PROPRIETÀ INTELLETTUALE

Corte Ue dei brevetti, Milano prepara la candidatura

di Laura Cavestri

2' di lettura

Preparare un dossier economico-giuridico che consenta, da qui al 31 ottobre (quando sembra che la Brexit potrà davvero compiersi) di “accompagnare” e sostenere la candidatura di Milano a città in grado di ospitare la futura sede del Tribunale Ue dei brevetti, al posto di Londra. Con questo obiettivo si è riunito ieri il primo tavolo tecnico – questa mattina al Palazzo di giustizia del capoluogo meneghino – composto da giuristi, esperti e rappresentanti delle istituzioni locali.

«È importante aver riunito intorno a un tavolo le istituzioni politico-amministrative e giudiziarie, i rappresentanti delle imprese, delle professioni e dell'accademia – ha detto Vincio Nardo, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano –. Nessuno ha dubbi sul fatto che Milano sia l’unica candidata possibile, anche se sconcerta un po’ l’incertezza della politica nazionale. Il passo successivo, avviato fin da oggi, è la predisposizione di una sorta di dossier di candidatura da mettere a disposizione del governo e in particolare del ministro degli Esteri Moavero Milanesi, che chiederemo di incontrare subito dopo le elezioni europee». Presenti al tavolo anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il governatore lombardo, Attilio Fontana, che non hanno rilasciato dichiarazioni ma già in passato avevano sostenuto l’iniziativa.

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«Milano ha certamente i numeri per candidarsi al fianco di Parigi e Monaco e al posto di Londra– ha sottolineato Marina Tavassi, presidente della Corte d’Appello di Milano – è un polo economico per numero di imprese sul territorio, la città è all’avanguardia ed è anche di facile accessibilità». Con le sue sezioni dedicate alle imprese, già oggi il tribunale di Milano è competente su oltre il 50% per cento dei contenziosi nazionali che riguardano i brevetti.

Insomma, Milano preme l’acceleratore su una partita – quella del futuro trasferimento della Corte da Londra a un’altra città europea – che vedrà scendere in campo anche altri capoluoghi europei. Una partita su cui il governo giallo-verde sembra aver assunto una posizione ambigua, dopo aver votato – ad aprile – una mozione alla Camera dei deputati – con il voto determinante di Lega e M5S – in cui la parola «Milano» viene sostituita da una più generica indicazione «Italia» depotenziandone, di fatto, la candidatura.

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