corporate usa

Trimestrali, velo alzato sul primo effetto virus

Parte oggi la stagione dei conti: atteso un calo medio degli utili del 10%, sarebbe il peggior trimestre dal 2009. I giganti energetici attesi a un crollo del 50%

di Marco Valsania

Coronavirus, Cuomo: "Il peggio e' passato"

Parte oggi la stagione dei conti: atteso un calo medio degli utili del 10%, sarebbe il peggior trimestre dal 2009. I giganti energetici attesi a un crollo del 50%


4' di lettura

Cadute dei profitti del 10% o più nel primo trimestre, preludio di flessioni doppie nel secondo. E, probabilmente, di ulteriori cali durante la seconda metà dell’anno. È il quadro dei primi bilanci del 2020 sui quali la Corporate America si appresta a sollevare il sipario, che cominceranno e venire alla luce oggi con gli utili delle grandi banche. Il prezzo pagato agli inizi della pandemia da coronavirus, dall’alta finanza come dall’hi-tech, dal retail come dall’energia.

FactSet ha stimato, al 10% tra gennaio e marzo, l’arretramento più significativo dal terzo trimestre del 2009, quando la flessione fu di quasi il 16 per cento. E non è il pronostico peggiore. Se Refinitiv ipotizza un più limitato 8,1%, Howard Silverblatt, senior analyst a S&P Dow Jones Indices, immagina di peggio: utili per azione in ribasso di quasi il 14 per cento. Una decina di grandi marchi - a partire da Boeing - dovrebbe accumulare collettivamente perdite per oltre due miliardi.

Sotto pressione sono finiti, già nel primo scorcio dell’anno, interi settori: l'energia, schiacciata dal tracollo delle quotazioni del greggio, appare destinata a una caduta del 51,5%; i consumi discrezionali, che comprendono dai grandi magazzini all’auto (-67%) potrebbero ingranare retromarce del 33,1%; il comparto industriale, da Boeing alle compagnie aeree (-213%), risentirà nelle stime di rovesci del 28,9%; i materiali di base batteranno in ritirata del 22,5 per cento. E per i servizi finanziari la flessione attesa è del 18,5 per cento. Wells Fargo e Goldman Sachs, con attese dimezzate, guidano una trentina di gruppi le cui previsioni sono diminuite di oltre il 10 per cento.

Le cifre del primo trimestre sono un assaggio di quelle in vista nel secondo, che rifletteranno appieno la paralisi del business nel Paese scattata verso metà marzo. Molte aziende, davanti allo stop e all’incertezza totale, hanno cancellato ogni guidance. FactSet e Refinitiv, facendo leva sui calcoli degli analisti, vedono tuttavia al momento uno scivolone attorno al 20 per cento. I passi indietro, stando FactSet, dovrebbero continuare, forse più contenuti in presenza - e questa rimane oggi una pesante incognita - di una graduale riapertura del business: pari all’8,5% nel terzo trimestre e allo 0,9% nel quarto. Se così sarà, il declino annuale sarà dell’8,5 per cento. Siverblatt rimane però più pessimista: cali del 24,5% nel secondo, del 16,6% nel terzo e dell’11,2% nel quarto. E dagli analisti di Wall Street non mancano timori di crolli annuali compresi tra il 30% e, negli scenari più catastrofici, del 57 per cento.

La misura dei primi shock tra gennaio e marzo è data dal confronto con le stime ancora di fine dicembre: anticipavano una crescita degli utili per azione del 4,3 per cento. Da allora, tutti gli undici settori contenuti nello S&P 500 hanno risentito di ripetute e rapide riduzioni delle stime. Ben 72 delle 500 imprese nell’indice hanno lanciato allarmi su profitti e fatturato. Il giro d’affari potrebbe aumentare di un impercettibile 1%, ridotto a un quinto di quanto atteso a dicembre.

Non mancano, nel clima di alta tensione, segmenti in controtendenza. I gruppi farmaceutico-sanitari potrebbero mettere a segno incrementi, con i primi a dare i conti che saranno in settimana Johnson & Johnson e Abbott. Ma saranno attesi al varco soprattutto per commenti sulla ricerca per combattere il coronavirus, dai vaccini ai test. Maggior ottimismo per il primo scorcio del 2020 è riservato alle comunicazioni, che includono il gigante dei social network e Internet Facebook, che trainano altri cinque segmenti con una promessa di aumenti dei profitti del 7,8 per cento. Sotto l’ombrello Communications sono le aziende di media e servizi interattivi a farla da padrone con un +37% - Facebook è attesa a utili per azione di 1,83 dollari contro 0,85 l’anno scorso che da soli generano l’intero aumento.

Simili exploit appaiono tuttavia destinati a rimanere rari. Chris Harvey di Wells Fargo ha caratterizzato le performance trimestrali come «cifre che scenderanno drammaticamente in brevissimo tempo». Moniti sono arrivati da Apple, che potrebbe vedere gli utili limati del 10%, come da Starbucks, da FedEx come da Ge. Per le banche, il primo trimestre dovrebbe essere ancora ampiamente positivo: i leader - JP Morgan Chase e Wells Fargo, che riportano i conti per prime, e Bank of America e Citigroup che li danno mercoledì - potrebbero aver generato assieme 20 miliardi di utili, seppur sei miliardi meno di un anno fa. Dai bilanci dovrebbero però cominciare a filtrare incrementi negli stanziamenti a fronte di prestiti in sofferenza, segno di sfide a venire. E gli analisti di Keefe, Bruyette & Woods hanno più che dimezzato le previsioni mediane di utili annuali delle grandi banche sia per quest’anno che per il prossimo, citando le ripercussioni di impennate nei disoccupati e negli oneri e un clima di bassissimi tassi d’interesse. Seri peggioramenti potrebbero mettere in dubbio, con una decisione collettiva, anche dividendi finora strenuamente difesi: il ceo di JP Morgan Jamie Dimon ha ipotizzato ripensamenti, quale misura di «estrema prudenza», in caso di una disoccupazione salita al 14% e di un Pil in contrazione del 30% senza rapidi recuperi. È uno scenario che non può essere facilmente esorcizzato.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti