l’importanza, per le nostre imprese e per il sistema della giustizia, non solo di un veloce avvio ma ha anche rilanciato la candidatura – avanzata già a settembre scorso – dell’Italia a ospitare quella terza sede europea che avrebbe dovuto sorgere a Londra e che la Brexit ha riportato nella Ue. Sul punto, il ministro francese – Parigi ha già, per statuto, la sede principale e “temporaneamente” assieme a quella “secondaria” di Monaco di Baviera si è fatta carico delle competenze sulle controversie farmaceutiche rientrate da Londra – ha preso atto della posizione italiana. Ma è chiaro che alla Francia non dispiacerebbe rafforzare il suo ruolo di Corte centrale e tenersi anche le liti della chimica-farmaceutica.

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In realtà, la partita non è semplice. Perchè un tribunale unico che amministri la giustizia nelle liti sui brevetti non è una semplice Agenzia Ue. Nasce, infatti, da un accordo internazionale tra Paesi europei, le cui regole di funzionamento sono state decise all’unanimità e per poter partire ha richiesto una ratifica parlamentare in almeno 13 tra i Paesi firmatari. Motivo per cui ancora non è nato ed, al momento, si attende l’esito di un ricorso alla Corte Costituzionale tedesca (senza il sì di Berlino il Tribunale non parte). Anche la scelta di dove porre le Corti – la divisione centrale a Parigi, con sezioni a Londra e a Monaco – era stata decisa sulla base dei primi 3 Paesi Ue per numero di brevetti depositati nel 2012. E già allora, il quarto Paese, per numero di depositi, era l’Italia. Su questo conta il nostro Governo – e la Lega da tempo in pressing, anche a livello locale – per rilanciare la candidatura italiana.

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