per il salvataggio di banca Tercas

Corte Ue: i fondi alla Popolare di Bari non sono aiuti di Stato. Patuelli (Abi) chiede le dimissioni di Vestager


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3' di lettura

Non ci fu "aiuto di Stato" nei fondi concessi dal Fondo Interbancario (Fitd) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Banca Tercas nel 2014 e bocciato dall'Antitrust Ue all'epoca. La Corte di giustizia Ue, accogliendo il ricorso dell'Italia e della Popolare di Bari (sostenuto dalla Banca d'Italia) ha così annullato la decisione della Commissione Ue «che non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fitd (dove sedeva nel consiglio un rappresentante di Bankitalia ndr) fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane».

Patuelli chiede le dimissioni della Vestager
A caldo, i vertici dell'Associazione bancaria italiana esprimono «grande soddisfazione» per la decisione del Tribunale Ue. Ora, chiedono il presidente Antonio Patuelli e il dg Giovanni Sabatini, la Commissione Ue «rimborsi i risparmiatori e le banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni che hanno imposto nel 2015 la risoluzione delle "quattro banche" e altri interventi di salvataggio bancario più onerosi delle preventive iniziative del Fitd che trae nuova legittimità per recuperare in pieno le sue funzioni statutarie».

Patuelli si spinge oltre e, parlando con i cronisti, chiede le dimissioni della commissaria Ue all Concorrenza Vestager. L'interpretazione della Commissione europea sul Fidt «ha reso le crisi bancarie più costose per i risparmiatori, gli investitori e le banche che hanno speso molto di più». Patuelli plaude ancora alla sentenza del Tribunale Ue aggiungendo che questo è un segno di «vitalità e indipendenza delle istituzioni europee». Riguardo all'auspicio delle dimissioni di Vestager Patuelli ha aggiunto che le conseguenze delle sentenze sono «giuridiche, economiche e non possono che essere anche istituzionali».

Pop Bari valuta richiesta di risarcimenti
In una nota, la Banca Popolare di Bari afferma che valuterà «determinazioni su eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti nei confronti della Comunità Europea».

In particolare la Corte di giustizia dell'Unione europea (Cgue) con sede in Lussemburgo spiega in una nota come spettasse «alla Commissione Ue disporre d'indizi sufficienti per affermare che tale intervento è stato adottato sotto l'influenza o il controllo effettivo delle autorità pubbliche e che, di conseguenza, esso era, in realtà, imputabile allo Stato». Nel caso di specie, «la Commissione non disponeva d'indizi sufficienti per una siffatta affermazione. Al contrario, esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il Fitd (il fondo di tutela depositi alimentato dalle stesse banche private, ndr) ha agito in modo autonomo al momento dell'adozione dell'intervento a favore di Tercas». In seguito, il Fitd ha dovuto creare uno schema volontario "clonando" quello
esistente, per procedere ad alcune operazioni di salvataggio o sostegno di altri istituti come alcune casse e Carige.

Il Tribunale Ue ritiene che «il mandato conferito al Fitd dalla legge italiana consista unicamente nel rimborsare i depositanti (entro il limite di 100mila euro per depositante), in quanto sistema di garanzia dei depositi, quando una banca membro di tale consorzio è oggetto di una liquidazione coatta amministrativa. Al di fuori di tale ambito, il Fitd non agisce in esecuzione di un mandato pubblico imposto dalla normativa italiana. Gli interventi di sostegno a favore di Tercas hanno quindi una finalità diversa da quella derivante da detto sistema di garanzia dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa e non costituiscono l'esecuzione di un mandato pubblico».

Nella sentenza relativa a un pacchetto di cause riunite (T-98/16 Italia/Commissione Ue, T-196/16 Bpb già Banca Tercas/Commissione Ue, e T-198/16 Fitd/Commissione Ue), depositata oggi, il Tribunale Ue sottolinea poi che l'autorizzazione, da parte della Banca d'Italia, dell'intervento del Fitd a favore di Tercas «non costituisce un indizio che consenta d'imputare la misura di cui trattasi allo Stato italiano». I delegati della Banca d'Italia che assistevano alle riunioni degli organi direttivi del Fitd «hanno avuto in questo caso un ruolo puramente passivo di meri osservatori. Inoltre, l'intervento della Banca d'Italia nei negoziati tra il Fitd, la BpB e il commissario straordinario di Tercas «è solo espressione di un dialogo legittimo e regolare con l'autorità di vigilanza, senza che quest'ultimo abbia avuto un impatto sulla decisione del Fitd d'intervenire a favore di Tercas».

GUARDA IL VIDEO: Banche: scontro Roma Bruxelles, uso del fondo e' aiuto di Stato

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