Interventi

Tribunali-hub ad alta velocità per una giustizia più efficiente

La creazione delle sezioni d’impresa purtroppo non ha dato gli esiti sperati

di Gabriel Cuonzo

(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

La cronica inefficienza della giustizia civile italiana è una delle cause più importanti della mancata crescita del Paese e del basso livello di investimenti esteri. La qualità della giurisdizione è un fattore strategico nella localizzazione dell’impresa globale ad alto tasso di tecnologia. La qualità percepita delle corti italiane da parte delle imprese multinazionali è bassissima da anni. Detto brutalmente, l’Italia è una giurisdizione “da evitare” per moltissimi operatori economici a livello globale. I piccoli passi avanti compiuti negli ultimi anni non sono stati sufficienti a modificare questa percezione. Oggi – a causa della pandemia – siamo a una svolta che potrebbe far sprofondare definitivamente il nostro sistema giurisdizionale o rilanciarlo, portandolo ai livelli delle nazioni concorrenti. La ragione è nella accelerazione degli investimenti tecnologici indotti dalla pandemia.

Ad esempio, i Paesi Bassi, la Germania e il Regno Unito stanno già sperimentando con successo udienze online ed è certo che nel prossimo futuro in quei Paesi vi saranno investimenti massicci in tecnologia applicata al processo civile per consolidare una supremazia di giurisdizione che esiste già (ad esempio nel grande contenzioso globale in settori chiave quali pharma, high tech e finanza). Il rischio molto forte è che l’attuale gravissimo gap tra l’Italia e le altre economie avanzate diventi irrecuperabile.

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I governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio non sono riusciti ad affrontare alle radici il problema della inefficienza della giustizia civile che si è aggravato con la pandemia.

Eppure, proprio la pandemia ha generato una combinazione che offre una opportunità irripetibile: le risorse del “Recovery Fund” e – soprattutto – un governo presieduto da Mario Draghi, probabilmente l’unica grande personalità del panorama italiano con una visione pragmatica e non condizionata dagli interessi corporativi che hanno finora sbarrato la strada a qualunque tentativo di vera riforma.

Gli stakeholder del sistema giustizia (cioè gli avvocati e i magistrati) non hanno la volontà di cambiare veramente le cose. I circa 243mila avvocati italiani hanno un volume d’affari medio annuo di circa 58mila euro e un reddito medio Irpef di 38mila euro (dati 2018). Gran parte di loro sopravvive proprio grazie alla polverizzazione del contenzioso civile che genera ogni anno circa 3,3 milioni di nuove controversie. La lunga durata delle cause e il loro assurdo spezzettamento in tante inutili udienze è funzionale alle esigenze di studi professionali molto piccoli con deboli o inesistenti infrastrutture che non reggerebbero l’urto di una rapida modernizzazione del sistema con l’introduzione del trial al centro del processo, come in tutte le giurisdizioni avanzate del mondo. L’ostilità di buona parte del foro italiano verso la tecnologia (udienze online e altro) ha la stessa matrice. Il motto “causa che pende, causa che rende” è più che mai attuale. Quanto ai circa 9mila giudici, pur essendo in gran parte preparati e professionali, essi si formano e operano in un contesto di scarsa efficienza ed estremamente lontano dall’orizzonte culturale delle imprese moderne. Vi è poi un degrado anche materiale dei luoghi fisici ove si amministra la giustizia che testimonia una gravissima svalutazione anche degli aspetti formali, simbolici della funzione giudiziaria in Italia.

La creazione dei “tribunali d’impresa” non ha cambiato molto le cose. L’idea alla base dei tribunali d’impresa era quella di creare sezioni “dedicate” alle esigenze delle aziende con giudici specializzati e tempi più rapidi. Per funzionare, il progetto avrebbe dovuto puntare su pochissime sedi dotate dei migliori giudici di impresa italiani e con investimenti infrastrutturali adeguati (tecnologia e personale). Parallelamente si sarebbe dovuto riformare il processo civile concentrando la trattazione delle cause in una singola fase orale sul modello del trial che è ormai uno standard nei sistemi giuridici di economie avanzate. Sarebbero bastati pochi milioni di euro per ottenere un effetto “promozionale” straordinario per la nostra economia. La nascita di first class tribunal in Italia avrebbe riempito le prime pagine dei giornali finanziari del mondo. Al contrario, si è seguita la solita logica localistica per cui le sezioni di impresa sono diventate 22 con conseguente impossibilità di concentrare risorse umane e tecnologiche.

Occorre dunque avere il coraggio politico di invertire la rotta. La ricetta è relativamente semplice, ma ardua politicamente, visto che confligge con ideologie e interessi consolidati. Essa è la seguente. Avviare una seria riforma del processo civile basata sul trial, concentrando la fase istruttoria e quella decisoria in poche udienze consecutive, e concentrare le risorse su pochi “super tribunali” di impresa con i migliori standard professionali e tecnologici. Questi super tribunali diventerebbero hub in grado di ricevere il contenzioso commerciale più significativo e in particolare di offrire alle imprese straniere una percezione di alta qualità e affidabilità. Ad esempio occorre disporre di aule attrezzate con dispositivi audio video e con personale per la trascrizione delle discussioni in udienza. Qualità del servizio non significa solo giudizi più rapidi (1 anno per il primo grado contro gli attuali 3 dei tribunali più efficienti), ma anche e soprattutto una istruttoria accurata e sentenze di alto livello.

Parallelamente alla creazione di hub ad alta velocità per il contenzioso d’impresa, occorre intervenire sulla generalità del contenzioso civile anche attraverso misure deflazionistiche come l’aumento della liquidazione delle spese legali in caso di soccombenza e la creazione di forme di mediazione finalmente efficaci.

Il governo dovrebbe ignorare le tante grida che si leverebbero contro la giustizia “a due velocità”. Queste obiezioni nascondono interessi corporativi e ignorano la realtà. La creazione di una best practice nella giustizia civile in pochi tribunali d’impresa avrebbe ricadute positive anche sugli altri tribunali italiani che avrebbero un modello da seguire. In tutti i Paesi avanzati le cause più importanti si svolgono in un ristretto numero di sedi giudiziarie dedicate che garantiscono standard molto elevati creando best practice di sistema. Questa concentrazione di risorse verso infrastrutture performanti, che poi diventino modello e volàno per tutto il sistema, si è già verificata con successo nei trasporti con l’alta velocità. Oggi la competitività si basa soprattutto sulle infrastrutture immateriali tra cui la giustizia civile è ormai probabilmente al primo posto. Non è esagerato ritenere che la creazione di una giustizia civile ad “alta velocità” possa essere il punto di svolta per la crescita dell’economia italiana.

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