La crisi di Taranto

Tribunale in difesa dell’ex-Ilva. Il gruppo sospende il piano di chiusura

Il giudice Marangoni: non si prendano « ulteriori iniziative» «pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti». Il gruppo accoglie l’invito all’udienza dell 27 novembre e sospende il piano di chiusura

di Redazione Economia


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(ANSA)

3' di lettura

L’Ex-Ilva non faccia scelte irreparabili. Il tribunale di Milano, nel fissare l’udienza il 27 novembre prossimo sul ricorso d'urgenza dei commissari Ilva, ha invitato la proprità ArcelorMittal a «non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti». Lo scrive il giudice Claudio Marangoni nel provvedimento di fissazione dell’udienza, secondo quanto appreso da fonti legali. Il giudice Marangoni, tenuto conto della complessità della vicenda, e che non c’è stata da parte sua l’adozione di un provvedimento «in audita altera parte» (cioè senza sentire la controparte, in questo caso ArcelorMittal), ha chiesto al gruppo franco-indiano «in un quadro di leale collaborazione dell'autorità giudiziaria» e «per il tempo ritenuto necessario allo sviluppo del contraddittorio tra le parti» a «non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti, eventualmente differendo lo sviluppo di azioni già autonomamente prefigurate per il tempo necessario allo sviluppo del predetto procedimento», come riportato nel provvedimento del giudice. In serata il gruppo ha fatto sapere di accogliere l’invito del Tribunale all’udienza del 27 novembre e che «seguirà l'invito del Tribunale a interrompere l'implementazione dell'ordinata e graduale sospensione delle operazioni in attesa della decisione del Tribunale»

Il consiglio di fabbrica

La richiesta di «risposte celeri» da parte dell’azienda e del Governo arriva dal fronte sindacale «in assenza delle quali la situazione rischia di implodere». Il rispetto dell'accordo ministeriale del 6 settembre 2018; la sospensione immediata della procedura ex art.47 da parte di ArcelorMittal e le garanzie della continuità produttiva con sospensione immediata del piano di fermata: sono le tre richieste emerse al termine del consiglio di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm dell'ex Ilva di Taranto, dopo l'assemblea con i delegati di stabilimento e delle imprese dell'appalto. Il consiglio di fabbrica minaccia «una mobilitazione di gruppo a Roma per impedire il disastro sociale e ambientale irreversibile di un territorio già fortemente provato». I sindacati fanno anche appello alle imprese dell'indotto (sono 150 le aziende coinvolte e 6mila i lavoratori interessati ) chiedendo di sospendere le procedure di cassa integrazione e provvedere al regolare pagamento delle retribuzioni dei lavoratori in attesa dell'incontro con Confindustria. Ora saranno programmate assemblee con i lavoratori ArcelorMittal e appalto.

Ilva, procura Milano apre indagine esplorativa su ArcelorMittal

Il fronte di indagine

Nel frattempo, la Procura di Milano indaga anche su eventuali illeciti tributari e su presunti reati pre-fallimentari, con un focus sul mancato pagamento dei creditori dell'indotto, nel fascicolo esplorativo aperto sull’addio di ArcelorMittal all’ex Ilva, ancora formalmente a carico di ignoti e senza ipotesi di reato. Filoni questi che si aggiungono a verifiche su presunte appropriazioni indebite di materiale relativo al magazzino di materie prime, su false comunicazioni societarie e al mercato. Nell’indagine milanese, che al momento è ancora a livello ricognitivo e che è stata affidata al Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, riguardo al profilo dei possibili reati sul piano tributario, da quanto si è saputo, si dovrebbero effettuare accertamenti - e questo è solo uno dei casi - su una società olandese dello stesso gruppo franco indiano da cui ArcelorMittal si servirebbe per l'approvvigionamento di materiali. Società che, oltre a vendere all'ex Ilva a prezzi che però parrebbero più alti rispetto a quelli di mercato, godrebbe di un regime fiscale più vantaggioso. Poi, ci potrebbero essere verifiche - altro esempio - su presunte false comunicazioni societarie legate al magazzino, nel caso in cui fosse stata resa nota una situazione diversa da quella reale (era stato consegnato con 500 milioni di materie e ora pare si sia assottigliato di parecchio), e in più anche altre condotte potrebbero aver avuto riflessi sul patrimonio dell'ex Ilva. Infine, ed è di queste ultime ore l’ipotesi al vaglio degli inquirenti, andranno fatte verifiche anche sul motivo per cui, secondo quanto denunciato, siano stati sospesi i pagamenti dei creditori dell’indotto. In questo caso potrebbero profilarsi reati di bancarotta o pre-fallimentari. Tutto ciò si aggiunge ai profili sulle comunicazioni al mercato date dal colosso dell’acciaio a partire dallo scorso 4 novembre con l'azione direcesso dal contratto. Quanto al presunto depauperamento dell’azienda e alla sospetta appropriazione indebita delle materie prime con conseguente danneggiamento della produttività e dell’economia nazionale, non è escluso che la Procura di Milano si 'spogli', poi, di questo capitolo in quanto quella di Taranto sta giàindagando e ha già iscritto il fascicolo ipotizzando il reato di «distruzione di materie prime» e «mezzi di produzione» industriale. Tra l'altro, gli investigatori nei prossimi giorni potrebbero effettuare acquisizioni di documenti e ascoltare alcune persone nel fascicolo milanese.

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