Giustizia

Tribunali delle imprese, efficienza a rischio per l’arretrato boom (e la class action)

Procedimenti pendenti in costante aumento (+25% in 3 anni) e poca specializzazione. E in futuro arriveranno anche le class action

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

(Imagoeconomica)

3' di lettura

La veloce crescita dell’arretrato, aumentato nel 2020 di oltre il 10%, rischia di far perdere ai tribunali delle imprese la scommessa di decisioni rapide e di qualità su materie complesse come diritto societario, tutela della concorrenza, marchi e brevetti. Una situazione di sofferenza (dal 2017 le pendenze sono salite del 25%) che dipende anche dalle difficoltà a realizzare in pieno quella specializzazione che avrebbe dovuto rappresentare la cifra delle sezioni di impresa. E che, nei prossimi mesi, sarà ulteriormente messa a rischio dal contenzioso sulla class action , attribuito ai tribunali delle imprese dalla riforma in vigore dal 19 maggio 2021.

BOOM DELLE PENDENZE
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Benché la riduzione dei tempi della giustizia civile sia un elemento cardine per la crescita economica e il successo del piano nazionale di ripresa e resilienza, le proposte di riforma presentate al Senato dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia, frutto del lavoro della commissione ministeriale, non toccano il Tribunale delle imprese, la cui efficienza è fondamentale per attrarre gli investimenti esteri.

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Specializzazione tradita

Le 22 sezioni specializzate in materia di impresa sono state create nel 2012 con la competenza a decidere su determinate controversie che riguardano le imprese, dai marchi e brevetti ai temi societari, dalla concorrenza sleale agli appalti. Ma soltanto in 3 tribunali (Milano, Napoli e Venezia) la specializzazione è pienamente realizzata. Nelle altre sezioni i giudici hanno una “competenza mista”: si occupano, cioè, anche di altro. Nella maggior parte dei casi è una necessità, per i numeri contenuti delle controversie in materia di impresa: segno che l’accentramento della competenza a livello di capoluogo di Regione (meno Aosta, più Brescia, Bolzano e Catania) non sempre è sufficiente.
Ma in alcuni tribunali la specializzazione “piena” non c’è anche se i numeri la consentirebbero. A Roma, dove, in 3 anni, le pendenze sono cresciute di quasi il 40%, le 2 sezioni imprese seguono anche altre materie. «La sofferenza - dice Claudia Pedrelli, presidente di una delle due sezioni impresa - nasce dal fatto che ci occupiamo anche di contratti di mutuo, fideiussione e garanzia autonoma. Ma soprattutto gestiamo una parte delle controversie contrattuali non attribuite ad altre sezioni in via esclusiva».
A Venezia, invece, la sezione specializzata è stata creata a fine 2017: «Ci abbiamo creduto – spiega la presidente della sezione, Liliana Guzzo - e i risultati si vedono: sono 2 anni che i procedimenti smaltiti sono più di quelli iscritti. E questo anche se i magistrati hanno continuato a seguire i procedimenti già assegnati di altre materie».

Alto numero di cause non “pertinenti”

Ma anche nei tribunali delle imprese «esclusivi» la specializzazione è a rischio. «Dal 2019 - spiega Claudio Marangoni, presidente di una delle due sezioni specializzate di Milano - ci è arrivato un alto numero di cause sulla nullità delle fideiussioni omnibus. Approdano da noi perché “attratte” dalla competenza in materia antitrust. Ma, di fatto, sono cause bancarie, fuori dalla nostra specializzazione. L’anno scorso sono state il 40% dei nuovi procedimenti. Così la specializzazione si diluisce».
Un contenzioso che pesa tanto anche perché, dal 2017, le cause antitrust sono tutte concentrate in 3 tribunali delle imprese, Milano, Roma e Napoli. «Non è pensabile - osserva Dario Raffone, presidente del tribunale delle imprese di Napoli - che queste sezioni attingano soltanto alle risorse del tribunale a cui appartengono: la specializzazione deve essere sostenuta».
Il tema delle risorse è cruciale per queste sezioni nate a costo zero e così rimaste, a prescindere dall’aumento delle cause. «Ora - prosegue Raffone - si vedono i primi effetti delle novità introdotte dal Codice della crisi d’impresa. Arrivano tra l’altro numerose denunce in base all’articolo 2409 del Codice civile, prima previste solo per le Spa, da parte dei soci di Srl contro gli amministratori che hanno commesso irregolarità».

L’arrivo delle class action

Le class action relative a violazioni commesse dopo il 19 maggio saranno di competenza dei tribunali delle imprese. Ma la riforma (legge 31/2019) ha anche esteso il campo di applicazione: le nuove azioni potranno essere proposte da tutti i titolari di diritti individuali omogenei (cittadini, imprese e professionisti) e riguardare anche le responsabilità extracontrattuali. Dall’ambiente alla sanità, dalla privacy ai trasporti pubblici, le materie potranno essere le più diverse. «Tematiche diverse da quelle della sezione imprese – conclude Pedrelli – che ci allontaneranno ancor di più dall’obiettivo della specializzazione».
A pesare sarà anche la nuova fase di definizione e la liquidazione dei risarcimenti, poiché la riforma permette l’adesione alla class action anche dopo la sentenza di condanna: una procedura complessa, che ricorda quella fallimentare e che potrebbe richiedere tempi molto lunghi.

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