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Tribunale dei brevetti al via. Partita rinviata per Milano

Il debutto è previsto per il 1° aprile 2023. Sette i giudici italiani. Si parte con Parigi e Monaco di Baviera che ospiteranno le due sedi centrali. Milano – che avrà comunque una sede locale – rimane candidata per la terza, in sostituzione di Londra (uscita causa Brexit)

di Laura Cavestri

3' di lettura

Il Tribunale Unificato per i brevetti – che a regime dovrebbe dirimere tutte le liti e le controversie che riguardano i brevetti a livello europeo – partirà il 1° aprile 2023. Sinora ogni data, ipotizzata o assicurata, era stata calciata in avanti come una lattina sulla strada. Questa volta, la data è fissata – nero su bianco – dall’Implementation roadmap del Comitato Tecnico (Upc) che deve “mettere a terra” quanto fu sottoscritto, quasi 10 anni fa, nell’Accordo intergovernativo del 19 febbraio 2013. È stata infatti ultimata la scelta dei giudici le cui sentenze avranno validità su tutta l’Unione.

Cosa cambia

L’Unione Europea avrà, finalmente, un brevetto europeo “ad effetto unitario”, efficace cioè contemporaneamente in tutti i Paesi dell’Unione aderenti al nuovo sistema e la cui validità e/o contraffazione sarà decisa con un solo procedimento, da un unico Tribunale, con una sentenza che avrà effetto in tutti i Paesi che vi aderiscono.

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Sino ad oggi, non è stato così. Per i brevetti europei “classici” (ossia che pur prevedendo un unico deposito davanti all’Ufficio europeo dei brevetti, a Monaco di Baviera, necessitano poi di convalide nazionali nei Paesi in cui si vuole ottenere l’esclusiva, moltiplicando anche i costi) in caso di azioni giudiziali di validità e contraffazione era necessario agire in ciascun Paese separatamente, con moltiplicazione dei costi e rischio di pronunce discordanti, da parte dei giudici dei diversi Paesi. Quattro sono i giudici italiani togati: Alima Zana, Pierluigi Perrotti, Emanuela Germano e Paolo Catallozzi. Sette, invece, i giudici tecnici: Giorgio Checcacci, Paolo Crippa, Paolo Gerli, Alessandro Sanchini, Elisabetta Papa, Andrea Perronace e Andrea Scilletta.

La scelta delle aziende

Poichè dal 1° aprile la nuova Autorità giudiziaria aprirà le porte e comincerà a ricevere e istruire i contenziosi brevettuali, le aziende titolari di brevetti dovranno, nei prossimi mesi, decidere se aderire al nuovo sistema oppure godere di un periodo transitorio di 7 anni (cosiddetto opt-out) in cui scegliere se avvalersi delle corti nazionali o del Tribunale per il brevetto unitario europeo. Con la differenza che presso il Tribunale unitario con una sola causa – e un solo investimento in termini di spese legali – la sentenza avrà validità cross-border, cioè in tutta l’area dei Paesi europei aderenti. Con il sistema tradizionale. invece, no.

Secondo Giovanni Casucci (EY partner Ip department e Politecnico di Milano) va considerato che «se paragoniamo il numero dei brevetti europei depositati per anno, in media 180mila, per il volume di contenziosi, circa 1.500, la percentuale di conflitti è dello 0,007 per cento. In ogni caso, per quanto oneroso, non supererà il costo di due procedimenti paralleli in due giurisdizioni diverse e avrà l’incredibile effetto di fornire copertura a un’inibitoria efficace, in un colpo solo, in 24 Paesi dell’Unione». Non solo. «Nel 2021 – ha concluso Casucci – secondo la rivista tedesca Juve Patent, l’Italia rappresentava il secondo paese Ue per numero di brevetti europei coinvolti in giudizio: oltre 700 in Germania, 200 in Italia, poi Francia e Olanda».

Milano ancora nel limbo

Per ora, il Tribunale per il brevetto unitario partirà con due sole sedi centrali (le già previste Parigi e Monaco di Baviera). Perché la terza – quella che, per accordo internazionale, doveva sorgere a Londra – non partirà causa Brexit. A settembre 2020, l’Italia ha presentato la candidatura di Milano a sostituire Londra ed ospitare la terza Corte centrale (quella per le cause farmaceutiche). Ma le deleghe di quella Corte che doveva nascere a Londra saranno, per ora, ripartite tra Parigi e Monaco.

«Rimandare la questione a negoziazioni tra gli Stati è irrealistico – ha detto Daniela Mainini, presidente del Centro studi Grande Milano e avvocato Ip – mentre sulla riassegnazione della sede a Milano bisogna esigere una decisione del Comitato amministrativo del Tribunale Unitario».

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