Giustizia e Pnrr

Tribunali, liti civili a più velocità: si passa da 100 a 1.800 giorni

Risorse, turnover, arretrato e peso delle indagini penali determinano le performance. Tempi rapidi a Ferrara, Gorizia e Aosta contro i tre anni di Patti e i quasi cinque di Vallo della Lucania

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

Giustizia, Draghi: "Il suo miglioramento è uno dei presupposti della ripresa del Paese"

3' di lettura

L’obiettivo, fissato nel Pnrr, di abbattere del 40% la durata media dei processi civili (si veda la pagina precedente) deve fare i conti con le differenze territoriali. I tempi delle decisioni variano infatti in modo sensibile da un ufficio giudiziario all’altro. Molte e risalenti le cause: entità delle risorse in campo, sia in termini di magistrati che di personale amministrativo, turnover, dimensione dell’ufficio e possibilità di specializzazione, arretrato e numero di cause. In difficoltà soprattutto le sedi del Sud, penalizzate da turnover che a volte diventano esodi e dall’impegno richiesto dai procedimenti contro la criminalità organizzata che sottraggono risorse al settore civile.

Dal 21 febbraio, comunque, arrivano i rinforzi: nelle Corti d’appello e nei Tribunali partono le convocazioni per far entrare in servizio gli oltre 8mila vincitori del concorso per nuovi addetti all’ufficio per il processo, lo staff che supporterà il lavoro dei magistrati.

Loading...

La situazione

La misura dei tempi diversi nella trattazione delle cause la dà il “disposition time”, l’indicatore usato a livello europeo per stimare la durata media dei procedimenti e adottato dal Pnrr. Permette di calcolare il tempo medio in cui è prevedibile che i procedimenti siano definiti, confrontando il numero delle pendenze alla fine del periodo di riferimento con il numero dei definiti nel periodo.

Il Sole 24 Ore del Lunedì ha calcolato il disposition time in base ai dati più recenti (al 30 settembre 2021) del ministero della Giustizia sui procedimenti civili. Nei Tribunali varia dai poco più di 100 giorni di Ferrara, Gorizia e Aosta agli oltre 1.000 di Patti e ai 1.781 di Vallo della Lucania. In mezzo, ci sono i tribunali di dimensioni maggiori: Torino è a 188 giorni, Milano a 233, Roma a 359 e Napoli a 448. Forbice ampia anche nelle Corti d’appello: dai 180 giorni di Trento agli oltre 1.000 di Taranto e Reggio Calabria, con Torino e Milano intorno a 350 giorni, Napoli a 845 e Roma a 977.

Le criticità

Fra le Corti d’appello più in sofferenza c’è Reggio Calabria. «Questa è la capitale della ‘ndrangheta, ma gli organici dei magistrati rimangono desolatamente scoperti», spiega il presidente, Luciano Gerardis che denuncia la mancanza del 40% dei magistrati previsti (16 su 40). «Abbiamo 172 procedimenti pendenti relativi alla criminalità organizzata (alcuni con decine di imputati) e 569 detenuti - continua Gerardis -. Dirottare risorse al penale è stato inevitabile». Secondo Gerardis servono «modifiche normative che permettano trasferimenti d’ufficio interni al distretto e un bando straordinario per sedi disagiate con benefici economici e di carriera. Altrimenti, visti i carichi di lavoro, non viene nessuno, anzi, c’è un vero e proprio esodo».

Carenze di organico e processi penali di rilievo pesano anche sul tribunale di Patti, nel distretto di Messina. «Dei 19 magistrati previsti in organico, solo 15 sono operativi e stiamo gestendo il processo sull’operazione Nebrodi, maxi truffa ai fondi Ue, con oltre 100 imputati», dice il presidente Mario Samperi che punta molto sull’ufficio per il processo. «Ci sono stati assegnati 28 tirocinanti: saranno fondamentali soprattutto per smaltire l’arretrato. Abbiamo molti processi ultradecennali e un enorme contenzioso previdenziale, spesso costituito da cause seriali». Negli ultimi due anni la situazione è comunque migliorata: «Dal 2019 il disposition time è sceso di oltre il 15% - conclude Samperi - speriamo quindi di raggiungere gli obiettivi previsti dalla legge».

Il caso Vallo della Lucania

Il nodo più critico è la scarsità di personale anche per Gaetano De Luca, presidente del Tribunale di Vallo della Lucania: «Per buona parte del 2020 abbiamo lavorato con metà forze, sette magistrati su 12 e tre onorari su sei, con 8.700 cause divise per i cinque giudici civili, 1.740 cause ciascuno in media . Poi l’anno scorso hanno preso servizio due magistrati ordinari in tirocinio e due giudici ex penali destinati a ruoli civili, mentre non è stata accolta la richiesta alla Corte d’appello di co-assegnazione dei giudici dal tribunale di Salerno. Oggi io stesso svolgo le funzioni di giudice delle esecuzioni e dei fallimenti».

Ma qualcosa si muove: «Il Tribunale ha ora un presidente di sezione che sta riprogrammando l’attività del settore civile, arrivano gli addetti dell’ufficio per il processo e, più avanti, saranno coperti i due posti aggiunti di recente in pianta organica. È ancora incerta invece la destinazione dei quattro magistrati che saranno assegnati al distretto per far fronte a criticità e scoperture».

TEMPI DIVERSI
Loading...
Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti