INFRASTRUTTURE

Trieste Airport, al socio privato va il 45% delle quote

di Marco Morino

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2' di lettura

La privatizzazione dell’aeroporto di Trieste, interamente di proprietà dalla Regione Friuli Venezia Giulia, entra nel vivo. La Giunta regionale friulana ha definito le linee guida che consentiranno alla società di gestione, presieduta da Antonio Marano, di avviare la procedura di cessione di una parte del pacchetto azionario. La vendita delle quote da parte della Regione dovrà essere pari al 45%, a favore di un unico investitore, con opzione di acquisto di un ulteriore pacchetto azionario del 10% al verificarsi di prestabilite condizioni di sviluppo dell’aeroporto, da riscontrare in un periodo non inferiore ai tre anni.

Il bando europeo per la ricerca del nuovo socio dovrebbe essere pubblicato entro Natale, mentre l’aggiudicazione potrebbe avvenire tra marzo e aprile del 2018.

«La novità di questa operazione - spiega Marano al Sole 24 Ore - è nei criteri di selezione individuati dall’azionista. Il valore economico proposto per le quote in gara sarà solo uno degli elementi di valutazione». Il primo criterio riguarda la dimensione dell’investitore: saranno ammesse unicamente le società che gestiscono aeroporti o sistemi aeroportuali con un traffico non inferiore ai 10 milioni di passeggeri l’anno. In Italia, al momento, solo quattro società soddisfano questo requisito: Adr (Roma), Sea (Milano), Sacbo (Bergamo) e Save (Venezia). Poi ci sono gli stranieri. Due nomi: Fraport (Francoforte, ma gestisce anche lo scalo sloveno di Lubiana), Aéroports de Paris. La Regione punta quindi a escludere dalla gara i partner finanziari a favore di quelli industriali, di profilo nazionale o internazionale. Il secondo criterio è la capacità di miglioramento del piano industriale di Aeroporto Friuli Venezia Giulia Spa, che punta a un forte miglioramento della redditività.

«Nella visione del nostro azionista - continua Marano - la cessione è finalizzata ad attivare alleanze strategiche, con un partner industriale di peso, per favorire l’attrattività dello scalo e quindi il suo sviluppo, a vantaggio dell’intero tessuto economico, sociale e territoriale del Friuli Venezia Giulia». Il terzo criterio riguarda il valore economico dell’offerta. «Dalla valutazione dei tre parametri - dice Marano - uscirà il nome del vincitore».

Il futuro socio privato di Trieste Airport partirà con il 45% delle quote ma avrà il diritto a nominare l’amministratore delegato (oltre a due consiglieri di amministrazione): in pratica gli verrà garantita la governance della società. A fine 2017, Trieste Airport (ex Ronchi dei Legionari) dovrebbe raggiungere un traffico di 850mila passeggeri, in crescita del 10% rispetto al 2016. Inoltre tra pochi mesi diventerà operativa la connessione ferroviaria con lo scalo: un’ulteriore tappa nel processo di rilancio dell’aeroporto friulano.

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